mercoledì 24 dicembre 2008

i nostri personalissimi auguri

video

martedì 25 novembre 2008

opera from dummies

inauguro oggi una nuova rubrica di musica: l'opera from dummies.
visto che tutti pensano che la musica classica sia pallosa, difficile, impegnativa, e chi più ne ha più ne abbia, ecco che ho deciso di spiegare io me medesimo di persona i brani più belli della musica classica e operistica (almeno i più belli secondo me), perché - diciamocelo - pure io che la amo, quando sento quelle presentazioni fatte da certe radio, mi vien voglia di cospargermi di benzina e iniziare a fumare.

ovviamente, poiché ho già perso 12 lettori solo con l'introduzione, cerco di tenermi i pochi che restano parlando di un brano umano, che dura 2 minuti e mezzo, e che per questo può essere ascoltato da chiunque senza alimentare strani desideri autolesionisti(ci-si-mi-ti-vi).

il pezzo in questione è tratto dal gianni schicchi (non quello dei porno), un'opera di giacomo puccini, conosciuta anche come il trittico (non il porno) perché sta sempre insieme a suor angelica e a il tabarro (non gli attori).

gianni schicchi è un figlio di 'ndrocchia* che viene chiamato da una famiglia facoltosa di firenze a risolvere una faccenda delicata: il vecchio buoso donati è schiattato, e nel rincoglionimento senile ha pensato bene di lasciare tutti i suoi averi al convento dei frati. i figli, comprensibilmennte incazzati, piuttosto che fare a pezzi il cadavere e disperderlo nell'arno, decidono di chiamare il notaio per far rifare il testamento, da qualcuno che dovrebbe fingersi buoso. ovviamente, essendo loro incapaci di imitare la voce del padre, si rivolgono - su consiglio della di lui figlia - a gianni. questi, però, viene offeso dalla suocera e vorrebbe andarsene, ma cede alla struggente supplica della figlia e cambia idea.
naturalmente, gianni rassicura che non farà lo stronzo, che disporrà tutto a favore dei familiari, e così fa: fintosi buoso, lascia in eredità casa, averi, poderi, beni mobili, immobili, e soprammobili, mula, mulini e mulazza a se stesso, e manda via gli eredi con una mano davanti e una di dietro.

non potendo mancare la storia d'amore e di redenzione, è ovvio che la figlia di schicchi sia innamorata (guarda un po') del figlio di buoso, e - tornando alla redenzione - schicchi si pente e si compiace della carognata che assicurerà la pensione a figlia e genero, e chiede l'aiuto del pubblico invocando le attenuanti generiche.
sì, sono stato uno stronzo, ma per il bene di mia figlia
tuttavia muore e va all'inferno.

ecco, il brano che oggi volevo condividere con voi è "o mio babbino caro", che molti pensano sia intitolato o mio bambino caro, ma adesso che sapete la storia potete prendere per culo chi sbaglia, facendovi beffe della loro ignoranza.
come dicevo prima, viene cantato dalla figlia di gianni, per convincerlo a restare e a prestare i suoi servigi, nonostante gli sia appena stato dato del plebeo bifolco dalla nonna.

O mio babbino caro,
mi piace è bello, bello;
vo'andare in Porta Rossa
a comperar l'anello!
Sì, sì, ci voglio andare!
e se l'amassi indarno,
andrei sul Ponte Vecchio,
ma per buttarmi in Arno!
Mi struggo e mi tormento!
O Dio, vorrei morir!

Babbo, pietà, pietà!
Babbo, pietà, pietà!

il testo, come potete leggere, si spiega abbastanza bene anche da solo.

godetevelo dalla voce di maria callas, ché a noi sarah brightman ci fa abbastanza cagare.



*scaltro, furbacchione

la cronaca in tempo reale

venerdì scorso sono stato in un localino qui a brussella dove due loschi personaggi han tenuto una specie di spettacolo - dicevano - umoristico.
i due figuri in questione erano tal daniele caluri ed emiliano pagani, i genitori di don zauker

don zauker ha anche un sito, che da qui non posso visitare perché il firewall lo cataloga come sito di cattivo gusto. strano, perché gli argomenti sono nobili: il papa, il clero, la pedofilia, l'otto per mille, i criminali nazisti, madonnine che piangono... tutti argomenti di un certo spessore.

mah, forse è un firewall che non vuole si parli di religione.

ad ogni modo, per chi non le avesse già viste sui millemila social network ai quali sono iscritto, riecco 3 fotazze della serata.
il disegno con dedica sul donzauker n°1 non lo metto, perché qui a brussella non ho lo scanner, e sono troppo pigro per fare una foto al fumetto.

venerdì 21 novembre 2008

sull'inefficienza del metodo scientifico in soggetti meteoropatici

checché se ne dica, il nuovo ha sempre affascinato tutti.
tant'è che in questi giorni non si fa altro che parlare dei nuovi temi di gmail, quanto sono belli, quanto sono brutti, quanto sono così così, quanti sono.
io non voglio entrare nel merito, ché seocndo me parlare di estetica è inutile: lo sanno tutti che de gustibus quam minimum sputazzellam, se non ricordo male il latino.

no, no, io ho sempre preferito l'approccio scientifico alle cose, l'analisi sperimentale, i fatti alle opinioni.
per questo la mia domanda, oggi, è molto più semplice e precisa.

se mi affaccio alla finestra e vedo che piove, per quale motivo dovrei mettere la pioggia pure sul desktop?
sì, insomma, se per vedere che tempo fa mi basta girare la testa di 45°, perché esiste il tema tree?
e, soprattutto, dopo avere scoperto di essere meteoropatico, e dopo averne parlato in questi termini, perché l'ho installato lo stesso?

lunedì 17 novembre 2008

assassinossi

i grandi classici della letteratura, se fossero stati scritti da dan brown

l'isola del tesoro
jim fa lo sguattero nel bed & breakfast della madre. un giorno arriva un pirata che lo porta con sé alla ricerca dell'isola del tesoro. che troveranno sotto il louvre.

il vecchio e il mare
un vecchio passa giorni e giorni solo su una barca, dedito alla pesca d'altura.
dopo aver pescato il più grosso marlin della sua vita, lo squarta e vi trova dentro il sacro graal.

ulysses
leopold bloom passa una giornata psichedelica a dublino mangia rognoni di castrato a colazione e con la storia del flusso di coscienza ci fa sapere che dopo cagato si pulisce il culo con la carta di giornale. il bibliotecario quacchero nasconde un terribile segreto. alla fine della giornata molly scopre d'essere erede diretta di cristo e che il servizio da the comprende il sacro graal.

omicidio sull'orient express
le molteplici interpretazioni della simbologia classica: un treno entra in una galleria. un treno esce dalla galleria. un treno entra in una galleria. un treno esce dalla galleria. un treno entra in una galleria. un treno esce dalla galleria.
qualcuno muore.
l'assassino è il sacro graal.

la lampada di aladino
un giovane ragazzo trova tra le sabbie del deserto una lampada magica.
la sfrega, la sfrega, la sfrega ma non succede niente.
in realtà era il sacro graal.

la certosa di parma
un giovane bastardo viene avviato dalla zia libertina alla carriera ecclesiastica, al cern di ginevra.
lì scoprirà il bosone di higgs con 200 anni di anticipo, ma non verrà preso sul serio.
disperato, distruggerà il sacro graal.

mercoledì 12 novembre 2008

dei delitti e delle pene

ieri sera passeggiavo per roma, ché ero lì che dovevo fare delle compere, e c'erano un po' dappertutto questi manifesti con su scritto gabriele, roma ti piange.
(per inciso, io fino a stamattina neanche sapevo chi fosse questo gabriele, e dopo averlo scoperto, ho scoperto che potevo tranquillamente vivere nella mia beata ignoranza)(senza volere mancare di rispetto al defunto, per carità).

e più passeggiavo, e più leggevo, e più mi perplimevo. perché la firma sotto queste neofasciste (e chissà quanto autorizzate) affissioni deceva a chiare lettere nesuno tocchi abele.

così, mentre passeggiavo per roma e mi domandavo il significato di questa frase, nessuno tocchi abele, mi son messo a pensare a questi due fratelli. questo caino, che per un motivo o per un altro deve avere litigato col fratello; questo caino, al quale devon essergli girate; questo caino, che una parola tira l'altra; questo caino, che dalle parole si passa ai fatti, ed ecco che abele è bello e stecchito, senza pensarci due volte.
e in questo vagare di ragionamenti, mi son venuti in mente anche elio e le storie tese, (pure un po' enrico ruggeri, ma meno) e la meravigliosa riflessione sul fatto che se la giustizia ti giustizia, commette un'ingiustizia.
e ho concluso che nessuno tocchi caino significasse proprio questo, non fate come loro, non assassinate l'assassino, sennò vi macchiate di assassinio.

continuando nel mio proficuo ragionare, quindi, son arrivato ad ammettere che se caino era l'assassino, e abele era la vittima, allora abele-da-vivo doveva esser già stato toccato (quanto meno da caino) (ché sennò mica moriva da solo) e che quindi toccare abele-da-morto significasse, almeno ungarettianamente, cessare di uccidere i morti, trovando una soddisfacente esegesi anche della seconda frase.

perché in fondo, parliamoci chiaro: allo slogan nessuno tocchi abele non ci sono altre spiegazioni logiche e razionali, altrimenti bisognerebbe fare di ogni erba un fascio (scusate la volgarità) ed effettivamente ammettere che i fasci (quegli altri) non siano poi così svegli, e io non so qui mica per fare dei facili umorismi.

eppure, ammetto la mia colpa, prima di raggiungere questa illuminata conclusione, prima ancora di leggere sui giornali la storia del povero gabriele, io per un po' ho passeggiato per roma, fermamente convinto che il movimento nessuno tocchi abele fosse un movimento contro il vilipendio di cadavere.

giovedì 6 novembre 2008

conseguenze sociopolitico nonché civilpenali dell'imprudente utilizzo dei moderni mezzi di comunicazione, nella fattispecie della parola

mai mai mai chiedere a una donna di sposarti.
potrebbe rispondere sì.

 

lunedì 3 novembre 2008

non siamo noi a essere razzisti

se ci pensi, rischi di trovarti in situazioni assai strane.
dieci persone, attorno a un tavolo, nazionalità diverse.
albanesi, indiani, russi, belgi e soprattutto italiani.
e ti metti nei panni di quell'unico belga, che civilmente pensa che l'immigrazione sia una risorsa.
che civilmente pensa che le persone che emigrano portino qualcosa, non che lo tolgano.
e dall'altra parte tu pensi allo scambio culturale, a tutto quello che si può imparare da uno straniero.
pensi alla cucina, alle battute, pensi a quello che i belgi pensano quando sono seduti intorno allo stesso tavolo.
poi però guardi: un'ombra passa nei suoi occhi.
e pensi che forse forse adesso stia pensando che quelli della lega, in fondo, non abbiano tutti i torti.

perché sì, l'integrazione, sì il conoscersi, l'apprendere, il frequentarsi.
e d'accordo pure che gli albanesi guardano raiuno dalla mattina alla sera, passi anche che quel cazzo di russo è stato tanti anni in italia, e siamo d'accordo pure sul rispetto delle minoranze.

però, penso che a un belga a casa sua, nel suo ufficio, nella sua mensa, che si siede con una decina di persone e sente parlare solo italiano, dopo un po' le palle pure gli girano.

mercoledì 22 ottobre 2008

ogni limite ha una pazienza

io capisco che tu sia una persona curiosa, capisco che tu abbia sempre volgia di imparare e capisco pure che tu riesca a trovare elementi di studio e di analisi in qualunque pensiero, parola, opera e omissione.

capisco che guardi il mondo con curiosità, e che - per te - la lingua sia una vera e propria passione, se non una ossessione.

e capisco che ogni occasione è buona.

ma, amico mio, lasciatelo dire, quella è pornografia.

perché io voglio capire tutto, ma la scusa della lingua per guardare biutiful proprio non regge.

lunedì 20 ottobre 2008

io tarzan, tu cita

studentessi, l'ultimo album di elio è notevole, erano anni che non usciva con qualcosa di qualitativamente così elevato.
e adesso, dopo tanto ascolto, vorrei proporre una compartecipazione post-moderna, del tipo "chi ha beccato le citazioni nelle varie canzoni"?

considerato che un solo post non bast (ma com son spiritos...) proprongo di partire da Tristezza.

come molti hanno notato, gli stacchettini con la tromba nascondo qualcosa...
per il momento ne segnalo solo 2:

1.54: Leoncavallo - I pagliacci (Vesti la giubba)
3.20: Chopin - Marcia funebre

chi continua?

update
per il momento continuo io:
0.35: Rota - La Strada (colonna sonora del Film di Fellini)

lunedì 13 ottobre 2008

un giorno, forse, ti renderò tutte le lacrime che non ho pianto

le parole continueranno a fluire, i pensieri a rincorrersi, i ricordi tenderanno a sbiadire.
ancora mi domando perché, e so che non sarò mai in grado di rispondere.
troppi se offuscano la mente, e sono solo graffi sulla superficie di un disco.
struggersi è inutile, niente ti riporterà indietro, e quello che resta è solo rabbia e dolore.
nella tua fragilità sei stata stupida ed egoista, e la tua solitudine brucerà dentro, come un marchio a fuoco che ricorda quanto sia difficile ascoltare un grido lanciato in silenzio.
non voglio credere a quello che dicono: è piccolo, è triste, e tu non eri così.
o forse è solo il disperato tentativo di ricordare quelle folli esplosioni di allegria, quelle sere passate in un sottoscala ammuffito mangiando pizze fredde e parlando del futuro.
il tuo colore non era il nero, né la tua luce poteva essere rinchiusa, spenta così, inutilmente, e soprattutto non per tua stessa mano.
quale disperazione ti ha accecata? perché non sei stata in grado di urlare?
davvero pensavi che sarebbe stato meglio così?
domande, mille, inutili.
non risponderai più. ormai hai deciso.
e il dolore, piano, cederà il posto al silenzio.

milano, 9 ottobre 2008
oniricamente vera, un miracolo terribile..
sfugge a qualsiasi tentativo di descrizione..

giovedì 9 ottobre 2008

non avrai una seconda opportunità per fare una buona prima impressione

da qualche settimana ho ripreso il corso di fransé.
purtroppo non è la stessa scuola dell'anno scorso, qui mi mancano la fervida fantasia di peppino, la conoscenza del mondo di carmelo e le intelligneti osservazioni della ragazza polacca, che era perfettamente in grado di sbagliare i tempi dei verbi 9 volte su dieci.

per non parlare della signora romena che, alla fine di un film, chiese "e poi dove vanno la signorina e l'amica?"

e così questo corso mi è sembrato scialbo, privo di interesse, senza particolari emozioni.
fino all'altra sera, quando ho conosciuto genoveffa.

genoveffa è una ragazza belga, ma studia francese perché vive e lavora nella parte fiamminga.

e l'altra sera eravamo seduti vicino, conversando amabilmente in francese.
Conosci il fiammingo?
Giusto qualche frase.
Per esempio?
Grazie, prego, non parlo fiammingo, quanto costa, e cose così, ma vorrei conoscerne altre, magari fare un corso.
Davvero?
Beh, si, mi piace il suono. A proposito, mi dici come dire "Come ti chiami?"
Genoveffa!
Ehm.. ho capito, intendevo dire "come ti chiami" in fiammingo...
Sempre Genoveffa.

Forse mi sono sbagliato, questo corso non è poi così male.

martedì 7 ottobre 2008

se ti piace la frutta, mangiatela tutta

la settimana scorsa sono stato incastrato da un collega che mi ha chiesto di fare una piccola modifica.
giusto un parametrello piccolo piccolo da aggiungere a una chiamata.

non ti preoccupare dei dettagli, fatti aiutare da gesualdo.

mercoledì, gesuado mi dice Sì, è un parametrello piccolo piccolo, ma... va recuperato tramite un sistema esterno. chiedi a joshua.

giovedì joshua mi dice che il sistema è troppo complicato, che quel parametrello non lo può inviare, perché richiederebbe la modifica di otto milioni di sistemi, e ci metterebbe 16 anni-uomo di programmazione. però potrei farlo io direttamente, modificando il sistema di astolfo
e come faccio?
cazzi tuoi.

decido di prendere la situazione di petto: modifico io il sistema, il vecchio, il nuovo, il mio, quello di astolfo, di joshua e di gesualdo insieme.
il venerdì lo passo analizzando del codice meravigliosamente inutile, vecchio, stravecchio e - soprattutto - sbagliato.
per usare una metafora, un eufemismo per chi non è pratico di programmazione, direi che è stato un lavoro di merda.

ieri sera son tornato a casa alle nove e mezza, ma soddisfatto. funzionava.

e stamattina, col cuore gonfio di gioia, ho pensato che per quanto fosse stato un lavoro davvero di merda, non lo avrei cambiato mai con quello del tipo che distribuiva volantini, stamattina, vestito da fragolone gigante.

lunedì 6 ottobre 2008

scelte strategiche finalizzate all'incremento del turismo

il fatto che i belgi siano un popolo di placidi, ormai è un fatto assodato.
il fatto che abbiano uno spiccato senso dell'umorismo, invece, è un po' meno noto.
io, per esempio, me ne sono accorto qualche mese fa, ma mi sono deciso a parlarne solo oggi.

erano passati due o tre giorni dall'atterraggio di emergenza di un cargo, all'aeroporto principale.
ok, chiamarlo atterraggio di emergenza è un altro eufemismo, visto che l'aereo si è spatasciato in due parti, ma non è questo il punto. quel che mi interessa è dare un'idea del senso dell'umorismo belga, e lo farò con un piccolo indovinello:

secondo voi, cosa hanno fatto della carcassa spezzata in due del povero cargo?

1. un museo della tragedia sfiorata, visitabile dal lunedi al venerdì solo in orario d'ufficio
2. un parco giochi per bambini aspiranti kamikaze
3. l'hanno messa ben visibile sulla tratta "stazione centrale - aeroporto"

venerdì 3 ottobre 2008

economia, tutti i risparmi ti porti via

il recente disastro economico che si sta abbattendo in questi giorni su mezzo pianeta (l'altra metà è già rovinata di suo) mi ha portato iersera ad una interessante discussione tra me e me, nella quale una parte di me cercava di spiegare a un'altra parte di me i motivi che possono nascondersi dietro questa drammatica situazione.

così mi è capitato di fare tutto il tragitto dal lavoro a casa intrattenendo questa dottissima conversazione mentale.

il mio emisfero destro, con esempi, grafici, curve di isocosto e analisi qualitative cercava di spiegare al mio emisfero sinistro le basi dell'economia mondiale, partendo dal fallimento delle due principali banche belghe, la fortis e la dexia.
sì, lo so, non si dice fallimento, ma statalizzazione, ma tanto lo sappiamo 'ste cose come vanno a finire.

e mentre l'emisfero destro cercava di riportare il discorso su linee di contrapposizione keynesiano-galbraithiano-villeroy-bochiane, l'emisfero sinistro pensava al culo della ragazza davanti.
tuttavia, il caso ha voluto che proprio davanti a un ristorante, entrambi gli emisferi abbiano avuto come un'illuminazione, ritrovando la chiave di volta, la spiegazione razionale alla crisi economica del 2008, la causa scatenante di questo settembre nero: il croque monsieur. o meglio, il prezzo del croque monsieur.

un croque monsier costa dai 5 ai 7 euro, e tutto ciò non ha senso.
il croque monsieur stesso, in quanto tale, non ha senso, non ha ragione di esistere e non dovrebbe neanche essere nominato, se non vietato, addirittura.
e chi lo ha acquistato e continua ad acquistarlo, si rende colpevole di questa crisi finanziaria, del crollo dei sub-prime, del costo del denaro e del fallimento delle banche, se non del fallimento del capitalismo stesso.

perché il croque monsier è un toast.
un fetentissimo toast, con una fetentissima fetta di formaggio e una fetentissima fetta di prosciutto cotto.
e non mi venite a dire che pagarlo dai 5 ai 7 euro non provoca il crollo di tutte le economie mondiali.

giovedì 2 ottobre 2008

delle cose che si imparano quando si guarda alla tivvù i telefimm ammeregani

se sei un avvocato, vai a casa del cliente a svolgere le indagini.

se sei un medico, vai a casa del paziente a svolgere le indagini.

se sei un agente della scientifica, sei sul luogo del delitto a svolgere le indagini.

se sei un ispettore di polizia, sei in giro a svolgere le indagini.

se sei un matematico, sei all'università a svolgere le indagini.

se sei un naufrago, sei sull'isola deserta a svolgere le indagini.

questo, più o meno, è il fil-rouge da seguire se vuoi fare una serie tv di successo.

martedì 30 settembre 2008

sottigliezze semantiche di una giornata di pioggia

in principio era la sfiga, e la sfiga si fece tanta, e tanta se ne fece, di sfiga.
ma in fondo, se uno ci pensa, la sfiga è solo un concetto mentale, come il peccato è negli occhi di chi lo vede, la sfiga è nel cu.. ma sto divagando, come al solito.
a volte non è sfiga, si tratta di cattiva organizzazione, malinteso, incomprensione, e ti trovi ad aspettare sotto la pioggia qualcuno che non verrà mai, oppure ti trovi a prendere il tram sbagliato perché quel qualcuno col quale avevi appuntamento ha sbagliato a darti il numero, malinteso, incomprensione, linea telefonica disturbata, lingua diversa, io intendevo due ore, non venti minuti.
e non puoi dire che è sfiga, dài, son tutte cose che con un po' di attenzione si possono evitare. contrattempi, va. chiamiamoli col loro nome: contrattempi. il contrattempo è una cosa che ti fa perdere tempo, non c'entra la sfiga, non disturbiamo questo nobile concetto.
voglio dire, se sei con la macchina e davanti a te c'è l'auto della scuola guida, non è mica sfiga, quella: è un contrattempo. poi se prendi e la superi risolvi il problema.
chiaramente, se sei con la macchina.
se sei in tram, e davanti a te c'è il tram della scuola guida, allora forse contrattempo è un po' un eufemismo.

giovedì 25 settembre 2008

brussella (post triste)

esistono due modi di scrivere un racconto triste, una canzone triste, un post triste, un sonetto triste o quello che vi pare triste.
il primo è il metodo classico, detto anche metodo graziani.
si parte dal titolo, che deve contenere la parola triste, possibilmente però come sottotitolo: ad esempio "napoli (post triste)" o "in morte di fratello giovanni (sonetto triste)" o "tosca (opera triste)".
poi se ne scrive il contenuto, facendo attenzione che si capisca bene che si sta scrivendo un post, una canzone, un poema, un'opera triste triste triste, triste triste triste, triste triste triste, triste, triste, triste come voi.

il secondo è un metodo meno diretto, ma altrettanto efficace. consiste nel raccontare una storia triste (o cantare una canzone triste, o sonettare un sonetto triste o operare un'opera triste), usando parole tristi, aggettivi tristi, sostantivi tristi, esclamazioni, interiezioni ed escoriazioni tutte tristi, avendo cura - però - di non usare mai mai mai la parola triste.

probabilmente avrete già capito che questo è un post triste, ma ho intenzione di scriverlo usando il secondo metodo, cioè raccontando una storia apparentemente felice, che però, a ben vedere, è triste.
tra l'altro, la difficoltà del secondo metodo risiede proprio nel portare il lettore alla tristezza, partendo da un evento positivo, qualcosa che mai saresti andato a pensare poteva finire in maniera così triste.

e vi voglio raccontare dell'altra sera, quando adalgiso si è invitato a cena da noi, dicendo che dovevamo festeggiare e brindare alla sua macchina nuova.
per farlo alla maniera belga, adalgiso aveva portato patatine, salsicce, noccioline, schifezze varie e un barile di leffe blonde da cinque litri.
io, per tenere alto il morale della serata, avevo anche preparato una mega fagiolata alla messicana.

è chiaro che tutti questi son eventi felici. la macchina nuova, gli amici, le salsicce, i fagioli, soprattutto i fagioli, son cose felici. però, ecco, quando uno si accorge di aver comprato un barile da 5 litri di leffe blonde che si può aprire solo con l'apposito perfect draft, quando gli altri non hanno altra birra in casa, e soprattutto quando vieni a sapere che l'apposito perfect draft costa appena 160 euri, ecco, lo stato d'animo cambia d'un botto, e si capisce come cambia, senza neanche il bisogno di mettercela, la parola triste.

lunedì 22 settembre 2008

come la prenderebbe il vostro capo se gli deste del figlio di puttana mentre lui ascolta da una cornetta non accuratamente agganciata?

il mio, non troppo bene.

mercoledì 17 settembre 2008

la misteriosa scomparsa di john doe

scrivo solo adesso, in questi pochi minuti di libertà che mi vengono concessi da dove sono rinchiuso: uno stanzino buio, stretto, con un tavolaccio per dormire e un angolino lurido dove espletare i miei bisogni.
non so se e quando questo mio messaggio vedrà mai la luce del sole, io stesso dispero di rivederla. ma la mia mano si muove affannosa e veloce, illuminata da quel che resta di una vecchia candela, per raccontare la storia di john doe, che ha rovinato la sua e le nostre vite, quel maledetto undici settembre del duemilaeotto.

il suo messaggio arrivò alle sette dell'otto settembre, ma naturalmente, in ufficio, lo leggemmo solo il mattino dopo.
Sto male, non vengo oggi al lavoro.

secco, telegrafico, senza dettagli né ulteriori richieste.
un messaggio come un altro, nessuna preoccupazione: 8 settembre, johnny non viene al lavoro. càpita, è normale.
l'8 settembre il telefono di john ha squillato tutto il giorno, ma nessuno ha risposto.
la preoccupazione nei nostri cuori è diventata angoscia, a sera, quando johnny non rispondeva neanche al citofono. l'amica gertrude aggiunse angoscia ad angoscia, preoccupazione a preoccupazione: la sua telefonata con john si era conclusa, la sera del 7 con un Ti lascio, sto troppo male, e la stessa gertrude che non capì il resto, perché troppo biascicato.

la polizia ci disse che avremmo dovuto attendere 48 ore, prima di denunciare formalmente la scomparsa. nessuno di noi aveva il cuore di chiamare i genitori di johnny: e se ci fossimo sbagliati? restammo ancora un giorno in attesa, con l'ansia che cresceva e bloccava sonno e respiro.

il secondo giorno, il telefono di john era ancora muto. un silenzio spezzato a cadenza regolare da un fin troppo eloquente tuuuu.
disperati, folli, ci rivolgemmo al boss, il quale, senza esitare, autorizzò il proprietario del residence a entrare e controllare.
l'attesa fu lunga, estenuante, straziante. tutti temevano il peggio.
luke sapeva che john era morto, glielo potevi leggere nelle lacrime che non aveva versato. ma non avrebbe mai osato dirlo, perché anche se era un duro, si aggrappava alle ultime gocce di speranza come un naufrago al suo pezzo di nave.
il terzo giorno, quando il suono del telefono ci fece sobbalzare dal torpore pessimistico nel quale ci eravamo rinchiusi, fred si fiondò sulla cornetta come un invasato.
pendavamo dalle sue labbra.

è in casa.
è vivo.

l'angoscia lasciò il posto al sollievo.
il sollievo alla gioia.
la gioia alla rabbia.

cristo john, ma perché cazzo non hai mai risposto al telefono?

a sera, io e luke passammo all'emporio del vecchio stanford, ma c'era il figlio. prendemmo quello che dovevamo prendere, poi andammo a farci due birre, in silenzio, pregustando il domani, il momento dell'incontro, mischiando il futuro piacere al presente rossore del doppio malto.

la mattina dell'undici settembre, anche gli altri avevano avuto la nostra stessa idea, ma la polizia non volle sentire ragioni. ci portò tutti dentro, ci rinchiuse in questo cesso dal quale sto scrivendo adesso, e buttarono via la chiave. a nulla valsero le nostre spiegazioni, a nulla valsero i cinquecento pezzi da dieci che passarono sottobanco dalle nostre alle loro tasche.
john doe è morto, l'undici settembre.
caduto sotto i nostri colpi, sotto le nostre spranghe e le mazze da baseball comprate la sera prima all'emporio del vecchio stanford.
john doe è morto, perché ci aveva fatto incazzare come delle iene.

lunedì 15 settembre 2008

senape: il blog più amato da maccio capatonda*

in occasione del mio scorso compleblog, avrei voluto pubblicare questo post, ma come mi si faceva giustamente notare, questo blog può e deve festeggiare principalmente noncompleanni. pertanto, beccatevi questa.

senape intervista siocchezze.
tutta la verità sul blogger, l'uomo, il saltimbanco, l'agrimensore.

senape: siocchezze. nome vero o nome di fantasia?
siocchezze: nome vero. ma per depistare ho scelto un nome di fantasia, michele arciprete, che fa molto teo-con-radical-chic.

s: cosa fai nella vita?
s: il blogger. è un lavoro durissimo, richiede impegno e abnegazione. è anche una cosa costosissima, checché se ne creda. pensa che per poter fare questo lavoro, alcuni miei fan mi pagano uno stipendio. naturalmente, per motivi fiscali non dichiaro nulla, ovvio.

s: hai molti fan?
s: moltissimi, non immagini nemmeno. e poi donne, donne, donne. non sono più libero di uscire di casa. mi riconoscono dappertutto, mi offrono e mi si offrono dovunque io vada.
s: beh, non mi sembra male.
s: scherzi? io ho fatto voto di castità e purezza. a casa non ho neanche il bidè, strumento del demonio. lo so, lo so, la chiesa ne ha approvato l'uso purché non si indugi, ma che ci vuoi fare, io preferisco non rischiare.

s: capisco. com'è il tuo rapporto con gli altri bloggerz?
s: ora ti confido un segreto: in realtà non esistono. in tutto i blogger saranno 3 o 4. io per esempio sono il ghost writer di un'infinità di altri blog. conosci placida signora? sono io. e il 90% di quello che scrivo lì sono minchiate, ma tanto chi vuoi che se ne accorga? sono storie così pure e fantasiose, a nessuno verrà mai il ghiribizzo di controllare.

s: incredibile! questo sì che è uno scoop!
s: e ti dirò di più: hai presente la rubrica "soltanto oggi" di secondo piano? sono tutte mail che mando io. tra parentesi catriona è mio cognato carmine, abita vicino a scampìa e non ha mai letto un libro in vita sua.
s: succoso! hai altri scoop del genere?
s: mmm, non vorrei infangare la reputazione di nessuno, sai.

s: eddài, qualcosina-ina-ina?
s: oh, se proprio insisti! paul the wine guy e canemucca sono la stessa persona, e hanno scritto loro il libro dei fincipit. èio, in realtà, è di teramo, e lavora per una fabbrica di insaccati. controlla la qualità dei budelli per salsicce. neanche lui ha mai scritto una riga di quello che c'è sul suo blog e, tieniti forte... non ha un cane! stark pure non esiste, è sempre mio cognato carmine.
s: oh mio dio! e chi è che scrive per il signor èio?
s: guido catalano. che in realtà è anna chiara, di strepitupido. eh, caro mio! se solo non ci si fermasse alle apparenze, se ne scoprirebbero di cose!
s: sono senza parole. prima di salutarci vorresti dirci quali sono i tuoi progetti per il futuro?
s: al momento sto lavorando con il cern di ginevra.
s: quello dove fanno le ricerche sulla fisica delle particelle?
s: baggianate! in realtà fanno sperimentazione musicale. il loro ultimo progetto è un rap informativo, cercano di fare chiarezza sui testi di pasquale panella. la musica è mia.
s: complimenti, sei una sorpresa continua. e speriamo che il secondo anno sia migliore del primo!
s: grazie. e tante care cose.



*maccio capatonda afferma di non avere mai letto il mio blog, ma mi concede ugualmente l'utilizzo improprio della sua immagine.

venerdì 12 settembre 2008

di come la vita (e relativi blog) di certa gente è appesa ad un filo

che non sempre uno ha qualcosa di intelligente da scrivere.
che se uno vuole fare bella figura, perché il suo quaderno pubblico di cazzate (qpc) fa il compleanno, inizia a sentirsi sotto pressione e se quel qpc lo leggono e lo apprezzano (se non tanti, almeno buoni) poi è normale che la creatività va a farsi fottere.
che io ho anche un lavoro, un esame da preparare, un cane da coccolare e una fidanzata da accudire e neanche posso stare tutto il giorno a leggere e bocciare post inviatemi via mail.
quindi tagliamo la testa al puorco e qualche cazzata, una qualunque, la scrivo io (che da tanto che non posto pensieri e immagini porno).

del puorco non c'è molto da dire:
sa fare tante cose, quasi tutte male.
potrebbe essere un grande chitarrista e non lo è.
potrebbe essere un grande violoncellista o un grande baritono e non è nessuno dei due.
potrebbe farsi una barca di sordi dipingendo acquerelli e friggendo cappelli, non fa né l'uno, né l'altro.
ah, quante belghe avrebbe potuto portarsi in quest'ultimo anno e mezzo? no, il puorco fa sesso a stagioni alterne sempre con la stessa donna.
avrebbe almeno potuto togliere questo fastidioso virus dal mio computer, che mentre scrivo mi attiva la tastiera UK e mi sfancula tutta la punteggiatura *ecco, appunto(

insomma, si è capito: questo non è il solito post in cui l'amico prende per il culo l'altro amico, così per scherzare un po'.
non illudetevi, se avevate curiosità di conoscere la vita, i pensieri e le opere del puorco, ora siete di fronte all'amara verità.

michele andrebbe abbattuto, se non fosse per quella cosa:
è la meglio persona che conosco.

martedì 9 settembre 2008

iffim ppiubbello demmonto

attenzione: di seguito viene rivelata del tutto o in parte la trama dell'opera

joanna è una donna sulla quarantina, con un figlio e un matrimonimo fallito alle spalle.
un giorno, sulla statale, taglia drammaticamente la strada a uno con un suv nero, il quale, anziché jastemmarle i muorti di chi ll'è mmuorto, come un qualunque guidatore che si rispetti, si preoccupa di
1. inseguirla per la statale spaventandola a morte
2. segnarsi il numero di telefono di casa che ella aveva precedentemente azzeccato al lunotto posteriore
3. iniziare a molestarla telefonicamente

tra le altre cose, ad esempio, una sera il tipo si diverte a squarciarle una ruota della macchina, e joanna, uscita tardi dal lavoro (alle due del mattino, fa la cassiera in un pub), chiama l'ex marito, il quale arrivato tempestivo come una colica, si accorge - sorpresa delle sorprese - che la ruota non è più bucata.

prima di fare una bella denuncia, joanna aspetta che il maniaco faccia saltare in aria l'auto di sua madre, riducendo la povera donna a un vegetale, poi che gli entri di nascosto in casa, distruggendole praticamente tutto. l'astuto detective, prima di considerare la possibilità effettiva che il maniaco esista, insinua Ma non è che gnente gnetne suo figlio di 10 anni si droga? sa com'è, a quell'età, coi genitori divorziati...
tuttavia, dopo qualche sherlockholmesiana deduzione (il figlio dalla zia + età 10 anni + casa completamente distrutta a partire dai quadri = forse non è stato lui) il detective si convince, e joanna e figlio vengono inseriti nel programma di protezione molestati, ricevendo in omaggio una maglietta e una trousse da viaggio.

neanche traslocano che la migliore amica di joanna riceve la classica telefonata: Salve, io sono l'altro poliziotto, numero di matricola 81534, il collega del detechive john. quello alto e brizzolato.
Chi, quello che somigliava a george clooney?
Proprio io. che siccome che ho perso il numero di telefono del detective john, non è che mi potrebbe dire dove sono andati, e, magari, darmi anche il numero di cellulare della sua amica? sa, non posso mica chiedere in caserma, che figura ci faccio?
che ve lo dico a fare: tutti abbiamo una migliore amica cerebrolesa, la cui risposta è ovvia e scontata: Certo, il numero di joanna è 555-4135, e la può trovare a via delle frittelle gommose, al gugliel motel.

va da se che la prima sera, con animo fausto e leggero, joanna si reca normalmente a lavoro, lasciando il figliuolo nel motel superprotettissimo: una stanza a piano terra, con una vetrata talmente grande, ma talmente grande che pure ray charles li avrebbe visti.

ovviamente, joanna, viene chiamata dal maniaco anche sul posto di lavoro, che le dice Ma che begli orecchini, che hai! e poiché un povero cristom neanche cinque minuti prima aveva osato offrirle da bere, lei chiama il detective john e fa arrestare lo sfigato.
Eccolo lì, quello seduto al bancone che mi guarda e sorride.
Ne è proprio sicura?
Certo, detective john, è proprio lui.
Ma ne è sicura sicura?
Sì, detective john, non vede l'occhio da maniaco? I capelli da maniaco e le orecchie a punta da maniaco?
Ma ne è proprio sicura sicura sicura?
crishto john, se me lo chiedi un'altra volta quello se ne scappa! non vedi come mi guarda e sorride? tipico comportamento da maniaco! e poi c'ha pure il cellulare, non può che essere lui! maniaco!
Va bene. Signore, la prego mi segua in centrale.

Ovviamente nessuno si era premurato di controllare l'auto: il povero sfigato aveva una duna station wagon.

Intanto, il maniaco originale, travestito da ragazzo delle pizze, le rapisce il figlio.
joanna, alla fine del suo durissimo turno di lavoro, come tutte le persone sane di mente, anziché correre dal pargolo, solo in un motel, torna a rompere i coglioni all'ex marito, sempre alle due del mattino, il quale stava tranquillamente trombando con la ventenne di turno.
segue scenata di gelosia-rabbia-delusione-tu-non-mi-hai-mai-capita-e-se-non-te-la-davo-era-solo-per-il-tuo-bene e, joanna, piangente e gemente in questa valle di lagrime, torna al motel, per scoprire che
1. dalla pizza ai pepperoni-formaggio-salami-scamorza-carciofini da 12 dollari e 50 manca solo una fetta.
2. il figlio è stato rapito
3. il maniaco la aspetta fuori, mangiando la fetta di pizza mancante.

ora, non per essere pignolo, ma se joanna è tornata verso le tre, e il ragazzino ha ordinato la pizza - diciamo a un orario decente, che so - le 9 di sera, ma 'sto cazzo di maniaco che è? un ruminante? sei ore pe' magnà na cazzo di fetta? chiedo scusa, non volevo distrarre dalla trama.

per farla breve, il maniaco le ordina di buttare il cellulare e seguirla con la macchina, sennò uccide il marmocchio, e la porta in mezzo alle montagne rocciose (o qualcosa del genere), dove le chiede di implorarlo.
joanna è distrutta, Farò tutto quello che vuoi, ma lascia stare mio figlio! e lui, ancora, Supplicami!
lei supplica, e mr manic monday - lo giuro sul cane di antonio - dice Gnè gnè.
e le spara.
Davvero, eh, le sue parole sono state esattamente Gnè gnè.
solo che il proiettile viene attutito dal prodigioso vetro della portiera sinistra della macchina di joanna™, e la donna, fintasi morta, assesta un calcio rotante al maniaco che era andato a sincerarsi del decesso.
dopo il rituale scambio di calci-pugni-graffi-tira-spingi-afferra-scappa, una strisciante joanna riesce a impossessarsi dell'arma (avevate dubbi?), e cerca di far paura allo squilibrato, Chi comanda adesso, eh?
tuttavia la manzoniana compassione di joanna la spinge ad intrattenere quell'amabile conversazione con uno psicopatico, tipica di ogni buon cittadino americano, nonché presente in ogni thriller che si rispetti, chiedendo Ma perché fai tutto questo? e lui, incazzato nero, le urla
Mi hai tagliato la strada!
poi un proiettile parte per sbaglio e gli fracassa una spalla.

la non più giuovine ma ancor trombereccia mammina, convinta che tutto sia finito, corre ad abbracciare il suo figliuol, ma mr gnè gnè ne ha ancora: si rialza, entra nella macchina di joanna (che non parte subito, un giorno mi dovranno spiegare perché) e le si dirige incontro cercando di ucciderla.

joanna, nel panico più totale, riprende la pistola e dopo quattro colpi quattro, di cui 2 nel cofano, uno nella freccia anteriore destra e l'ultimo a vuoto, fa esplodere la macchina. neanche nel cofano ci fossero stati una decina di chili di c4, una mezza di chilata di tritolo e setteotto cassette di dinamite.

fine.

voto imdb: 8 stelline su 10
voto 35mm: 4 stelline su 5
io l'ho detto che è iffimm piùbbellodemmonto.

venerdì 5 settembre 2008

dei delitti e delle pene

secondo me, tutti, almeno una volta, davanti a una ingiustizia, avrebbero voluto fare i supereroi o anche solo gli eroi, o anche solo i super, non stiamo qui a sottilizzare.
quella cosina che va oltre l'aiutare la nonnina ad attraversare la strada o aiutarla a scendere dall'autobus.
quella cosina un po' fuori dell'ordinario, che poi la gente ti guarda ammirata, che la bella figliuola ti sorride, che fa annuire l'anziano e distinto signore.

io ieri ho perso questa occasione.
c'era un'ingiusitiza proprio ingiusta, davanti a me, e io me ne son stato zitto e fermo.
erano almeno in quattro, perché erano seduti di fianco a me, in mensa, ma probabilmente erano molti, molti di più, sparsi qua e là per la sala.
io avrei voluto prenderne anche solo uno, afferrarlo per la testa, e sbatterlo più e più volte con la faccia nel piatto, urlandogli contro tutta la mia rabbia e il mio disprezzo, ma non ci sono riuscito, e mi sono sentito un vile.
niente sguardi ammirati, niente bella figliuola che mi sorride, niente anziano e distinto signore che annuisce.

intanto il crimine è rimasto impunito e molti continueranno ancora, indisturbati, a perpetrarlo: non riuscirò mai a impedire ai belgi di mangiare gli spaghetti con forchetta e coltello.



mercoledì 3 settembre 2008

il n'y a pas de sot métier

indipententemente dalla propria attività lavorativa, ogni individuo sano e coscienzioso dovrebbe apprezzare e rispettare la propria deontologia.
rispettare il proprio lavoro significa, infatti, rispettare i propri clienti e questo ci fa progredire tanto professionalmente che personalmente; naturalmente, questo discorso vale sia per i lavoratori autonomi che per quelli dipendenti.

pertanto, che tu sia chirurgo plastico, operatore ecologico, becchino, eiaculatore di tori, insegna vivente, inturgiditore di capezzoli di jennifer lopez, non importa: fai il tuo lavoro con gioia e abnegazione, rispettando te stesso e il prossimo. trarrai soddisfazione e tornerai a casa appagato, la sera.

senza contare che in questo modo, infine, potresti evitare tante spiacevolezze, come ad esempio le mie e le altrui maledizioni per averci fatto fare tardi. perché - sempre a titolo di esempio - se tu sei un autista del pubblico trasporto brussellese, non è deontologicamente corretto percorrere una strada deserta, a venti kilometri all'ora, tutto accostato sulla destra, solo perché la signorina in bicicletta che ti precede ha un bel culo.

martedì 2 settembre 2008

questa non è un'esercitazione

mail ricevuta stamattina, ore 11.05.
la traduco, ma giuro sulla testa di anonimo-antonio che è tutto vero. se non ci credete, lo giuro pure sulla testa del cane di anonimo-antonio.

da: gruppo sicurezza
a: tutto i dipendenti di interni ed esterni, i consulenti, i lavoratori in nero e i figli della schifosa

oggetto: chiusura eccezionale della mensa aziendale
carissimi,
a seguito di un lieve incendio che ha devastato i locali della cucina, la mensa resterà chiusa oggi, fino a data da destinarsi.
non preoccupatevi, l'intervento tempestivo della sicurezza e dei vigili del fuoco ha messo le cose a posto e adesso non ci sono più problemi per la vostra sicurezza. l'unico fastidio che forse neanche tutti noteranno, è questo lievissimo odore di plastica bruciata che non è manco per niente cancerogeno.
buon appetito

ps: per oggi avevo pronto un altro post, forse lo pubblico dopo, forse domani, forse mai più.

lunedì 1 settembre 2008

del come la sbadataggine di certi individui possa drammaticamente ridurre la qualità della vita di altri

la cosa più divertente degli scorsi europei di calcio, è stata giocare a frisbee al parco.

uno di quei pomeriggi mario portò con sé irina, una ragazza russa che gli aveva chiesto ospitalità per qualche giorno (i giorni sarebbero diventati settimane, poi mesi, ma questo mario ancora non lo sapeva, e in ogni caso non è di questo che volevo parlare), prima di andare a vivere insieme al ragazzo, un italiano che abitava a brussella da qualche anno (con altre due ragazze, ma anche questo mario non lo sapeva, e - a quanto pare - non lo sapeva neanche irina ma, come prima, non voglio parlare neanche di questo).

entusiasmata dalle nostre evoluzioni frisbiane (o frisbiesche, non so come si scrive), irina propose di incontrarci anche qualche giorno dopo, stavolta per guardare la partita della russia.

a sera, però, il mio illustre coinquilino ersilio era un po' perplesso dall'andamento dell'organizzazione. il giovane mario si era preso cura di inviare messaggi e-mail a tutti, ma l'amica irina, (forse un po' ingenuamente, o forse con una punta di malizia)(ma che vado a pensare!) aveva contattato lui e solo lui, ersilio, avendo cura di fargli ben comprendere tutti i dettagli dei suoi spostamenti, e per sicurezza dargli anche il suo numero di telefono.

io ho cercato di tranquillizzarlo, dicendogli che non aveva nulla da temere né di cui preoccuparsi: una ragazza russa che ti scrive cinque o sei mail in una giornata, che ti manda il suo numero cellulare e che pretende il tuo, non può assolutamente avere cattive intenzioni, vuole solo venire a letto con te.
ersilio era sconvolto proprio da questo: se la sua ragazza avesse anche solo lontanamente immaginato che un altro essere umano di sesso femminile si era avvicinato a lui, gli avrebbe fatto passare un brutto quarto d'ora, e poi un altro, e poi un altro fino a fargli passare un brutta settimana, di quarto d'ora in quarto d'ora.

va da se che sono stato a prenderlo per il culo quasi due giorni: è solo un messaggio, non siamo precipitosi... d'altra parte le ragazze dell'est... ma non bisogna fare i qualunquisti... però perché solo a te... e amenità del genere.

la sera della partita, poi, credo di aver dato il meglio di me in quanto a ars perculeggiandi, raggiungendo il climax con una splendida Ma vuoi che resti qui? preferisci andare solo?

credo che ersilio abbia dato il meglio di se, non reagendo mai a nessuna delle mie provocazioni, e - tuttora - non so spiegare tanto aplomb.

chissà, forse il sesto senso, forse una premonizione, forse la giustizia divina che ha voluto premiare la santa pazienza di ersilio, regalandogli la migliore delle vendette: col più candido dei sorrisi irina mi si è avvicinata e mi ha salutato con estrema dolcezza e calore: Ciao ersilio!

venerdì 29 agosto 2008

quando la spiccata sensibilità dell'uno si contrappone al gretto materialismo dell'altro

il guaio delle persone socievoli è che spesso vengono fraintese.
metti quella volta, ad esempio, quando venne la signora ermanna a portarmi i documenti dell'appartamento dove ero andato ad abitare.
la signora ermanna parlava un pochine di taliane, perché prima di lavorare per l'agenzia immobiliare si occupava di vendite per un salone automobilistico, e curava i rapporti con l'italia. purtroppo non è mai riuscita ad inserire in uno dei nostri discorsi le parole "coppa dell'olio" o "differenziale autobloccante" e, in fondo, credo che questo l'abbia un po' rammaricata, se non turbata.

ad ogni modo, la signora ermanna, sulla quarantina abbondante, tre figli grandi, un divorzio alle spalle e un paio di occhiali alla filini, quel giorno fece un paio d'ore di ritardo.
io e antongianni, il mio vicino e collega spagnolo, la aspettavamo insieme sul terrazzo, a prendere il sole, perché anche lui doveva firmare le sue carte, quindi prendemmo appuntamento insieme.

sbrigate le formalità, la signora ermanna (che parlava anche spagnolo, tra l'altro, ma che neanche in quest'altra occasione potè dire la cueppa de l'uelio o los differenzialos autobloccantos) si lasciò andare in una struggente confidenza, spiegandoci che aveva fatto tardi in ospedale, dove il figlio sedicenne, giocatore di rugby, era in chemio per un tumore a un polmone.

commossi, io e antongianni decidemmo di invitare a cena la signora e i figli, appena il "piccolo" si sarebbe ripreso.

qualche mese dopo, io e la signora ermanna ci rivedemmo in banca, per altre formalità, e la mia spiccata socialità mi spinse a chiederle come stava il figlio (bene, grazie, si è perfettamente ripreso, la chemio ha funzionato e stanno ricrescendo anche i capelli, anche se ancora non conosce il significato delle parole coppa dell'olio e differenziale autobloccante) e - ahimè - dirle che l'invito a cena era sempre valido.

ora non so perché non le abbia risposto niente, sarà stato il pensiero che la signora aveva tre figli, quello del figliolo miracolato, o forse della figlia diciottenne, sarà stato l'amore per la mia ragazza lontana, sarà stata la mia incapacità nel ferire l'amor proprio di una donna, sarà stato semplicemente lo stordimento dalla fiatella della signora ermanna, o forse saranno stati tutti questi fattori insieme, tant'è che al suo Ma io ho un uomo, adesso, sono una donna impegnata, sono rimasto senza parole.

giovedì 28 agosto 2008

la pubblicità è l'anima del commercio

lo so, lo so, è meglio avere pochi lettori che ti leggono tante volte piuttosto che molti che ti leggono poche.
lo so, non è la quantità ma è la qualità che conta.
so anche che cenere ero e cenere debbo ritornare.

ma magari, se questo blog non vi fa proprio schifo, potreste pure segnalarlo da questo tipo strano, magari dicendo che lo gradite, e che vorreste che il proprietario conquistasse il mondo.
no, eh?
vabè, io ve l'ho detto, poi fate un po' come vi pare.

è che oggi sono felice, il gabinetto ha ripreso a funzionare e il cielo ha assunto una colorazione grigio chiaro andante che farebbe quasi pensare al celeste smorto.

ps: prometto che questo è l'ultimo post markettaro, da domani riprendo con le mie siocchezze abituali

mercoledì 27 agosto 2008

marchette travestite da informazioni di servizio. e viceversa.

a seguito di una mia gentile e cortese richiesta, il sito bloghissimo.it ha inserito le mie siocchezze nel proprio databeis (che bella parola, databeis), e adesso i miei post si possono leggere sia di qua che di là.

se ci avete un blog pure voi, e puta caso volete iscrivervi, fatelo dalla pagina di segnalazioni.

a me mi ha risposto il dott. pres. ing. lup. mann. gran. figl. d. putt. megadirettore in persona, dicendo che il mio blog è talmente bello, ricco, interessante, divertente, simpatico e fuori dal comune, che si è rammaricato della mia richiesta: avrebbe preferito invitarmi egli stesso lui medesimo di persona.

non si preoccupi, direttore, la perdòno.

giusto per dovere di cronaca: sono stato inserito nella categoria pensieri, in attesa che aprano cazzate immani non diversamente categorizzabili, dove finalmente potrei primeggiare.

infine, per chi volesse soffrire con me, si sappia che dopo due litri di idraulico liquido gel, preghiere, imprecazioni, rituali esoterici e sacrifici umani, il cesso è ancora attappato, e questo mi impedisce di succhiare il midollo della vita con la dovuta serenità.

martedì 26 agosto 2008

segni inconfutabili ed incontrovertibili che la fine del mondo è vicina, e che le vacanze sono inesorabilmente finite

ci sono tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti modi per iniziare bene una giornata.

la tazza del cesso che si appila un problema idraulico alla sala da bagno non è tra questi.

lunedì 25 agosto 2008

tutto va male, contemporaneamente

naturalmente, la fila nella quale mi trovo è sempre la più lenta. ormai lo so, ci ho fatto l'abitudine, non me ne accorgo neanche. anzi, a volte quando vedo qualcuno che ha fretta, mi metto nella sua fila, proprio per fargli perdere un po' di tempo, ma così, giusto per simpatia.

poi ci sono quelle occasioni particolari, come ieri, quando il tipo della sicurezza dell'aeroporto si è tanto divertito a far passare le persone attraverso il metal detector, a perquisirle, a farle ripassare, più e più volte, giusto per la gioia di sentire quel piacevolissimo drin ogni volta.
e siccome eravamo a napoli, e qualcuno gli faceva notare che la nostra era la fila più lenta, lui si fermava e si metteva pure a pigliare questioni, rallentando ulteriormente le operazioni.

alla fine, però, tutto è andato per il meglio, han chiamato il mio volo mentre ero ancora in fila, ma non mi sono preoccupato; son salito sulla navetta con il secondo gruppo, quello dei quattro sfigati che erano in fila con me, e non mi sono preoccupato.

le undici meno dieci. l'aereo dovrebbe essere già partito, ma finché non salgono tutti i passeggeri... mica ci possono lasciare a terra. non c'è da preoccuparsi.

sull'avioplano l'aria condizionata è spenta, ma non mi sono preoccupato, saremmo partiti a momenti, se non fosse stato per quel buontempone del signo B. 
infatti il comandante, dopo mezz'ora di attesa, ci dice che il signor B non si trova, non risponde alle chiamate, in aeroporto manco i cani e che quindi, per motivi di sicurezza, se non salta fuori tra dieci minuti, bisogna individuare il suo bagaglio, rimuoverlo dalla stiva, e farlo brillare indipendentemente dal contenuto. noi, intanto, saremmo scesi e avremmo assistito allo spettacolo da una saletta interna con aria condizionata, perché quelli di alitalia sanno campare, mica come quei pezzenti di raianeir.
inizio a preoccuparmi.

le lancette scorrono inesorabili, ma - come nei migliori film d'azione - quando ormai le goccioline di sudore che imperlano la fronte dell'eroe restano sospese come a chiedersi E adesso cosa succederà, arriva il signor B, in tutto il suo splendore.
una folgorante canottierina blu, rassegnata a contenere una panza ancora ebbra dell'ultima impepata di cozze della stagione, un cappellino urlante ischiaischiaischiaischia, in perfetto pendent col sandaletto marrone, che nasconde l'occhio vispo e attento del venditore di ghiaccioli al polo nord.

il signor B si muove altèro tra gli sguardi sbigottito-incazzato-furioso-assassino-chitemmuortanti dei passeggeri, come se nulla fosse e nulla fosse accaduto. Pensavo che il mio volo fosse il 7474, ero in sala d'attesa, non ho sentito le chiamate, ho un gomito che mi fa contatto col piede, mio padre è rimasto chiuso nell'autolavaggio. qualcuno gli fa notare che anche un cerebroleso, 45 minuti dopo l'orario di partenza dell'aereo, si sarebbe chiesto come mai il volo 7474 ancora non veniva annunciato. forse perché il tuo volo non è il 7474? misteri del cervello del signor B.

per fortuna, l'aereo parte, ma - evento più unico che raro - inchioda mentre si porta sulla pista di decollo. forse una volpe, o una molfetta che gli ha attraversato la strada, chissà. poi lo vedo fare inversione ad U, ma penso che sia solo la mia fantasia malata. addirittura mi sembra di rivedere il gate, ma penso ad una allucinazione da panna cotta e limoncello.

finché il comandante ci dice, con garbo e simpatia, che è dovuto tornare indietro perché aveva dimenticato il gas aperto, che sua moglie non gli aveva dato il bacio della buona sorte, che la hostess si era rotta un tacco e che - particolare irrilevante - avevano dimenticato uno sportellino aperto, da qualche parte, sulla fusoliera dell'aereo. son cose, signora mia, son cose. sa come succede, uno cerca di recuperare un bagaglio per buttarlo a mare, e capita che si dimentica di chiudere la porta. tutta colpa degli zingari, dell'aumento del petrolio e di questo passo chissà dove andremo a finire.

ma tutto è bene quel che finisce bene, soprattutto quel che finisce.
l'avioplano è partito senza altri rallentamenti, con giusto un'ora di ritardo.

ma lo ammetto, oltre al signor B è stata anche colpa mia: mai mai mai acquistare un volo alitalia con scalo a milano e non controllare che l'aeroporto di arrivo è linate e quello di partenza è malpensa.

venerdì 8 agosto 2008

saluti e saluti

io, quello che dovevo fare, l'ho fatto.
signori e signori, arrivederci, ci vediamo tra qualche settimana.
o forse non ci vediamo più, ninzò.

nel frattanto, statemi bene, fate anche voi quello che dovete fare, e se proprio non lo volete fare, non fatelo.

cià

mercoledì 6 agosto 2008

Metropolis Pt. 2 - Scenes from a memory

continua da ieri

capitolo II - il cambio.

cadòrna, fermata cadòrna.
l'attesa per la metro verde, verde speranza, verde come il colore verde che ormai la mia faccia ha assunto da almeno un quarto d'ora. verde come l'odore verde del muschio, del prato, dell'erba appena tagliata nel parco di casa mia, a caserta, nelle giornate di sole quando non andavo a scuola.
s. ambrogio. non resisto. lo sento, sto per esplodere. non mi controllo, non lo controllo. inizio a recitare i salmi, il signore è paziente e pietoso, non si può misurar la sua grandezza. s. agostino. luci e ombre, la vista si appanna, ero seduto, ero in piedi, ero sudato, sudo. non lo so più, non sono più io, sono uno spettro che guarda me stesso da fuori, non sento doore. mi mordo le guance. su pascoli erbosi mi fa riposare.
porta genova. è la fine, io fino a romolo non ci arrivo. scendo ho bisogno di aria, lo vedo è un autobus: sta passando, è lui, è il mio. lo prendo al volo. mi muovo come un pinguino, soffro, chi ci è passato lo sa, chi ci crede, forse lo immagina.
dio del colon, di tutte le cose visibili e invisibili, abbi pietà di me. salgo.

capitolo III - la resa
vicino alle porte, troppe fermate mi aspettano, non ce la farò mai, le forze mi abbandonano, ci rpovo a farmi coraggio, ma ormai non serve.
la madre cicciona con la faccia di kathy bates mi guarda e avvicina il suo piccolo, lo stringe intimorita neanche avesse visto un maniaco.
il maligno mi tenta, la voce sulla spalla mi ripete Lasciati andare, cosa vuoi che sia? chi vuoi che ti riconosca? abbandònati, scavalla e lascia fluire, ti sentirai meglio. tremo, sudo freddo, forse rantolo. gli occhi si rivoltano verso l'alto, ma l'angelo buono cerca di farmi ragionare. Cosa farai dopo? come arriverai a casa? lo sai che poi dovrai solo dare fuoco ai vestiti? ma i crampi offuscano la sua voce e il mio cervello. l'autobus è fermo, voglio abbandonarmi: scendo, solo una fermata, aria pungente della sera d'inverno. ti prego resisti ancora un minuto resisti ti prego non farlo non farlo ti prego ti prego non farlo resisti vorrei quasi tapparmi con le mani, impedire il disastro, ti prego puoi farcela come ci torni a casa ti prego ad acque tranquille mi conduce è un passo è un ristorante lo vedo è a un passo non temerai alcun male è chiuso poi dice che uno non crede lo vedo è un'altro saran cento metri posso ancora farcela. cammino, striscio, arranco, mi aggrappo, le strisce, il semaforo, le fitte, i crampi, dolore immane, la porta, calore, persone, nessun cliente: che posso usare il bagno? prego faccia pure, in fondo alle scale.

epilogo
- papà, cosa vuol dire tutto questo?
- vedi figliolo - disse norberto sistemando il suo pargolo sulle ginocchia - quando sarai grande, e lavorerai per una grande società in una grande città, e sarai lontano da casa, un giorno potresti aver voglia di ordinare del sushi take away, in un ristorante che non conosci.
ecco, ricordati di michele, e non lo fare.

martedì 5 agosto 2008

Metropolis Pt. 1 - The miracle and the sleeper

prologo: milano, gennaio 2007.

una città fredda e grigia può presentare insidie e tranelli a chi - come me, ingenuo ed inesperto, terrone nell'animo e nel corpo - si affaccia alle sue porte col candore della gioventù e l'entusiasmo della scoperta.

fredda, milano, ma non più del solito e la giornata in ufficio era passata grigia e sfocata come tante. lavoro di routine, problemi di routine, soluzioni di routine.

ero lì già da qualche mese, all'epoca vivevo nei pressi di romolo, in un residence gestito da rocchettaripancabbestia maniaci dell'ordine e della precisione, ma con un'idea grossolana di privacy. tuttavia, il posto era pulito e - soprattutto - rimborsato, il che lo rendeva pregevolissimo agli occhi miei e del mio conto corrente.
ma lavoravo da tuttal'altra parte, a via mecenate.

a guardarlo sulle mappe non è poi così lontano, saran stati sì e no dieci chilometri, ma coi mezzi era particolarmente scomodo da raggiungere, e questo senza contare l'handicap di quella sera.

era ancora il periodo natalizio, e per le strade le luci e gli addobbi riscaldavano un poco quelle serate solitarie e un po' tristi; ma il passante ferroviario è un buco nero che ingoia tutta la luce e l'atmosfera, e il tempo e lo spazio si perdono nelle voci metalliche e nelle lampade al neon, lasciando solo la cognizione di se stessi, poveri in balìa di poveri pendolari.
qualcuno una volta mi ha detto che il passante ferroviario è stato fatto coi treni di un'altra tratta, e li prendeva tutti i giorni s'è visto appiedato da un giorno all'altro.

quella sera ero sul dieci, che fermava a porta venezia. da lì metro rossa e poi metro verde, prima di un ultimo tratto a piedi. lo facevo tutte le sere, lo conoscevo bene. a porta venezia i miei colleghi mi chiedono se va tutto bene.

ero pallido, sudavo freddo e non sapevo cosa rispondere. li lascio andare: tanto non avrebbero potuto fare niente.

capitolo I - l'attesa
rossa come il sangue, rossa come la rabbia rossa del toro, come la passione, come il fuoco che m'arde dentro: rossa la metro rossa che non arriva. mi muovo da una panchina all'altra, cerco di respirare ma l'odore di elettricità statica, di pensiline e di ferro di rotaia sfregante su ferro di binari mi nausea. posso ancora gestirmi, lo so, ce la posso fare. ho vissuto situazioni peggiori, al liceo era una cosa quotidiana, posso resistere. sono ancora a livelli accettabili.
arriva, piena come un uovo, e si muove al rallentatore, con le fermate che sembrano dilatarsi nel tempo come nei film, come quando sai che sta per succedere qualcosa di grave.

palestro. mi muovo, cerco di leggere, cerco di distrarmi, il dolore cresce, monta dallo stomaco e mi toglie il respiro. faccio finta di non pensarci. s. babila. mi alzo, cammino, mi siedo la gente comincia a guardarmi strano. un po' mi agito. duomo. passa. è passato? ancora un momento di pace, niente guerre intestine. cordusio e cairoli m'illudono. mentono sapendo di mentire, mi dicono che il dolore è passato, che le fitte si sono fermate e che posso arrivare a casa sano e salvo. puttane. non bisogna mai fidarsi delle fermate della metro. mai. mentono e ridono di te, soprattuto se credi di avercela fatta.
cadòrna, fermata cadòrna.

continua domani...

mercoledì 30 luglio 2008

la parola più bella del mondo

il chianghiere tiene la chianga, è quello che vende la carne, le sarcicce, lo spezzatino, le fettine, il macinato, che mi dà un chilo e mezzo di rosbif che stasera ciò ospiti? quello lì.
il chianghiere è il macellaio, per i comuni mortali, ma quello che macella, che passa la vita tra le carcasse di animali morti, chepperò chiamarlo solo macellaio è riduttivo perché quando dici chianghiere lo sai che stai dicendo una parola importante, mica come quando dici macellaio.
io ero piccolo, chessò, otto nove anni, e a volte il sabato pomeriggio andavo a fare la spesa coi miei, e andavamo anche da prisco 'o chianghiere, e prego dio che tutti si soffermino sulla g a lungo prima di stendere al massimo possibile il suono di quella i.
chianggghiiiere.
con la g dolce e muta, senza esitazione, ma non ostentata.

e prisco 'o chianghiere ci vendeva pure 'a tracchiulella, quando mia madre voleva fare il ragù alla domenica mattina, e io mi ricordo che faceva svuish, svuish, clang, clang, svuish, svuish, con il coltello e quella che io chiamavo la lima, ma che non era una lima perché serviva per affilare il coltello, e svuish, svuish, clang, svuish, destr, sinistr, destr.

prisco 'o chianghiere parlava parlava parlava, e noi stavamo le ore e le ore da prisco 'o chianghiere, perché a noi ci doveva fare il trattamento specIale, ché eravamo clienti affezionati, e ogni volta che entrava un altro cliente doveva spicciare prima a quell'altro là, così ci avrebbe dato a noi la carne più meglio, diceva. d'altra parte, quando andavamo da prisco 'o chianghiere ci andavamo col furgoncino, ché non prendevamo mai meno di mezza vacca.

forse perché tutte le volte che mia madre diceva 2 chili, lui diceva sempre So' 8 chili, che faccio, lascio? mamma diceva Vabbè.

il chianghiere, mi è tornato in mente oggi, quelle figure che attraversano l'infanzia di una persona e che lasciano una traccia, in un modo o nell'altro.

bella parola, chianghiere, ma comunque - secondo me - la parola più bella del mondo è agrimensore.

martedì 29 luglio 2008

non esiste più la mezza stagione

oggi è una giornata come ce ne sono poche: sto lavorando.
in una delle innumerevoli pause caffè ho incontrato gianni, collega belganerlandofono, col quale avrò scambiato sì e no 12 parole in un anno.
d'altra parte anche lui non è che sia proprio un tipo che si può definire loquace, ma non sono qui per giudicare.

mentre si godeva la sua coca ghiacciata, mi ha confessato che questo tempo lo sta uccidendo.
«il caldo, amico mio, il caldo.
mi domando in questo modo dove andremo a finire.»

è vero, in questi giorni è abbastanza caldo, anche io ne ho un po' sofferto, stanotte, tanto che ho dovuto togliere il piumone.

d'altra parte, m'ha confessato gianni, quando di giorno ci son più di 25 gradi, lui la notte proprio non riesce a dormire.

lunedì 28 luglio 2008

cose che non vorresti mai sentirti dire (con annessa compartecipazione post-moderna)

cosa: «scusa, mi presti il deodorante? sai, devo andare al cinema con mia moglie.»
chi: un collega del collega.
dove: nello spogliatoio del campo di calcetto.
quando: dopo la partita.
perché: perché non si era fatto la doccia.

è successo 10 giorni fa, ma ancora mi vengono i brividi, se ci ripenso.

(e voi? avete qualcosa di simile da condividere? compartecipate pure, non siate timidi)

giovedì 24 luglio 2008

l'uomo che negava di essere enzo

erano pani ed erano carciofi, ma non li biasimava per questo.
dagli scacchi della sua tovaglia bianca e rossa si intuiva un'esistenza solitaria e disordinata.
la sua stessa camicia si rifiutava di trattenere il suo odore, e il suo unico conforto, in giornate come quella, erano i dischi in vinile che gli aveva lasciato sua madre prima di andare via per sempre.

"enzo - gli disse - per me è giunto il momento di lasciarti, ma ricorda sempre, quando ti sentirai triste e solo, metti su uno dei miei dischi, uno a caso, da aprire come certe persone aprono il vangelo.
mettilo su, e ascolta con attenzione, oppure non ascoltare affatto, ma lasciati in ogni caso trascinare dalla corrente dei ricordi e della musica. in quei momenti, ti accorgerai di essere piccolo, piccolissimo, forse ti verranno anche le lacrime agli occhi, ma la tristezza sparirà e non sentirai alcun dolore. sarà un'epifania, e nella musica rinascerai ogni volta, e ogni volta.

ma adesso lasciami andare, e, te ne prego, qualunque cosa succeda, non telefonarmi."
così il piccolo enzo rimase solo, a quarantadue anni, nel luminoso appartamentino di via colza, sul lung'arno.

erano pani, ed erano carciofi.
ma a questo punto, non gliene importava più nulla, e preso da un'ondata di malinconia, mise il primo disco che gli capitava sotto mano, e si lasciò cullare dalla musica, proprio come sua madre gli aveva detto di fare.
le lacrime vennero, e andarono via, proprio come sua madre gli aveva detto, e proprio mentre stava per prendere la cornetta, uno squillo improvviso lo destò dai suoi pensieri.

"salve, è la telecom, parlo col signor enzo?"
"no".

(titolo gentilmente offerto dal signor catalanoguido)

mercoledì 23 luglio 2008

non è tutto oro quello che luccica

oggi inizio a fare un elenco delle cose negative della vita in belgio, perché non si può sempre parlare bene, e quanto è bello di qua, e come si sta bene di là. è ora di guardare in faccia la realtà, e lo faccio con un episodio scandaloso, successo qualche tempo fa ad un mio amico.
il povero sventurato ha ricevuto una mail dal suo datore di lavoro, mail della quale riporto il contenuto, quasi inalterato.

caro pericle,
diceva la mail,
visto che il costo della vita è aumentato, anche se sei l'ultimo degli stronzi, ché ti abbiamo assunto si e no da tre mesi (ma ti ho già ritoccato lo stipendio dal primo mese, ché ci eravamo capiti male e io ti davo di meno)(per quanto sul contratto mi pareva pure abbastanza chiaro, ma non fa niente), abbiamo deciso di darti un aumento del sei percento, perché secondo noi l'aumento del 2 percento previsto come adeguamento all'inflazione è troppo poco.
lo so, lo so, non era quello che ti aspettavi, ma purtroppo bisogna accontentarsi e tirare un po' la cinghia: siamo una piccola realtà e di più non possiamo fare.
in ogni caso, ci vediamo questo fine settimana, per la solita cena aziendale offerta dal megadirettore galattico.

saluti,
peppino van der kinderen, amministratore delegato della p.p.p. import-export.

ecco, uno schifo del genere in italia non sarebbe mai successo.
l'inflazione sale e tu che fai? senza neanche aspettare le riunioni sindacali prendi e mi aumenti lo stipendio del 6 percento? dico, ma ci rendiamo conto? io non ho parole, questa è una violazione della dignità del lavoratore!
dov'è la battaglia? il sangue? eh? dove sono i tavoli di trattativa?

monarchici che non siete altro, ma hadda venì baffone.

martedì 22 luglio 2008

del perché si è felici che certi eventi capitino una sola volta nella vita

avrò avuto undici, dodici anni al massimo, ed ero in sicilia, in vacanza coi miei.
a dire il vero non sono sicurissimo che fosse proprio in sicilia, né che fosse proprio durante quella vacanza, ma mi ricordo una quercia, grandissima, un campo enorme, terra brulla e arida, e il calore soffocante.
ero con mio padre, di questo ne sono più che certo, e c'era uno zio.
quando eravamo piccoli, per noi erano tutti zii, i grandi. era una forma tipica del sud italia: signore o signora era troppo distaccato, il "lei" era una forma ancora sconosciuta, e dare del "tu" semplice era forse troppo poco rispettoso, per cui ecco che diventavano tutti zii.
ma sto divagando.
avrò avuto undici, dodici anni al massimo, dicevo, e mi ricordo questa luce abbagliante e mio padre, magrissimo allora, che mi porgeva un frutto, oblungo e marrone, piatto, schiacciato, quasi inodore.
in napoletano, le carrube le chiamano 'e sciuscelle e io morsi come faceva lui, coi molari, che sembravo uno di quei vecchi attori che strappano via la punta del loro enorme sigaro.

non sapevo che fine avesse fatto questo ricordo, era nascosto in qualche angolino della mia memoria, fino a qualche sera fa, quando a casa dei miei uno spot alla tivù, in cui si parlava di carrube, lo ha tirato fuori dal suo nascondiglio polveroso.

e ridendo, ho confessato a mio padre quello che quel pomeriggio di tanti anni fa non ebbi il coraggio di dirgli.
babbo, gli ho detto, io la carruba l'ho assaggiata, tanti anni fa, e solo per quella volta lì, ma io il sapore me lo ricordo, come potrei dimenticarlo, babbo? i me lo ricordo, secondo me la carruba è un frutto che sa di merda.
beninteso, non che io l'abbia mai assaggiata, la merda, ma sono sicuro che se dovessi figurarmelo, in qualche modo l'accosterei alla carruba.
mio padre ha riso, ma alla fine mi ha dato ragione.

provatela, anche voi, e poi mi farete sapere.
la carruba, dico.

giovedì 17 luglio 2008

amleto ci fa una pippa

- e se il nonno c'aveva tre palle?
- era un flipper.
- se c'aveva il trolley?
- era un tram.
- se pisciava petrolio?
- c'avevo l'agip.

niente, sono gli unici commenti che mi sono venuti leggendo il titolo della lettera di celentano ai corinzi. o ai filippesi, non ci ho fatto caso.

lunedì 14 luglio 2008

post veloce veloce (ovvero: disperato bisogno di ammore 2)

ricordo, agli insulsi lettori di questo insulso blog, prima di partire per altrettanto insulse località marittime (per ballare le ancora più insulse canzoncine latinoamericane) di fare una puntatina all'avis e donare un po' del vostro sangue.
in alternativa verrò io stesso nottetempo, armato di secchio e mazza ferrata, a prelevare il plasma necessario presso le vostre case ( lasciate la finestra aperta, per favore).
grazie.

venerdì 11 luglio 2008

inviatemi pure

talvolta ho come la sensazione che me le vado a cercare.

per esempio stasera, ho inserito il modulo per inserire i commenti proprio qui, appena sotto il post, si vede?
adesso dovrebbe essere più veloce inviarne.

approfittatene.

giovedì 10 luglio 2008

andrà tutto bene, john

decidi di cambiare il gestore delle finestre su linux.
decidi di ricompilarlo, ché fa figo.
decidi di usare una guida che ti dice come farlo, in un paio d'ore.

compila.


Overall time for kdesupport was 44 minutes, and 50 seconds.
Overall time for kdelibs was 2 hours, 2 minutes, and 5 seconds.
Overall time for kdepimlibs was 32 minutes, and 11 seconds.
Overall time for phonon was 6 minutes, and 29 seconds.
Overall time for kdebase was 5 hours, 47 minutes, and 25 seconds.

Totale: 9 ore e 11 minuti.

scopri che gli effetti grafici che volevi non ci sono.
trova una guida che ti spiega come mettere le cose a posto.
c'è scritto che prima di compilare dovevi fare delle cose.
falle.
ricompila.

Overall time for extragear/multimedia was 1 hour, 2 minutes, and 58 seconds.
Overall time for kdelibs was 2 hours, 2 minutes, and 37 seconds.

Tempo totale, da aggiungere al precedente: 3 ore, 39 minuti e 58 secondi

scopri che gli effetti grafici che volevi non ci sono.
besstemmia in aramaico.

poi dici che la gente passa a mac.

lunedì 7 luglio 2008

curiosità uccise il gatto

Warning: explicit content

ogni mattina, in asia, un operaio si sveglia, e sa che dovrà correre.
ogni mattina, in asia, un paradoxurus hermaphroditus si sveglia e sa che dovrà correre.

il primo andrà in giro per piantagioni e fare il raccolto.
il secondo andrà in giro per piantagioni a fare la semina.

ogni mattina, in asia, un operaio si sveglia e sa che dovrà fare una scansione accurata di una piantagione di caffè, e curvo, la schiena a pezzi, passerà la sua giornata alla ricerca di ciò che ha seminato il paradoxus, preziosi snickers di merda, fumanti barrette ricoperte di croccanti praline al caffè.

che renderanno ricco il padrone della piantagione.

eh già, perché il paradoxurus, luwak per gli amici, ogni giorno sceglie "per ragioni solo a lui note (cit)" quali bacche di caffè mangiare. chicchi che poi ripropone, ogni giorno (come tutti gli esseri viventi regolari)(tranne alessia), trasformandoli nella forma e nella sostanza.
chicchi che vengono estrapolati, dal frutto di questa trasformazione, ripuliti, selezionati, tostati e, infine, macinati.

una selezione di esperti gusterà il prezioso nettare per autorizzarne la vendita: cinquecento euri al chilo, da 5 a 15 euri la tazzina. sono curioso di provarlo, confesso. son curioso, anche, di sapere chi mai sia stato il primo uomo a selezionare, tostare, macinare e - infine - bere questa preziosissima merda secca.

ad ogni modo, che tu sia operaio o paradoxurus non importa: quando pagherai 15 euro un espresso, non chiederti il motivo di quel retrogusto fruttato di cannella con lievi note di liquirizia e cacao.

venerdì 4 luglio 2008

è la paura la causa di tutte le nostre paure

ieri sera sono arrivato a casa alle undici.
sì, sono uscito tardi dall'ufficio, ma non così tardi, saran state le sette, sette e un quarto.
ho preso il tram, appena uscito, e non ha fatto nessun ritardo, non ha avuto nessun problema, niente di niente, nemmeno le sue tipiche inchiodate che fan cadere i vecchietti.
eppure sono arrivato a casa alle undici.
non mi sono fermato a fare la spesa, avrei dovuto comprare il pane, ma - sceso dal tram - ho aspettato quei cinque minuti cinque l'autobus, perché sono fondamentalmente pigro, e fare quel chilometrello a piedi, quando piove, mi dà un po' noia.
sì, ieri pioveva.
e sono salito sull'autobus, deserto, che non eran neanche le otto.
appena salito, l'autista mi ha guardato un po' male, e lì ho intuito che la serata stava per prendere una brutta piega.
infatti, sono arrivato a casa alle undici.
eppure l'autobus, appena sono salito, è partito sgommando. l'autista ha imprecato in fiammingo perché un altro autobus, davanti, s'intratteneva al semaforo verde, dando spiegazioni a un passante.
e lui, il mio autista, dico, continuando a imprecare, ha messo la retro, ha fatto per superare l'autobus che lo precedeva e ha inchiodato. perché l'altro autista, intanto, era ripartito, e il semaforo era tornato rosso.
ma non è successo niente, non ci hanno mica tamponato, anche se... ad ogni modo, sono arrivato a casa alle undici.
i bianchi baffoni dell'autista fremevano, immaginavo anche un filino rosso sangue negli occhi e una vena pulsare sulla fronte ossuta, ma mai mi sarei aspettato un'altra partenza bruciante allo scattare del verde. e men che meno mi sarei aspettato un'altra inchiodata, mezzo secondo dopo, nel tentativo disperato di infilarsi tra un vicolo e l'altro autobus, bloccando sia l'altro senso di marcia che le auto all'incrocio.
mi ha colpito il fatto che il tipo nella macchina bloccata dalla manovra evasiva di baffone non sia sceso col cric.
d'altra parte i belgi son persone civili.
ero terrorizzato dalla guida del folle, che bruciava le fermate, schizzava le persone in attesa e lampeggiava alle macchine che secondo lui andavano piano. sempre imprecando in fiammingo.
io mi tenevo aggrappato alla sedia pregando tutte le divinità pagane e non.
in preda al panico ho prenotato la mia fermata, ma ho sbagliato, e l'ho fatto fermare a quella precedente. baffone, vedendomi esitare e non scendere, è finalmente uscito di senno, ha cominciato a ululare e a sbattere la testa sul volante.
ormai completamente vinto dal terrore, mi son nascosto in un angolino remoto e son rimasto lì fermo, a tremare, finché l'autobus non s'è fermato.
a liegi.

e niente, sono arrivato a casa alle undici.

giovedì 3 luglio 2008

io, certe volte, sono cose.

è da un po' di giorni che mi capita.
la memoria mi abbandona all'improvviso, sul più bello.
così, per esempio, mentre sto pensando a qualcosa da scrivere qui su questo blog,
e c'era quel tipo che continuava a fissarmi, e son scoppiato a ridere.

venerdì 27 giugno 2008

teorema

ipotesi:
un uomo è a capo chino sulla sua scrivania.
è da almeno dieci minuti che si dispera perché non ha ancora trovato il punto di domanda su quella cazzo di tastiera azerty.

tesi:
è venerdì.

giovedì 26 giugno 2008

moriremo tutti!

il mio villo intestinale ha coercitivamente imposto un silenzio stampa negli ultimi due-tre-sette-troppi giorni.
siccome che se non scrivo qualche siocchezza, mi dicono che poi la gente si dimentica di me e non mi seguono più
- MA -
siccome che se scrivo qualche siocchezza, poi mi dicono che se devo scrivere una siocchezza allora è meglio che non la scrivo,
- DUNQUE -
ecco che vengo qui a chiedere scusa.
perché mi metto nei panni del povero lavoratore belga, quello che proprio oggi s'è svegliato tardi, che per la fretta non s'è fatto il bidè, quello che ha fatto colazione mentre si lavava i denti, quello che - consapevole della drammaticamente tarda ora si è visto costretto a parendere la macchina, ritenendo fallacemente che siffatta soluzione l'avrebbe aiutato, perché a quell'ora, il traffico...
sì, dico a te, esecrabile ritardatario, che sebbene io ti consideri parimenti colpevole, sono qui e ti chiedo scusa.
scusa perché neanche tu potevi immaginare che proprio stamattina, qui, nel pieno centro di brussella, il traffico sarebbe stato bloccato per ore e ore, a causa anche mia.
ma la sicurezza, lo sai, viene prima di tutto.
e d'altronde neanche io sapevo che stamattina sarebbero scattati tutti gli allarmi antincendio antirapina antifurto antipanico antipatico antistaminico antibatterico antiribonucleico, e che avremmo dovuto evacuare l'edificio.
evacuare.
l'edificio.
cinquemila persone.
ma si chiama esercitazione annuale, giovine automobilista esaurito, non è solo colpa mia.
c'erano anche pompieri e ambulanze, vedi, c'era anche la polizia che coordinava tutto e tutti.

lo so, lo so, e ti ho gia chiesto scusa, mio miserabile relitto umano. adesso smettila di prendertela coi miei congiunti.

martedì 17 giugno 2008

l'autore di questo blog...

secondo me, vuole abbuscare!



licenze d'uso

attenzione.
questo messaggio è dedicato a tutti gli evasori fiscali, ai truffatori, agli iscritti nel registro degli indagati, ai terroristi internazionali, ai narcotrafficanti, insomma a tutti quelli che per un motivo o per un altro si ritrovano iscritti nelle liste dei cattivoni secondo il governo degli stati uniti d'america: voialtri non potete scaricare né utilizzare oracle database server express edition.

qualcuno informerebbe silvio berlusconi, per favore?

lunedì 16 giugno 2008

autori vari

c'era un'edicola vicino casa mia, quando ero piccolo, e c'era un edicolaio nell'edicola, che mi era un poco antipatico.
però, all'epoca, quella era l'unica edicola che c'era vicino casa, che ci si poteva andare a piedi, perché allora, tanti anni fa, nella zona dove abitavo io c'eran poche case, tutti condomìni, e niente altro. ma un po' più lontano c'era questa edicola qua, attaccata a una salumeria, e c'era questo edicolaio qua, che era anche un poco antipatico.
a volte mia madre mi veniva a prendere a scuola con la macchina, e quando passava per la salumeria io scendevo per andare all'edicola, e ci andavo a caomprare topolino, ché quand'ero piccolo io leggevo topolino (anche fino a quando non ero proprio piccolo piccolo, ma vabè, non è che voglia parlare di topolino o della storia della mia infanzia).
e stamattina mi è tornato alla mente questo edicolaio qua, di questa edicola di tanto e tanto tempo fa, un'edicola che c'è ancora, ma non è più la stessa, che non è neanche più dello stesso edicolaio, lo so, perché quando ormai ero un ragazzo quel signore edicolaio morì (o morse) e io ci rimasi un po' male, perché sì, era antipatico, ma non così tanto. in fondo a lui interessava solo giocare le schedine del totocalcio. però, mi ricordo, ci andavo proprio spesso, da quell'edicolaio, e oltre a topolino, compravo anche le riviste di compiuter (ma anche questa è un'altra storia), che costavano cinquemila lire, me lo ricordo, e compravo anche i libri, tanti libri, ché lui c'aveva i libri che addirittura costavano mille lire. erano quelli scritti piccoli piccoli, quelli che la sera dovevi lasciare accesa la luce grande, in camera, sennò con quella sul comodino si vedeva comunque poco e dopo un po' ti lacrimavano gli occhi. quei libri che ho continuato a comprare per anni e anni, fino al liceo e anche un poco di università, finché, da un giorno all'altro, non sono più usciti. me lo ricordo, ne compravo un sacco, di quei libri lì, a mille lire, ma qualche volta, quando avevo messo qualche soldo da parte, compravo anche le videocassette, ma sempre quelle con le riviste o tipo quelle che eran la prima uscita di qualche raccolta, perché costavano di meno, mentre le altre uscite sarebbero costate almeno il doppio.
e stamattina, dicevo, mi è tornato alla mente questo edicolaio qua, di tanti anni fa, dove compravo topolino, e le riviste per compiuter, e i libri, e le videocassette. mi è tornato alla mente, vivo e vivido come fosse stato ieri, un episodio preciso, di una volta che comprai a mia madre una bella videocassetta, con in regalo un libro. l'idea era quella di regalare a lei la videocassetta e tenere il libro per me.
la videocassetta era "non ti pago", di eduardo de filippo, me lo ricordo perfettamente. ce l'ho ancora, quella cassetta, anche se il mio videoregistratore ormai è morto da qualche anno. ma, dicevo, mi son ricordato del libro, quel libro incartato, una sorpresa, come per dire Eccomi, sono proprio io, il regalo, e io già immaginavo chissà quale splendido romanzo, quale meraviglia letteraria.
la videocassetta era "non ti pago", di eduardo de filippo, e l'abbiamo vista quella sera stessa.
il libro, invece, era tumori e timori, di autori vari.

mercoledì 11 giugno 2008

consapevolezze degli uomi sessuali

due anni fa, l'amica di mia sorella mi ha regalato un maglioncino bianco, di quelli con la zip.
ieri mattina l'ho messo, perché faceva un po' freddo.

a sera, in autobus, la mia mente razionale non è stata in grado di dare risposta a tre domande via via più inquietanti:
è peggio indossare ancora lo stesso maglioncino dopo tanto tempo, scoprire che la ragazza seduta di fianco a me ce l'ha uguale o essere consapevoli che la tipa è talmente cicciona, ma talmente cicciona che il maglioncino sta meglio a me?

lunedì 9 giugno 2008

orgoglio o pregiudizio?

immagina di essere in treno.
sei con la tua famiglia e trovi gli unici quattro posti liberi a fianco di una mammina con 3 bambini medio piccoli.
da perfetti italiani, tu e la tua famiglia pensate, e lo dite anche, Che sfiga, siamo capitati proprio di fianco ai bambini. adesso minimo ci renderanno il viaggio un inferno, inizieranno a fare casino, a piagnucolare, la piccola vorrà stare in braccio alla madre, la sorellina grande sarà gelosa... già lo so, un viaggio da incubo.
questo si chiama pregiudizio: come dice il signor de mauro altro non è che una "opinione fondata su convinzioni personali che non si basano sulla conoscenza diretta di fatti, persone, cose, ma su semplici supposizioni o convinzioni correnti che possono indurre in errore".

infatti, dopo aver fatto tutte queste supposizioni, immagina la famigliola nella più totale tranquillità. immagina tutti e tre i bambini (il più grande avrà avuto otto anni), a leggere dei libri. tutti e tre. d'accordo, la piccolissima faceva dei disegnini, ma gli altri due leggevano, eh, leggevano proprio dei libri, libri veri, quelli senza le figure, quelli che in italia non si vendono. mentre la madre scriveva.

questa, invece, si chiama civiltà. non c'è bisogno del signor de mauro per capirla, tra l'altro non si può nemmeno rinchiudere in una misera definizione. è uno di quegli spettacoli che ti fanno capire quanto siamo indietro rispetto al resto del mondo.

ecco. immagina, dunque, una famigliola felice che si muove in treno, per passare il fine settimana in un'altra città. una famiglia chiacchierona e pure un poco chiassona. la immagini?
bene.
immagina che il bambino di otto anni ti chieda qualcosa in un'altra lingua, qualcosa che tu non capisci grammaticalmente, ma che capisci perfettamente nel significato più profondo: immagina che ti chieda di fare meno casino, ché sta leggendo.
questa si chiama figura di merda.

venerdì 6 giugno 2008

a volte la migliore musica è il silenzio

chiedo scusa per questo lungo periodo di silenzio: ho preso l'influenza e sono completamente afono.
anche queste poche parole mi costano una grande fatica.
spero di tornare in forma al più presto, ché c'ho un sacco di cose da raccontare.

ah, dimenticavo: ultimamente ho fatto 30 anni, sarà stato questo il motivo del mio crollo, vallo a sapere.

nel frattempo, contribuisco all'abbattimento di qualche foresta di eucalipti, vista la quantità di caramelle balsamiche che continuo a consumare ininterrottamente.

statemi bene

lunedì 26 maggio 2008

il nesso di causalità

a volte le scoperte più importanti avvengono per caso.
certo, mi si potrebbe obiettare che la mia è una scoperta dell'acqua calda, o peggio, che è una cosa saputa e risaputa, ma scoprire da soli, anche una cosa semplice come l'acqua calda, è sempre un piacere.

la mia scoperta di stamattina, ad esempio, è legata al nesso di causalità. quella cosa che dici se un bicchiere cade per terra da un'altezza decente (causa) è facile che si rompe (effetto). e potrei andare avanti per una buona mezz'ora a fare esempi di causa-effetto, ma tanto sono sicuro che siete un pubblico sveglio, mi avete già capito.

ecco, la mia scoperta, dicevo, si potrebbe definire un nesso di causalità al contrario, insomma, un non nesso, cioè una cosa che pare essere una causa, ma poi, alla fin fine, causa non è.

ecco, il non nesso di causalità che ho scoperto, stamattina, dopo avere fatto la doccia, dopo avere fatto colazione, è che nei paesi nordici, come la francia, la germania, il belgio, eliminare i bidè (causa) non elimina il rischio di squaraus (effetto).

mercoledì 21 maggio 2008

una nuvola e sette cioccolatini

era una giornata di quelle che sembra la primavera. a pensarci bene, era davvero primavera, ma quella era una di quelle giornate che ti ci fan proprio pensare, alla primavera. e allora di andare a scuola non se ne parlava proprio, ché nelle giornate come quella si deve star fuori a prendere il sole, e il vento, e tutti gli odori cui pensi quando pensi a una giornata di primavera. e lui allora è uscito ed è andato in giro per i negozi che avevano i giocattoli nelle vetrine, ma non c'è rimasto per molto tempo, e ha ripreso a camminare, ché era una giornata di quelle che ti fan pensare alla primavera, e allora non è bello stare in giro per i negozi che vendono i giocattoli. così ha comprato un cioccolatino. ne avrebbe voluti comprare sette, ma in giro non c'erano bambini ai quali poterli regalare, così è salito su un autobus a caso, senza guardare il numero. uno di quegli autobus che si prendono quando non sai dove andare, ma quando è proprio lì che vuoi stare.
era contento, sull'autobus, perché era un autobus che andava verso il tramonto, e lui aveva veramente voglia di vedere il tramonto, infatti, proprio mentre scendeva dall'autobus, una signora gli ha sorriso.

quello che le donne non dicono

come quasi ogni martedì sera, io e collega italiano siamo andati a giuocare al giuoco della pallamuro, ché se lo chiamo pallamuro ha una sua dignità, mentre se lo chiamo squash mi dà troppo l'idea di un problema intestinale. che c'hai oggi? ti vedo strano. ma niente, ho un po' di squash, saranno state le cozze.
ma non divaghiamo.
dicevo, ieri, io e collega italiano abbiamo fatto la nostra solita partita a pallamuro, e dopo essere stato massacrato come al solito, abbiamo fatto la solita sauna.
ecco, alla palestra dove giuochiamo a pallamuro c'è una saunetta piccina, che quattro persone ci stan proprio strette, e questa saunetta ha due porte, una che dà sullo spogliatoio maschile, l'altra su quello femminile.
ovviamente, non è mai capitato di trovarsi in situazioni promiscue, del tipo con provocanti fanciulle fiamminghe tutte curve, coperte solo da un microscopico telo bianco trasparente, reso ancora più provocante e sensuale dalla pelle imperlata delle giuovani fanciulle... ecco, niente di tutto questo, mai, sebbene sia per me che per collega italiano credo sia un desiderio inespresso. e tanto per cronaca, non è che le fanciulle (rare) che giuocano a pallamuro nella nostra palestra siano poi questo idillio, eh. uno per questo c'ha la fantasia...
ma sto ancora divagando.
dicevo, ieri, mentre sauneggiavamo, abbiamo sentito due ragazze dall'altra parte dello spogliatoio che parlavano e parlavano e dicevano tutta una serie di cose che voi umani non potreste neanche immaginarvi.
discorsi complessi, risatine, ammiccamenti (lo so, non le vedevamo, ma sono sicuro che ammiccassero), urlettini, e poi tante allusioni e tutte quelle cose lì che si dicono le donne quando credono di non essere sentite. roba sconcia, eh, roba pesante.
roba che se riportassi quello che ho sentito vi farebbe diventar tutti rossi dalla vergogna.
beh, almeno credo.
già, perché io non capisco una parola, di fiammingo, ma sono sicuro che perlavano di cose sconce, perché l'ho sentito, son sicurissimo di averlo sentito, sì, che a un certo punto han detto proprio schwanstuck.

martedì 20 maggio 2008

gooood morning, vietnam!

Leggendo questo titolo, ho come il presentimento che presto alessia marcuzzi farà la pubblicità alla Compagnia delle Erbe

Non so voi, ma io comincio seriamente ad avere paura.