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lunedì 26 ottobre 2009

prendi due, paghi tre

ora, io non voglio dire che etichettare sia necessariamente una cosa giusta o necessariamente una cosa sbagliata. chessò, se ci pensi, dire "gli italiani sono tutti mammoni" è - in fondo - una brutta etichetta, ché oltre ai mammoni ci son pure i papponi, ma non voglio scendere nella politica. d'altra parte, nemmeno sono abituato a comprare i fagioli in barattolo senza sapere che sono veramente fagioli in barattolo, puta caso era un barattolo senza etichetta. insomma, ci son quelle volte che l'etichetta mi serve, eccome.
come al solito, in medio stat virtus, in hoc signo vinces e quam minimum credula postero.
poi però succedono quelle cose che tu ti arrabbi, perché ormai ti sei fatto una tua idea, hai anche deciso in che modo ti devi comportare, sì alle etichette su barattoli-bottiglie-pacchi-e-pacchetti, no alle etichette su nomi-città-cose-animali-fiumi-attori-cantanti-popoli-condimentiperpizza.
e quelli che fanno? si autoetichettano? si autoannullano? eh, no, signori miei, così non si fa!
insomma, ci ho messo tanto a convincere certuni che l'olandese non è un fastidioso disturbo gutturale, e tu, maledetta insegnante, che fai? mi dici che per pronunciare bene certe parole bisogna fare uchuchuchu come se avessi la tosse?

martedì 8 settembre 2009

limiti

fa sempre piacere essere riconosciuto, per quanto la fama non sia uno dei miei obiettivi primari, nella vita.
è successo qua a brussel, da amadeus.
amadeus, o amadeo, the place for ribs, il posto delle costolette.
è un posto carino, amadeo, atmosfera anni venti, musica a tema, luci soffuse, dove per una quindicina di euro puoi mangiare le spare ribs à volonté. in italiano si direbbe a volontà, ma secondo me in inglese rende meglio: all that you can eat.
la differenza è sottile, ma sostanziale: non è tutto quello che vuoi mangiare o tutto quello che ti va, è tutto quello che sei in grado di mangiare. almeno, io l'ho sempre interpretata così.
una questione di confine, tanto linguistica quanto fisica. è l'eterna sfida dell'uomo ai propri limiti, un'altra, tanto ce la faccio, il trucco è non smettere mai di masticare, il trucco è non bere, il trucco è non respirare. un'altra? un'altra, ce la fai? ce la faccio. che poi, come si dice, è pagata.
da amadeo quella sera eravamo in quattro, italiani, e all'ennesimo giro di costolette, ormai a notte fonda, il cameriere ci ha gentilmente chiesto se avevamo intenzione di prenderne ancora, ché in caso contrario avrebbe chiuso la cucina e mandato a casa il cuoco.
non so ai miei amici, ma a me non dispiace affatto, farmi riconoscere.

venerdì 29 maggio 2009

the matrix, reloaded

conobbi anacleto in una libreria italiana qui a brussella.
più giovane di me di qualche anno, se non ricordo male, credo lavori per le istituzioni, perché veste sempre in giacca e cravatta, cosa che - inevitabilmente - lo invecchia.
è un tipo a posto, anacleto, non troppo loquace, nemmeno taciturno. un tipo normale. ci siamo visti in un altro paio di occasioni, ma la cosa singolare è che lo incontro sempre in aeroporto.
una volta l'ho visto qui a brussel national, un'altra volta a malpensa.
l'ultima volta, una quindicina di giorni fa, a fiumicino.
era in compagnia di un donnone biondo coi capelli corti, poteva essere sua madre. erano seduti al tavolino di un fast food: non volendo disturbarli sono andato un po' a zonzo per il terminal, comprato qualche libro, pensato ai fatti miei.
in fila per l'imbarco, li vedo davanti a me e, quando si gira e mi vede, io lo saluto.
- ormai ci si incontra più in aeroporto che in giro a brussel, vero?
lui mi guarda un po' stranito, la donnona sorride un po' più del necessario.
resto un po' perplesso davanti al suo silenzio. che abbia detto qualcosa di sconveniente? che l'abbia offeso in passato? che non si ricordi di me?
- sono michele, non ti ricordi?
a quel punto la telecamera ha fatto una rotazione di centottanta gradi sul nostro fermo immagine, poi la sua faccia, in una frazione di secondo, è stata ricoperta da quel blob nero e vischioso, il suo viso, coperto e trasformato, è diventato prima l'agent smith, che mi ha ghignato in maniera terrificante, poi di nuovo una macchia grigio-nera-lucida, infine, è tornato nuovo anacleto. tutto in una frazione di secondo.
ma ormai non era più anacleto, la matrice lo aveva trasformato nella sua proiezione olografica, era solo l'involucro, un simulacro della persona che avevo conosciuto io, a brussella in quella libreria al centro.
lo so per certo che non era più lui, perché il vero anacleto non mi avrebbe risposto mai i'm sorry, i don't speak italian.

martedì 7 aprile 2009

le meravigliose avventure di un giuovine lavoratore dell'informescion tecnòlogi e le straordinarie vicissitudini del suo elaboratore elettronico trasportabile, tra apparizioni, sparizioni, amore, viaggi, fantascienza e cucuzzielli alla scapece. in tre puntate. forse quattro. (seconda parte)

- chiamatemi ismaele. in cosa posso esservi utile?
- salve. avrei un problema col pc. lei parla inglese?
- oui.

il mattino ha l'oro in bocca.
no, chi ben comincia è a metà dell'opra.
no, aspetta: aiutati che il ciel t'aiuta.
no, no, neanche... ecco, ora ricordo: il buon giorno si vede dal mattino.

- avrei un problema col pc: il lettore blu ray non funziona. se inserisco un cd o un dvd vengono letti correttamente. anche il masterizzatore cd-dvd funziona. è proprio la lente blu ray che non va. mi può aiutare?
- potrebbe essere un problema software.
- beh, sì, ci avevo pensato, ma proprio ieri ho aggiornato il firmware, e non è cambiato nulla.
- quali software ha installato?
- mmm, nessuno, perché?
- perché potrebbe essere un problema software.
- guardi, sono ragionevolmente sicuro di poter escludere la natura software. ho provato il disco sia con linux che con windows, e le posso dire che è proprio un poblema del drive

la vista si annebbia. i miei ricordi diventano frammentati e un senso di stordimento generale invade la mia persona quando dall'altro capo del telefono la parola drive, nell'improbabile anglo-francese di ismaele, muta d'accento e di pensier, e si trasforma in un driver.

- drive. ho detto drive. le lecteur
- ah, ho capito. ma lei con quale programma ha letto il disco?
- vede, signor ismaele, come le accennavo prima, io uso linux. ho solo una piccola partizione col sistema operativo originale e tutti i suoi programmi preinstallati. la uso in casi di emergenza, come questo, per controllare che non ci siano problemi hardware. come, appunto, in questo caso.
- sì, ma con quale programma ha letto il disco?
ho una strana sensazione di déjà vu.
- tutti. tutti quelli forniti col pc e tutti quelli di linux.
- è sicuro che non si tratti di un problema software? cosa succede se cerca di aprire il disco tramite risorse del computer?
- nulla, non succede nulla. il disco non viene neanche riconosciuto.
- è tutto chiaro. vada sulle riscorse hardware e veda se c'è un punto interrogativo giallo sul lettore dvd.

l'occhio sinistro trema e la gamba si agita. il braccio sinistro ha perso sensibilità e sulla faccia ho un'ombra di paresi.

- signor ismaele, non so come dirglielo. il lettore funziona. è la lente del blu ray che è andata, morta, kaput. décédée. capish?
- ho capito. mi dica, lei ha preparato i dischi di ripristino?
- prego?
- lei ha preparato i dischi di ripristino del sistema operativo maicrosoft-uindovs-vista-mega-uonderful-ediscion-tm?
- ma le già detto che uso linux.
- sì, ho capito. ma lei ha fatto i dischi di ripristino del sistema operativo?

chiudo gli occhi, conto fino a dieci. cerco un pensiero felice, un pensiero felice: ismaele decapitato.
sorrido.
sono calmo, posso continuare e lo farò: mento spudoratamente.

- sì, li ho fatti.
- bene, adesso prenda una penna usb o un hard disk esterno, ci copi dentro tutti i suoi dati personali e poi ripristini il sistema operativo con i dischi che ha precedentemente preparato.

ho la vaga impressione che ismaele sia un tipo distratto.
gli chiedo il senso di tutto ciò. il senso della vita, del mondo e tutto il resto. e per un attimo mi sembra quasi di sentire la sua voce dall'altro capo che dice 42, ma è solo una pia illusione, una scarica elettrostatica.
tutto quello che la cornetta mi vomita nel cervello è il suo mantra occidentale: prenda una penna usb o un hard disk esterno, copi tutti i suoi dati personali e poi ripristini il sistema operativo con i dischi che ha precedentemente preparato.
ho perso le speranze. prima di gettare la spugna mi contorco sulla sedia e in con un ultimo rantolo cerco di instillare il germe del ragionamento nel buon ismaele

- signor ismaele, il software, il sistema operativo, i miei dati personali, non c'entrano. il blu ray è rotto. va sostituito.

tutto quello che volevo era sentire Non ci sono problemi, penso io a questa puttanata. Torna là dentro, rassicura i ragazzi e aspetta la cavalleria, che dovrebbe arrivare per direttissima
tutto quello che ricevo è un elettroencefalogramma piatto:
- prenda una penna usb o un hard disk esterno, copi tutti i suoi dati personali e poi ripristini il sistema operativo con i dischi che ha precedentemente preparato. è un'operazione che deve fare, altrimenti se ci manda il pc in assistenza e dovesse essere un problema software poi dovrebbe pagare le spese. comunque non si preoccupi, ora le mando un'email con le istruzioni dettagliate.

le minacce travestite da gentilezza mi mancavano. e aggiunge:
- la richiamo tra due giorni per sapere com'è andata. arrivederci.

ho perso.
venti minuti al telefono a parlare con una lampadina.
una lampadina solerte: dopo qualche minuto ricevo un messaggio email con un documento word, nel misto anglo-francese ismaeliano e di cui riporto integralmente il testo:


Cher Monsieur Arciprete,
As discussed previously, here are the steps to proceed to the recovery :
- Save your data on external devices as HDD (Hard Disk Drive) or USB or CD/DVD
- Restart your computer with the Recovery DVDs you created
- A blue screen background will appears
- Select Full Recovery
- Start and Skip and Next
- Follow up the instructions who appears on the screen
The recovery will live for around 1-2 hours time

Si vous avez d’autres questions, n’hésitez pas à contacter notre centre d’assistance XXX en composant un des numéros suivants:
Pendant la première année après l’achat de votre produit, veuillez appeler le 00 11 22 33 44.
Si votre produit a plus d’un an, veuillez appeler le 00 11 22 33 44 (€0.34/min).
Veuillez agréer, Monsieur, l’expression de nos sentiments distingués.

quello che mi commuove è il passaggio start and skip and next. racchiude in sé tutta la sintesi del ragionamento ismaeliano.

continua...

mercoledì 4 marzo 2009

lost in translation

si potrebbe pensare che il contrario di dignità sia una parola come spregevolezza o indegnità (per quanto piuttosto bruttina, esiste).
tuttavia credo che ridicolo possa ritenersi - all'uopo - un buon contrario.
chi non ne fosse convinto, faccia un semplice esperimento.
si procuri come meglio crede un film come shining, fuga per la vittoria, arma letale, rambo o anche un episodio di un qualsiasi serial tipo csi o simili. insomma, avete capito: prendete un bel pezzo di cinema o televisione mmeregana e ascoltatelo. anche se non capite l'inglese, poco importa.
dopodiché prendete lo stesso spezzone e riguardatelo doppiato in italiano.
potrebbe piacere o non piacere, ma - a mio avviso - un ferruccio amendola che dà la voce a stallone o un claudio sorrentino nei panni di mel gibson o cogliere la follia nella voce di giancarlo giannini che chiama wendy! hanno la loro dignità. (anche se in questo caso dignità è un po' riduttivo, visto che darei il braccio destro di antonio per avere la voce di giancarlo giannini, ma è un altro discorso)
no, l'esperimento non è finito.
per dimostrare che il contrario di dignità è ridicolo dovete riprendere gli stessi spezzoni degli stessi film mmeregani e riascoltarli, non una, ma due, tre, cinque volte.
riascoltateli.
in francese.

giovedì 12 febbraio 2009

le insidie della sintassi

pròtasi non è una parolaccia.
e non è un pezzo di ferro che ti infilano in una gamba. neanche un braccio finto, o una gamba di legno, quella è la protesi.
no, la pròtasi è la proposizione subordinata condizionale.
in parole povere, la condizione dalla quale dipende quello che si è detto nella frase principale, la reggente.

che ulteriormente tradotto si potrebbe esemplificare con:
se potrei avere te, fosse il massimo per me.

se potrei avere te è la pròtasi, la condizione
fosse il massimo per me è la reggente, detta anche apòdosi.
questo appena enunciato è un periodo ipotetico.
come molti sospettano, purtroppo, in italiano il periodo ipotetico (di questo tipo, detto anche "della possibilità", perché poi ce ne sono anche altri, ma qui siamo farina, e pure doppio zero, mica crusca) si costruisce col congiuntivo.

oooh!

(vi prego di fare una faccia sorpresa e mostrare rispetto dinanzi alla parola congiuntivo)

il congiuntivo andrebbe (qualora ne sentiste? sentiate? sentireste? la necessità) per costruire la pròtasi, non come nell'esempio precedente, ma come nel suivante)

se lo avessi saputo prima, non l'avrei detto.
cosa? un po' di pazienza, miei piccoli lettori, un po' di pazienza. (ché tanto anche se cito i grandi classici* voi nemmeno ve ne accorgete, razza di bestie ignoranti che non siete altro, e io a preoccuparmi dei congiuntivi. ma me la pagherete, oh, se me la pagherete.)
dicevo.
a scuola ci han fatto una testa così cercando di spiegarci l'uso del congiuntivo e del condizionale, e a me viene l'orticaria quando un professore francese, di origine spagnola, viene e ci spiega il periodo ipotetico della possibilità.
e ci dice che la pròtasi si fa con l'imperfetto.

cioè in francese si dice se lo sapevo prima, non l'avrei detto.

se sapevo che eri spagnolo, non ti dicevo che i francesi erano stupidi.
se sapevo che eri spagnolo, non avrei calcato la mano dicendo che i francesi sono veramente dei coglioni!
se sapevo che eri spagnolo, non ti avrei risposto alla domanda Perché?
se sapevo che eri spagnolo, non ti avrei risposto Indovina come dicono ombrello?
se sapevo che eri spagnolo, non ti avrei lasciato chiedere Come?
se sapevo che eri spagnolo, non avrei detto Parapioggia! Ma tu pensa che coglioni, parapioggia!
se sapevo che in spagnolo ombrello si diceva paraacqua, ne avrei evitata un'altra.

*pinocchio. mbè? perché, non è un classico?

venerdì 6 febbraio 2009

clima e umore: variazioni sul tema

stamattina mi son svegliato con un'allegrezza e una leggerezza nel cuore.
e allegro e leggero ho fatto colazione, ho preparato il caffè, gliel'ho portato a letto. poi mi son lavato, ho fatto la barba, sempre allegro e leggero.
e per tutto il tempo, perso in questa allegrezza e leggerezza, ho cantato una splendida canzone allegra e leggera, di cui riporto il testo:

que belle chose une journée de soleil,
l'air sereine après une orage
pour l'air frais, il semble déjà une fète
que belle chose est une journée de soleil!
mais un autre soleil plus beau oï-né
le mien soleil il est in front à toi.
le soleil, le mien soleil
il est in front à toi,
est in front à toi.
lei lo sapeva.
quando mi ha sposato, dico, sapeva della mia allegrezza e della mia leggerezza.
al massimo le danno l'infermità mentale, ma di certo non gli alimenti.

lunedì 3 novembre 2008

non siamo noi a essere razzisti

se ci pensi, rischi di trovarti in situazioni assai strane.
dieci persone, attorno a un tavolo, nazionalità diverse.
albanesi, indiani, russi, belgi e soprattutto italiani.
e ti metti nei panni di quell'unico belga, che civilmente pensa che l'immigrazione sia una risorsa.
che civilmente pensa che le persone che emigrano portino qualcosa, non che lo tolgano.
e dall'altra parte tu pensi allo scambio culturale, a tutto quello che si può imparare da uno straniero.
pensi alla cucina, alle battute, pensi a quello che i belgi pensano quando sono seduti intorno allo stesso tavolo.
poi però guardi: un'ombra passa nei suoi occhi.
e pensi che forse forse adesso stia pensando che quelli della lega, in fondo, non abbiano tutti i torti.

perché sì, l'integrazione, sì il conoscersi, l'apprendere, il frequentarsi.
e d'accordo pure che gli albanesi guardano raiuno dalla mattina alla sera, passi anche che quel cazzo di russo è stato tanti anni in italia, e siamo d'accordo pure sul rispetto delle minoranze.

però, penso che a un belga a casa sua, nel suo ufficio, nella sua mensa, che si siede con una decina di persone e sente parlare solo italiano, dopo un po' le palle pure gli girano.

mercoledì 22 ottobre 2008

ogni limite ha una pazienza

io capisco che tu sia una persona curiosa, capisco che tu abbia sempre volgia di imparare e capisco pure che tu riesca a trovare elementi di studio e di analisi in qualunque pensiero, parola, opera e omissione.

capisco che guardi il mondo con curiosità, e che - per te - la lingua sia una vera e propria passione, se non una ossessione.

e capisco che ogni occasione è buona.

ma, amico mio, lasciatelo dire, quella è pornografia.

perché io voglio capire tutto, ma la scusa della lingua per guardare biutiful proprio non regge.

giovedì 9 ottobre 2008

non avrai una seconda opportunità per fare una buona prima impressione

da qualche settimana ho ripreso il corso di fransé.
purtroppo non è la stessa scuola dell'anno scorso, qui mi mancano la fervida fantasia di peppino, la conoscenza del mondo di carmelo e le intelligneti osservazioni della ragazza polacca, che era perfettamente in grado di sbagliare i tempi dei verbi 9 volte su dieci.

per non parlare della signora romena che, alla fine di un film, chiese "e poi dove vanno la signorina e l'amica?"

e così questo corso mi è sembrato scialbo, privo di interesse, senza particolari emozioni.
fino all'altra sera, quando ho conosciuto genoveffa.

genoveffa è una ragazza belga, ma studia francese perché vive e lavora nella parte fiamminga.

e l'altra sera eravamo seduti vicino, conversando amabilmente in francese.
Conosci il fiammingo?
Giusto qualche frase.
Per esempio?
Grazie, prego, non parlo fiammingo, quanto costa, e cose così, ma vorrei conoscerne altre, magari fare un corso.
Davvero?
Beh, si, mi piace il suono. A proposito, mi dici come dire "Come ti chiami?"
Genoveffa!
Ehm.. ho capito, intendevo dire "come ti chiami" in fiammingo...
Sempre Genoveffa.

Forse mi sono sbagliato, questo corso non è poi così male.

lunedì 9 giugno 2008

orgoglio o pregiudizio?

immagina di essere in treno.
sei con la tua famiglia e trovi gli unici quattro posti liberi a fianco di una mammina con 3 bambini medio piccoli.
da perfetti italiani, tu e la tua famiglia pensate, e lo dite anche, Che sfiga, siamo capitati proprio di fianco ai bambini. adesso minimo ci renderanno il viaggio un inferno, inizieranno a fare casino, a piagnucolare, la piccola vorrà stare in braccio alla madre, la sorellina grande sarà gelosa... già lo so, un viaggio da incubo.
questo si chiama pregiudizio: come dice il signor de mauro altro non è che una "opinione fondata su convinzioni personali che non si basano sulla conoscenza diretta di fatti, persone, cose, ma su semplici supposizioni o convinzioni correnti che possono indurre in errore".

infatti, dopo aver fatto tutte queste supposizioni, immagina la famigliola nella più totale tranquillità. immagina tutti e tre i bambini (il più grande avrà avuto otto anni), a leggere dei libri. tutti e tre. d'accordo, la piccolissima faceva dei disegnini, ma gli altri due leggevano, eh, leggevano proprio dei libri, libri veri, quelli senza le figure, quelli che in italia non si vendono. mentre la madre scriveva.

questa, invece, si chiama civiltà. non c'è bisogno del signor de mauro per capirla, tra l'altro non si può nemmeno rinchiudere in una misera definizione. è uno di quegli spettacoli che ti fanno capire quanto siamo indietro rispetto al resto del mondo.

ecco. immagina, dunque, una famigliola felice che si muove in treno, per passare il fine settimana in un'altra città. una famiglia chiacchierona e pure un poco chiassona. la immagini?
bene.
immagina che il bambino di otto anni ti chieda qualcosa in un'altra lingua, qualcosa che tu non capisci grammaticalmente, ma che capisci perfettamente nel significato più profondo: immagina che ti chieda di fare meno casino, ché sta leggendo.
questa si chiama figura di merda.

mercoledì 21 maggio 2008

quello che le donne non dicono

come quasi ogni martedì sera, io e collega italiano siamo andati a giuocare al giuoco della pallamuro, ché se lo chiamo pallamuro ha una sua dignità, mentre se lo chiamo squash mi dà troppo l'idea di un problema intestinale. che c'hai oggi? ti vedo strano. ma niente, ho un po' di squash, saranno state le cozze.
ma non divaghiamo.
dicevo, ieri, io e collega italiano abbiamo fatto la nostra solita partita a pallamuro, e dopo essere stato massacrato come al solito, abbiamo fatto la solita sauna.
ecco, alla palestra dove giuochiamo a pallamuro c'è una saunetta piccina, che quattro persone ci stan proprio strette, e questa saunetta ha due porte, una che dà sullo spogliatoio maschile, l'altra su quello femminile.
ovviamente, non è mai capitato di trovarsi in situazioni promiscue, del tipo con provocanti fanciulle fiamminghe tutte curve, coperte solo da un microscopico telo bianco trasparente, reso ancora più provocante e sensuale dalla pelle imperlata delle giuovani fanciulle... ecco, niente di tutto questo, mai, sebbene sia per me che per collega italiano credo sia un desiderio inespresso. e tanto per cronaca, non è che le fanciulle (rare) che giuocano a pallamuro nella nostra palestra siano poi questo idillio, eh. uno per questo c'ha la fantasia...
ma sto ancora divagando.
dicevo, ieri, mentre sauneggiavamo, abbiamo sentito due ragazze dall'altra parte dello spogliatoio che parlavano e parlavano e dicevano tutta una serie di cose che voi umani non potreste neanche immaginarvi.
discorsi complessi, risatine, ammiccamenti (lo so, non le vedevamo, ma sono sicuro che ammiccassero), urlettini, e poi tante allusioni e tutte quelle cose lì che si dicono le donne quando credono di non essere sentite. roba sconcia, eh, roba pesante.
roba che se riportassi quello che ho sentito vi farebbe diventar tutti rossi dalla vergogna.
beh, almeno credo.
già, perché io non capisco una parola, di fiammingo, ma sono sicuro che perlavano di cose sconce, perché l'ho sentito, son sicurissimo di averlo sentito, sì, che a un certo punto han detto proprio schwanstuck.

mercoledì 16 aprile 2008

la bocca sollevò dal fiero pasto

alla tristezza che ha seguito la disfatta elettorale, il crollo delle convinzioni, la perdita della speranza nell'italica stirpe, nonché un senso di vuoto cosmico attanagliante, io e il mio coinquilino abbiamo deciso di consolarci dandoci al piacere orale.



rileggendo questo post, penso solo una cosa: che avotamiento di stomaco.

giovedì 13 marzo 2008

processi alle intenzioni

ore 12.30, sala mensa.
mi accingo con fare solito alla cassa per pagare (profumatamente, visto che qua i consulenti esterni il pranzo lo pagano di più) quand'ella, un simpatico donnino dalle marmoree fattezze, mi chiede:
- scrhanz uft arz jargh badge alz iu blift.
- eh?... pardon?
- votre badge, silvuplè.
- ah, j'ai dit, je suis extern. (ché se non lo dici prima, che sei esterno, allora s'incazzano e pensano che gli vuoi fottere i 25 centesimi che dovresti pagare di più in quanto lurido sporco terrone emigrante che viene da noi e ci ruba il lavoro)
- me lo mostra, per favore (traduco direttamente, per fare prima)
- eh? uh, sì, ce l'ho qua, nel portafogli... oh, qua deve stare, sennò stamattina mica entravo... (questa gliel'ho detta in italiano) oh, eccolo.
- dankuwell.

stesso identico giochetto col collega che mi seguiva, italiano pure lui. pure lui col badge nel portafogli, pure lui guardato con occhio assassino da parte della cassiera paladina della giustizia.

ore 14.30, cazzeggio quotidiano.
leggo sulla stampa che i belgi fiamminghi stanno incazzati a morte coi francofoni (e viceversa) perché non riescono a mettersi d'accordo su una questione di case popolari, terreni e robe così.

ecco perché la tipa alla cassa stava così acida.
e pensare che, mentre eravamo in ascensore, io e il collega stavamo dicendo che ci saremmo iscritti a un corso di fiammingo.

martedì 11 marzo 2008

il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce

la musica è un linguaggio universale.
non ha bisogno di spiegazioni, non necessita elaborate grammatiche, regole di coniugazione e declinazione, la musica è un'entità libera e indipendente, non si lascia afferrare e una volta che è passata lascia dentro di te una variazione che è propria solo dell'umore di chi l'ha ascoltata e del suo stato d'animo.
nessuna musica lascia indifferenti, c'è quella che martella, quella che ti ricorda il primo amore, quella che proprio non si sopporta, quella che si ama alla follia, quella che dura il tempo di un'estate o quella che non passerà mai di moda. nessuna musica, però, potrà mai essere itrappolata in alcun modo.

poi ci sono le parole, e le lingue, quelle che legano con la musica e quelle che non sono per niente musicali. già mozart e salieri litigavano per quale lingua fosse più adatta alle opere, se il tedesco o l'italiano.

io per esempio penso che l'olandese non sia una lingua proprio musicale musicale, eh. metti che poi il maestro del coro parla solo olandese, diventa pure piuttosto difficile comprendere perfettamente quello che vuole da noi coristi.

ma la musica è sentimento, è trasporto: la musica sono le sensazioni stesse che provi mentre canti, e queste sensazioni mettono in comunicazione gli uni con gli altri.

non so, forse sono io che son troppo emotivo, forse si tratta di un'illusione o di una visione troppo poetica della vita, ma resta il fatto che io, quella sensazione ce l'ho.
quella sensazione forte, fortissima che ti fa pensare: "ma se il maestro mi parla e tutti ridono, sarà che mi stanno prendendo per il culo?"

venerdì 7 marzo 2008

trottolini amorosi

l'altro giorno al corso di francese è venuta un'insegnate nuova. non che abbia sostituito quella vechia, per carità, non in quel senso. era una nuova insegnante proprio della scuola, chepperò ci ha fatto lei la lezione, mentre la vecchia insegnante (che non è vecchia anagraficamente) era seduta tra i banchi a fare i suoi compiti.
come ogni persona beneducata, ella, l'insegnante, si è presentata, ma già il fatto che si chiamasse françoise, a me mi ha un po' dato fastidio. cioè, è come se il mio vecchio prof di italiano si fosse presentato ostentando sicumera e crogiolandosi in un antologico "sàlve, sono ìtalo, il vostro insegnànte d'italiàno".
ma son gusti personali, e non voglio divagare.

la tipa è partita subito in quarta, proponendoci l'ascolto di una famosissima (?) canzone di un famosissimo (??) cantante belga (???). epperò mica ci ha detto il titolo e l'autore, no.
lo abbiam dovuto indovinare.

ora, tanto per dire, io non c'ho la sua stessa cazzimma, per cui il video ve lo metto con nome e cognome, mica kattsi. e vi risparmio pure la pena della ricerca.

(piccolo appunto, era un live, ma ancora più live di questo, era solo lui e la chitarra)

dopo l'ascolto partono le domande:
- astianatte, sapresti dirmi di cosa parla?
- di ottobre.
- molto bene. e tu, adalgisa, sapresti dirmi qualche parola che hai capito?
- le foglie cadute, le nuvole.
- bravissima. asma, (giuro, si chiama davvero così!) asma, tu mi sapresti dire se è una canzone allegra o triste?
- beh, è una canzone un po' triste.
- perfetto. michele, tu cosa hai capito?
- du du du du du du du du.

mercoledì 20 febbraio 2008

l'uomo giusto, al posto giusto, al momento giusto

immagina un sabato, tu, il tuo cane, una bella giornata e il parco

immagina te stesso, i tuoi pensieri, e immagina la sorella della tua vicina di casa, una donna vecchia, grassa e brutta con un odioso cagnaccio di quelli piccoli e rumorosi.

adesso immagina: il tuo cane salta addosso a quella pulce del cane della signora, che comincia a urlare e strepita.
immaginala che cade nel laghetto, portandosi dietro il cane.

immagina di soccorrerla, di metterla sulla macchina tutta bagnata e urlante e di riportarla a casa, insieme al cane.

poi immagina di tornare al lago per fare una corsa, pensando a questo come uno dei sabati più divertenti della tua vita.

adesso scrivi tutto questo, in francese, utilizzando tutti i verbi che vogliono l'ausiliare essere anziché avere.

questo è quello che ha immaginato peppino, il mio compango di corso marocchino, e che mi ha fatto scrivere e leggere davanti a tutti.

ecco, io ora non è che voglio essere razzista, però stasera non mi ci siedo, di nuovo, vicino a peppino

giovedì 7 febbraio 2008

bianco rosso e verdone

shh!
o
ssh!

ma non troppo lungo, diciamo un secondo scarso, ma allungando bene la acca: shh. ora mettine uno dietro l'altro: shh. shh. ma senza punto, attaccati. shhssh. fai sentire bene la seconda esse.

ecco, l'altra sera eravamo a casa di mario che c'ha la fidanzata polacca. e io le dicevo che ho visto uno di quei film colorati, tanto tempo fa, di quel regista polacco che c'ha un nome tipo cristof crisloski. detta all'italiana, eh.

e lei mi ha corretto, ché non sta bene storpiare i nomi dei registi polacchi che non conosci, i nomi dei registi polacchi che fanno i film colorati, ha detto, ché il nome di cristof crisloski non si legge alla maniera italiana, crìstof, ma si legge alla maniera polacca:
si legge shhsshtof shhsshlovshky.
con l'accento sulla esse.

a pensarci bene, forse il francese non è poi così male.

martedì 18 dicembre 2007

facili umorismi

ieri è stato il penultimo giorno del corso di français, firzzi, lazzi e un po' di mazzi, pure.
e la maestra ha detto che se facciamo i bravi, mercoledì che è l'ultimo possiamo fare la festa, tuttinsiemeappassionatamente.
l'importante è che ognuno porti qualcosa, una bibita, un dolce, una torta, una fiaschetta di whysky, insomma, libera interpretazione.
Carmencita, ecuadoregna, porta un piatto tipico ecuadoregno.
Giuseppina, polacca, porta un piatto tipico polacco.
Calogero, ivoriano, porta un piatto tipico ivoriano.

Carmelo, un giovane ghanese con l'intelligenza di un opossum in letargo (senza nemmeno controllare su wikipedia se gli opossum ci vanno, in letargo) mi fa:
«Miké, tu porta i tallitelli! Anzi no! Spaghetti! Anzi no! Pizza!»

il mandolino ce l'ho in macchina, ché sono uno pronto a tutto.

a Carmè, mavvaffanculo, va!


giovedì 29 novembre 2007

del perché non sia opportuno utilizzare la matematica come alternativa alle sostanze stupefacenti

iernotte, a tarda ora, anziché dormire come qualsivoglia individuo dotato di umana stanchezza, ecco che mi son messo a fare degli scarabocchi matematici.
e nella mia buia nullafacenza, mi son dilettato colle meraviglie del calcolo combinatorio.
quella serie di conti che ti dicono quanti gruppi di cose puoi tirar fuori da un unico gruppone, quante elementi per ogni gruppino, se gli elementi dei gruppini possono ripetersi e cose così.
no, non avevo assunto sostanze stupefaciiienti, ma facevo davvero due conti.
e pensavo:
il nostro alfabeto (ma sì, estendiamolo) conta 27 26* lettere. di queste, 5 sono vocaliche, le altre 22 21 sono le consonanti. e già qua si potrebbe obiettare, visto che la "y" ha un suono vocalico, ma non è colpa mia se è considerata una consonante. in ogni caso, io me ne fotto non la considero proprio, e riduco uso l'alfabeto a 26 lettere. e ne prendo il suono come facciamo noi italiani.

dicevo, se solo si volessero contare tutte le combinazioni di due lettere che si possono fare con un alfabeto di 26 (tiè!) simboli, grazie alla magia del calcolo combinatorio, viene fuori che sono 325, ma senza contare le ripetizioni.
cioè, se mi metto e scrivo:
ab, ac, ad, ae, af... eccetera eccetera, senza aa, bb, cc e così via, posso creare 325 combinazioni diverse.
ma questa cosa non mi dava alcuna soddifazione, infatti a che mi serve un suono cr? o pt?
tra l'altro questo calcolo non tiene conto della disposizione, poiché pt e tp sono - potenzialmente - la stessa cosa, ovvero un gruppino formato dalle due lettere, pi e ti, è lo stesso che un gruppino formato da ti e pi. (è chiaro che per avere la cifra completa di tutti i gruppini di 2 basta raddoppiare).

allora ho fatto un altro ragionamento, ché questo qua non mi piaceva più. se le vocali sono 5, e le consonanti 21, ecco che il numero di combinazioni possibili tra una vocale e una consonante diventa molto più basso: "solo" 21x5=105

questo vuol dire che ci sono 105 (centocinque!) combinazioni diverse del tipo ba bi bu be bo, ca ci cu ce co, e così via. altre 105 per i suoni ab, eb, ib, ob, ub, ma a me, questi suoni qua, mi fanno un po' schifo.

non voglio annoiarvi con i milioni di calcoli che si possono fare cercando di dare un numero alle possibili combinazioni di parole fatte di 3, di 4 e di 5 caratteri. anche perché poi si dovrebbero eliminare le lettere che non possono combinarsi, i suoni spuri, e così via. una noia mortale. giusto a titolo di esempio, con 4 lettere diverse si possono formare pressappoco 360000 (trecentosessantamila!) parole! lo so, abcd o bcda o bacd son difficili da pronunciare, e nemmeno le definirei proprio "parole", ma è tanto per farsi un'idea.
ora, quello che voglio dire, è che con due lettere, una vocale e una consonante, si possono ottenere 105 suoni distinti, differenti, diversi, separati, scorrelati, individuali, se letti con la pronuncia italiana, ovviamente.
ecco.
con due lettere.
in pratica, se di questi suoni ne prendo due a caso, ho circa una possibilità su 50 di prendere 2 volte lo stesso "suono". e sto parlando di coppie, eh, una possibilità su cinquanta.
se metto quattro o più lettere, l'avete visto, lo dice la matematica, mica io, le combinazioni diventano milioni.

milioni.

ora, tra milioni di suoni diversi, perché i francesi per dire "sopra" e "sotto" han sentito così forte il bisogno di usare i suoni su e suu?





*grazie a francesco che si è accorto dell'errore, e a ultraedit che segna l'indice del carattere successivo