martedì 29 dicembre 2009

di certi debiti che certi uomini hanno

non è che se ti svegli con uno staruto pensi che sarà una buona giornata.
non è che se rimani imbrigliato nel traffico di quello spicchio di inferno che chiamano aversa pensi che, se fino ad ora non lo è stata , sarà comunque una buona giornata.
non ci pensi neanche quando ti tagli le mani maneggiando fascicoli del secolo scorso, in un archivio grigio che più grigio non si può.
non ci credi, non ci pensi proprio, camminando con la borsa in testa per riparati dalla pioggia.
però, non sono fesso, lo so anch'io che certe giornate non si dimenticano
perché c'è sempre un amico, anzi due, che te la raddrizzano quella giornata, te la rendono la più bella giornata storta degli ultimi trent'anni (e non è poco se ne hai trentuno).
quando torneranno, tutti e tre, almeno un caffè glielo devo.

lunedì 21 dicembre 2009

tropp sicret

è che io per oggi ci avrei una storia, che secondo me è bellissima veramente assai, e si parla di natale e di amici e di vita vissuta e di flippèr.
epperò io questa storia qua, bella, sull'amicizia più che sul natale, sulla vita vissuta più che sul flippèr, ma sempre ambientata in quel periodo là, quello del natalizio, io la vorrei vederla più disegnata che scritta, imbrattata e scarabbocchiata, e allora che siccome che io sono una pippa a disegnare, ho chiesto a un amico mio (sì, lo so, non è un amico mio, non mi conosce neanche, son solo io che ci ho la faccia come il culo e gli scasso un (bel) poco i chitarrini con richieste come questa), dicevo, ho chiesto a questo amico mio se me la disegna lui, ché mi piace assai come disegna lui, e ci ho molta stima su di lui stesso medesimo, e allora metti che me la disegna veramente, mi pare brutto pubblicarla scritta prima qua, e poi disegnata, chessò, dillà, e allora io gliel'ho mandata scritta a lui e gli ho detto "peppì, fa tu".
probabilmente non ci avrà mai il tempo, è una persona impegnata, lui, mica un cazzuliatore professionista come me, però io gliel'ho mandata lo stesso, non so nemmeno se l'ha letta, speriamo di sì.

io intanto aspetto, se me la disegna son contento.

lunedì 14 dicembre 2009

il post sotto l'albero

è inutile girarci intorno con le parole, quel che è fatto è fatto e sono abbastanza maturo da prendermi le mie responsabilità.
quest'anno, a occupare abusivamente le pagine del post sotto l'albero, c'è anche il mio.
andate e leggetene tutti, e se vi piace, sprecate mezzo secondo per lasciare un commentino qua sotto, ché son mesi che questo blog langue. :)

mercoledì 9 dicembre 2009

del perché sia negativo per l'ambiente produttivo arrivare presto in ufficio.

qualcosa di diverso.
mattina presto, pareti bianche, il piano è deserto.
solo quattro gatti, più assonnati di me, eppure qui dentro c'è qualcosa di diverso: manca qualcosa.
è una frazione di secondo: parete bianca, tre porte, lavabi, distributore del sapone e quello del disinfettante (paura influenza anche qui).
occhio cisposo e sonnacchioso continua l'analisi, che cosa manca, che cosa manca?
guardo,
destra,
specchio,
io,
testa,
sinistra,
dormo,
parete,
guarda,
parete vuota,
occhio,
guarda,
parete vuota, parete vuota,
altro,
altro?
altra. l'urlo: l'altra.
mi scuso: capisco.
parete vuota: mancavano i pisciatoi.

venerdì 4 dicembre 2009

tu chiamale, se vuoi, emozioni.

è tutto vero, lo confermo.
all'inizio non pensavo di voler scrivere un post così banale, pieno di frasi fatte o concetti triti e ritriti. eppure non riesco a farne a meno, devo condividere questa splendida realtà, questo miracolo che mi è capitato così all'improvviso.
mentirei se dicessi "inaspettatamente", perché era già da un po' che ci stavo provando, ma non pensavo potesse accadere così presto, e proprio a me che in fondo sono sempre stato un tipo un po' sfigato.
è anche vero che chi non lo ha vissuto o non lo vive a sua volta non può capire, e me ne dispiace. d'altra parte neanche voglio stare qui a far la parte di quello che se la tira, perché mi rendo conto che - per chi non ci è passato e forse non ci passerà mai - potrei risultare spocchioso o, peggiancora, melenso.
d'altra parte è successo, e io ve lo volevo dire.
è una gioia, una piccola grande gioia, una piccola grande emozione, e lo ripeto, chi no l'ha provato non può capire che vuol dire
tornare a casa, buttare via scarpe e stanchezza, stendersi sul divano e scoprire di avere vinto ben 35 euro al lotto.

mercoledì 25 novembre 2009

sui delicati equilibri interpersonali e le loro sottigliezze semantiche

la fidanzata del mio amico ha i baffi.
ecco, adesso non vorrei che subito si saltasse a conclusioni affrettate. a facili giudizi o facili umorismi. neanche vorrei che mi si prendesse per un retrogrado, sessista o chessò io. d'altra parte girare intorno all'argomento, come si dice, fare giri di parole per esprimere un concetto semplice (mi è venuto in mente dopo aver letto un simpatico articolo, ieri, sull'antitaliano), dicevo, girare intorno all'argomento, magari parafrasando o perifrasando, non mi ricordo mai quale delle due, forse tutte e due, comunque, com'è, come non è, io ormai l'ho detto e non lo posso più ritirare, al massimo posso spiegare, argomentare, far meglio comprendere quello che ho detto dicendo quello che ho detto, e cioè che la fidanzata del mio amico ha i baffi.
è vero, bisognerebbe prestare attenzione a quello che si dice, misurare le parole, ho conosciuto gente che si offendeva per un nonnulla, per una sciuocchezzuola; si sa, c'è gente permalosa in giro, ma forse la sto tirando troppo per le lunghe, non vorrei essere noioso e prolisso, anche perché poi sto uscendo fuori argomento. la frase che ho detto prima, ecco, sì, che la fidanzata del mio amico ha i baffi: merita una spiegazione, e adesso basta tergiversare, lasciate che affronti la questione di petto e mi prenda le mie responsabilità, perché ho detto quello che ho detto e adesso devo sistemare le cose, perché non si posson dire certe cose, certe frasi come "la fidanzata del mio amico ha i baffi" e lasciarle così, sospese nel vuoto senza neanche una piccola correzione, una sciacquata di tali panni nell'arno della comune coscienza e del condiviso senso del pudore. non avrei mai dovuto dire che la fidanzata del mio amico ha i baffi, perché certamente tutti... no, non tutti, voglio sperare, ma molti, dài, molti sì, sicuramente, avranno attribuito a quella parola chissà quale valore, chissà quale significato, quando in realtà io, ingenuamente, ammettiamolo pure, ingenuamente, ho asserito con puerile innocenza che la fidanzata del mio amico ha i baffi.
inutile adesso cercare di trovare un'esplicazione semiotica, un'esegesi didascalica, financo una giustificazione morale adducendo scuse come l'irresponsabilità del flusso di coscienza o la foga dell'estasi narrativa. ho commesso un errore dicendo che la fidanzata del mio amico ha i baffi, perché, come diceva qualcuno, le parole sono importanti, bisogna sapere di cosa si parla e io ho dato per scontato che tutti la pensassero come me. quindi ecco le mie scuse e la mia correzione, perché dicendo che la fidanzata del mio amico ha i baffi ho commesso un veniale? mortale? peccato, ho peccato di superficialità: non posso e non dirò che la fidanzata del mio amico ha i baffi, perché non credo che si sposeranno.

venerdì 20 novembre 2009

elementale watson





lunedì 16 novembre 2009

una storia che la volevo scrivere in francese, invece poi no.

l'uomo senza cappotto aspettava alla stazione centrale, sotto l'orologio senza lancette. aspettava e osservava. guardava la gente passare, chi scendeva le scale per prendere il tram, chi correva per non perdere il treno.
guardava i senzatetto della stazione centrale, seduti sulle panchine o sdraiati in un angolo.
ogni tanto ascoltava, l'uomo senza cappotto, ma non prestava attenzione, preferiva gli odori.
hotdog, cipolle, grasso, sudore, persone, pioggia, acciaio e legno, freni, inverno.
odori famosi, diceva, li riconosceva ogni volta, e anche senza spostarsi dall'orologio senza lancette, sapeva perfettamente da dove venissero.
gli piaceva che gli si incollassero addosso e se li portava a casa come un ricordo, quando tornava a casa dopo una lunga giornata, dopo avere atteso a lungo. in fondo, diceva, non aspettava mai a lungo, anzi. non aspettava affatto, diceva, perché anche senza cappotto, diceva, puoi restare tutto il tempo che vuoi sotto un orologio senza lancette, perché tanto lì sotto, diceva, lì sotto il tempo non passa.

venerdì 6 novembre 2009

esse di esperimento

il mondo finisce alle sette meno un quarto. ci si potrebbe organizzare meglio, si potrebbe andar tutti quanti allo zoo comunale, ma chiude prima, poi in inverno fa buio presto, e Gervaso ci ha i reumatismi.
ho sempre pensato che Gervaso fosse un brutto nome, ma da quando ho scoperto che suo nonno ha partecipato alla resistenza nel '45 mi son sentito in colpa. non è che adesso mi metto a cambiare idea solo perché il nonno ha fatto la guerra, pure mio nonno avrebbe fatto la guerra se fosse stato ancora vivo. ma, mi dicono dalla regia che era ancora vivo. nonno, e che facevi, tu, durante la guerra? non rispondi, eh? ah, sei morto. scusa, non volevo. magari ripasso. nonno, non ti ho mai conosciuto, ma mi sarebbe piaciuto assai. pensa che abbiamo un sacco di cose in comune, padre e figlio a parte, chiaro.
so che lavoravi il legno, che dico, eri ebanista, oggi artigiani come te non esistono neanche più. so che ballavi il tango, che era uno spettacolo stare lì a guardarti ballare con la nonna. queste son cose che piacerebbe fare anche a me, ma il massimo d'intaglio che ho fatto è stato una zeppa da mettere sotto al tavolo che ballava, e di sicuro quel tavolo ballava il tango meglio di me, che ci ho provato due volte e ho rimediato una psicopatica che ci ha provato nonostante marito e figlio.
nonno, io non so come sono arrivato a questo punto, visto che dovevo parlare della fine del mondo delle sette meno un quarto, ma dal momento che ho perso il filo del discorso, direi di chiuderla qui, magari ci sentiamo un'altra volta, così ti racconto di mia figlia. e, già che ci sono, rimando anche la fine del mondo, va.

lunedì 2 novembre 2009

me parlare donna un giorno (cit)

i miei amici lo sanno, e mi prendono in giro.
sanno che non ho la sindrome di godzilla, nota ancche come sindrome del braccino corto,certo, ma sanno anche che quando devo spendere due lire in più io ci penso. se poi le devo spendere per forza allora cerco, analizzo, indago, m'informo, valuto, pondero, rimugino, ritorno, avanzo, esamino, mi prendo(no) per culo.
prendi il passeggino, per esempio. tu lo sai quanto costa un passeggino? no, dico, ma ci rendiamo conto? una roba che paghi l'abbonamento alla metro per mezzo lustro, per dire. pensa che il passeggino costa talmente tanto che ho dovuto cambiare macchina: non potevo metterlo in un bagagliaio che - quattroruote alla mano - vale di meno.
eh, ma io prima di acquistarlo ho valutato. ho ponderato, io, mica sono uno sprovveduto.
partendo dalle ruote.
tre o quattro?
tre è più agile, idoneo su tutti i tipi di terreno, ma più ingombrante. quattro ti trovi malissimo sui sampietrini.
ruote piene o gonfiabili? beh, se ci vai al bosco allora piene, senza dubbio, ché se si bucano ti ci voglio vedere io a gonfiare, metti la pezza, togli la pezza, gratta, sgratta, colla a caldo, colla a freddo, no, no, non fa per me.
struttura? alluminio, per carità, io di quelle plasticacce made in china non mi fido.
navicella porta enfant? meglio di quelle che vanno in macchina o no? e l'imbottitura sarà abbastanza imbottente? e lavabile? e atossica? e acritica? e traspirante che faccia passare l'aria d'estate ma che non faccia stare la bambina al freddo d'inverno?
e il seggiolino auto, avrà l'airbag? barre laterali? side impact protection system?
e quando si piega e si smonta ci sta tutto nel bagagliaio?
ed è facile da riaprire, poi?

insomma, dopo mesi e mesi di ricerche, giri per negozi, test, collaudi, aperture e chiusure di migliari e migliari di sistemi-di-trasporto-per-cuccioli-umani™, iersera abbiamo ridotto la rosa a quattro candidati.

«amore, alla luce delle precedenti analisi, viste le nostre esigenze e le nostre finanze, e individuati i punti di forza e di debolezza di ciascun modello, sì, insomma, dopo tutto questo ragionare e valutare, ti sei fatta un'idea? secondo te quale dovremmo prendere?»
«io prenderei il modello numero quattro.»
«ah sì? e perché?»
«perché è rosa.»

lunedì 26 ottobre 2009

prendi due, paghi tre

ora, io non voglio dire che etichettare sia necessariamente una cosa giusta o necessariamente una cosa sbagliata. chessò, se ci pensi, dire "gli italiani sono tutti mammoni" è - in fondo - una brutta etichetta, ché oltre ai mammoni ci son pure i papponi, ma non voglio scendere nella politica. d'altra parte, nemmeno sono abituato a comprare i fagioli in barattolo senza sapere che sono veramente fagioli in barattolo, puta caso era un barattolo senza etichetta. insomma, ci son quelle volte che l'etichetta mi serve, eccome.
come al solito, in medio stat virtus, in hoc signo vinces e quam minimum credula postero.
poi però succedono quelle cose che tu ti arrabbi, perché ormai ti sei fatto una tua idea, hai anche deciso in che modo ti devi comportare, sì alle etichette su barattoli-bottiglie-pacchi-e-pacchetti, no alle etichette su nomi-città-cose-animali-fiumi-attori-cantanti-popoli-condimentiperpizza.
e quelli che fanno? si autoetichettano? si autoannullano? eh, no, signori miei, così non si fa!
insomma, ci ho messo tanto a convincere certuni che l'olandese non è un fastidioso disturbo gutturale, e tu, maledetta insegnante, che fai? mi dici che per pronunciare bene certe parole bisogna fare uchuchuchu come se avessi la tosse?

mercoledì 14 ottobre 2009

Anatra all'arancia

l'altra sera ho cucinato io.
e accompagnavo la mia arte con un duetto io-anatra:

A: i'm just the pieces of the duck i used to be
too many butter tears are raining down on me
i'm far away from home
and i've been stuffed this alone
for much too long

I: i feel like no-one ever told the truth to me
about peeling off and what a struggle it would be
in my tangled state of mind
i've been looking back to find
where i went wrong

I-A: too much salt will kill you
if you can't make up your mind
torn between the flavour
and the taste you leave behind
you're headed for disaster
'cos you never read the recipe
too much salt will kill you
every time

A:i'm just the shadow of the duck i used to be
and it seems like there's no way out of this for me
i used to bring you drooling
now all i ever do is bring you down

I:how would it be if you were standing in my shoes
can't you see that it's impossible to choose
no there's no making sense of it
i'm sure i cannot make it with a goose

I-A:too much salt will kill you
just as sure as none at all
it'll drain the water that's in you
make you thirsty and screamy and drawl

and the pain will make you crazy
you're the victim of your crime
too much salt will kill you
every time

mercoledì 9 settembre 2009

Associazioni a delinquere

pezzo è una parola come un'altra, significa parte, ma si compone con otto e diventa pezzotto che però non è una cosa bella da dire, se un coso è pezzotto è farlocco o tarocco, per dirla in altre lingue, ma i tarocchi sono le arance che prevedono il futuro, però io adesso sono un po' nel passato, non quello di pomodori che è acido, quello temporale, senza né tuoni né fulmini né saette, che poi fanno rumore e io voglio un po' di silenzio, in questo momento di mezza solitudine, mentre sono mezzo brillo, e non nel senso che brillo come la luce o come la mina, cantante modenese che c'ha una voce che nessuna fino ad oggi.
è solo che se muore un fiore poi le farfalle piangono, e le farfalle son talmente piccole che per vedere le lacrime bisogna essere piccoli uguale, diciamo come dei grilli.

martedì 8 settembre 2009

limiti

fa sempre piacere essere riconosciuto, per quanto la fama non sia uno dei miei obiettivi primari, nella vita.
è successo qua a brussel, da amadeus.
amadeus, o amadeo, the place for ribs, il posto delle costolette.
è un posto carino, amadeo, atmosfera anni venti, musica a tema, luci soffuse, dove per una quindicina di euro puoi mangiare le spare ribs à volonté. in italiano si direbbe a volontà, ma secondo me in inglese rende meglio: all that you can eat.
la differenza è sottile, ma sostanziale: non è tutto quello che vuoi mangiare o tutto quello che ti va, è tutto quello che sei in grado di mangiare. almeno, io l'ho sempre interpretata così.
una questione di confine, tanto linguistica quanto fisica. è l'eterna sfida dell'uomo ai propri limiti, un'altra, tanto ce la faccio, il trucco è non smettere mai di masticare, il trucco è non bere, il trucco è non respirare. un'altra? un'altra, ce la fai? ce la faccio. che poi, come si dice, è pagata.
da amadeo quella sera eravamo in quattro, italiani, e all'ennesimo giro di costolette, ormai a notte fonda, il cameriere ci ha gentilmente chiesto se avevamo intenzione di prenderne ancora, ché in caso contrario avrebbe chiuso la cucina e mandato a casa il cuoco.
non so ai miei amici, ma a me non dispiace affatto, farmi riconoscere.

giovedì 3 settembre 2009

appieppari

prendi un libro.
perché l'hai preso? senza analizzare troppo a fondo la psiche umana, direi per leggerlo.
perché lo vuoi leggere? perché ti incuriosisce la copertina, perché ti incuriosisce la storia, perché un amico ti ha consigliato di leggerlo, quello che è.
si presume, dunque, che, in buona parte dei casi, tu che hai preso un libro (trovato per casa o prestato o rubato o quello che è) non l'abbia ancora letto. inoltre, sorpresa sorpresa, può essere anche il libro più famoso del mondo, magari il capolavoro dei capolavori ma di cui tu, guarda caso, non conosci la storia.
che c'è di male? niente.
che c'è di buono? mah, niente, forse in più direi la curiosità di leggerlo.
benissimo. hai preso un libro, famoso, non famoso, bestseller, nonbestseller, chisseneimporta; te lo sei rigirato tra le mani, hai letto la quarta di copertina e hai deciso di cominciarlo.
tragedia: qualcuno, importante o no, famoso o no, qualcuno, dicevo, un critico, un letterato, un altro scrittore ne ha curato l'introduzione. la premessa. la prefazione.
tu, povero stronzo ignorante, pensi Mah, forse mi spiegherà qualcosa che io, povero stronzo ignorante, non riuscirò a capire se lo leggo da solo, forse mi illustrerà un sentiero alternativo nella collocazione esistenziale dei sentimenti dell'autore, che letti alla luce delle alterazioni geopolitiche del suo luogo di nascita m'apriranno la mente e mi forniranno una pregevole chiave di lettura dei dettagli non scritti. roba con la quale vantarmi con gli amici.
sbagliato.
la prefazione non contiene altro che il finale della storia. un colto, erudito, ampolloso, saccente, autocelebrativo e scassacazzissimo spoiler.

poi dice che uno la salta appieppari.

martedì 1 settembre 2009

pastori

settembre, andiamo, è tempo di migrare.
ora in terra di fiandra il vostro blogger lascia gli stazzi e parte verso il mare.
ho sempre desiderato iniziare così il mio primo post dell'anno (perché parliamoci chiaro, l'anno finisce il 31 agosto e comincia il 1° settembre, almeno per quelli che le ferie le han fatte già, tra luglio e agosto).
quindi, visto che neanche quest'anno siete riusciti a liberarvi di me, e approfittando del fatto che ho messo su almeno 5 chili in 2 settimane, mi pare giusto che anche voi facciate altrettanto, per cui iniziamo l'anno a pancia piena, con una nuova, mirabolante ricetta.
pollo fritto nel wok con fantasia di peperoni
la ricetta è semplice, l'ho tratta ieri sera da un simpatico ricettario per cucina wok, ma non avendo i peperoni ci ho messo i funghi, e visto che mi pareva poco colorato, ci ho aggiunto pure delle zucchine grigliate.
tra l'altro, a quella fetenzia di wok ikea mi si è scartavetrata l'antiaderenza (e uso solo spatole di legno!), per cui mi sono accontentato di una normale padella. quindi la ricetta sarebe pollo fritto in una normale padella con funghi al posto dei peperoni e zucchine grigliate per dare colore, ma non stiamo sempre a cercare il pelo nell'uovo, su.
ingredienti per due persone, ovvero cena stasera (da solo) e mappatella per il pranzo domani, sempre da solo, in ufficio:
due petti di pollo
un cucuzziello
150-200gr di funghi
aglio, oglio, sale, peperoncino.
versatevi la birra e le patatine (anche le arachidi vanno bene) e fate un piacevole aperitivo mentre grigliate le zucchine. quando sentite che la birra inizia a rilassarvi un po' i muscoli, accanitevi (ma senza violenza) sulla carcassa del povero volatile deceduto, e con un coltello ben affilato riducetelo in striscioline, cubettini, icoesaedri o nella forma che più vi aggrada e mettetelo da parte.
lavate i funghi, (alcuni dicono che si fa, altri dicono che non si fa, io lo fa, voi fate un po' come vi va) e friggeteli in poco olio per qualche minuto con una spruzzata di peperoncino e una capuzzella d'aglio. intanto un altro sorso di birra e ricordatevi di girare le zucchine prima che diventino nere, sennò il tocco di colore glielo date col cavolo.
non paghi della precedente violenza ai danni del povero pollo morto, gettatelo nella padella dove avete precedentemente fritto i funghi, avendo cura di averli prima tolti e disagliati, e fatelo rosolare ben bene, a fuoco vivo. aggiustate di sale. a questo punto io ho aggiunto un poco di curry, ma poco poco, giusto per dire, toh, guarda quanto so' figo che t'ho aggiunto pure il curry. adesso sì che la tua morte ha un senso, o pollo.
la birra è quasi finita, le patatine pure e le zucchine si sono bruciate. grattate via la parte nera e pregate (o imprecate, a seconda della vostra religiosità) la madonna di piedigrotta che almeno non siano diventate amare.
quando il pollo avrà raggiunto una colorazione un po' più bronzea, ri-aggiungete i funghi e fate cuocere tutto insieme per qualche altro minuto. adesso si aprono dinanzi a voi 2 valide alternative:
1. aggiungete le zucchine in padella, fate saltare qualche minuto e servite
2. condite le zucchine con aglio, olio (d'oliva, a 'sto giro) e prezzemolo, e usatele a parte come contorno, che sono pure meglio.
personalmente, ho scelto la prima ipotesi, perché senno in ufficio come me le portavo, le zucchine? immaginate cosa può venire fuori dall'equazione michele + zaino + zucchine-grigliate-condite-con-olio.
bevanda consigliata: acqua, perché se con una birra avete combinato questo macello, immaginate cosa fareste con un altro mezzo litro di vino.

la foto è quello che è. la ricetta pure. d'altra parte, io non sono lei, e questo non è mica un blog di ricette.

venerdì 10 luglio 2009

pluvia magistra vitae

la conquista della conoscenza è una battaglia quotidiana, costante, atemporale, che si persegue ma non si consegue, e trae il massimo della sua linfa attraverso le cose più umili.
come la pioggia.
ogni goccia nasconde un segreto, racconta una storia, nascosta dietro grandi temporali, tra il grigio di nubi passeggere e i colori di un timido arcobaleno.

la pioggia va osservata, anche se non c'è bisogno di grande attenzione per imparare dalle sue lezioni.

la prima che si impara è l'umiltà: l'uomo superbo guarda dalla finestra dell'ufficio e si dice Ancora mezz'ora, tanto ce la faccio, non dovrebbe piovere e - così pensando - pecca, e la pioggia lo riporta alla realtà delle cose, sorprendendolo nel mezzo del cammin della sua vita, tra l'ufficio e la stazione.

la pioggia insegna la fisica: t'insegna che la sua intensità è pari al quadrato della distanza dalla fermata del tram a casa tua.

infine, t'insegna a non dare le cose per scontate. a te che pensi che i tram a brussel facciano, naturalmente, tutte le fermate, senza bisogno della chiamata: sappi che la pioggia, una sera, mi ha insegnato che la fermata sotto casa, così come la precedente o come la successiva, non è obbligatoria.

giovedì 9 luglio 2009

la mano e la coscienza

comincio col rivolgere le mie scuse alla signora inglese col bambino che giocava coi lego.
quindi mi rivolgo alla famigliola belga, padre, madre, figlioletto grande, figlioletta piccola con treccine e occhialini, figliolettino piccino piccino, chiedo scusa a tutti voi.

chiedo scusa al signore distinto con la cravatta orrenda, verde elettrico, ma si può portare una cravatta verde elettrico? alla ragazza con il vestitino a fiori e alla coppia abbracciata nonostante il caldo.

gli altri, da dove ero, non sono riuscito a vederli, ma chiedo scusa anche a loro, e a tutte le persone, tante, veramente tante, dietro di me.

scusate, davvero. sì, sapevo che avevano chiuso schengen per i viaggi verso l'italia, ma mai avrei potuto immaginare di bloccare la fila al controllo sicurezza perché ai raggi x avrebbero scambiato per un'arma di distruzione di massa la mia banana.

mercoledì 8 luglio 2009

esperimento di compartecipazione mirata con annesso tentativo di far uscire dal silenzio un affezionato lettore che negli ultimi 2 anni non ha mai avuto la forza di lasciare un commento uno, perciò vediamo adesso.

vaffanculo, carlo.

venerdì 3 luglio 2009

unattrofimm ppiubbello demmonto 2

attenzione: di seguito viene rivelata del tutto o in parte la trama dell'opera

alla fine di ogni corso che si rispetti bisogna necessariamente fare qualcosa tutti insieme. sì è concluso il workshop sulle epatopatie alcoliche? tutti insieme a bere un bicchierino al bar dell'università. avete concluso con successo un seminario sulla lotta alla paura di volare? si celebri con un bel viaggio tutti insieme!
naturalmente, le probabilità che dieci minuti dopo il decollo inizino delle violente turbolenze sono direttamente proporzionali alle difficoltà che gli studenti hanno avuto durante il corso; il rischio di tempeste è pari al quadrato del numero degli studenti e - ça va sans dire - trovare 4 terroristi psicopatici a bordo è evento certo.

la tensione, quindi sale subito quando due brutti ceffi cominciano a litigare in una lingua "strana". nessuno li capisce se non la mezzofiga di turno (che più che mezzo figa è mezzo cesso): è ceco, mia madre era polacca e io capisco un po' di lingue slave. i soliti comunisti dimmerda.

i due arrivano alle mani, ma quello più cattivo tira fuori una specie di coltello-punteruolo dalla manica della giacca con quel meraviglioso svling metallico e io che mi chiedo perché, in america, anziché controllare le maniche delle giacche, ti facciano togliere le scarpe.

primo panico, spunta una pistola, il cattivone tira fuori un detonatore e la mezzofiga/mezzocesso cerca di tradurre: sull'aereo c'è una bomba con dentro un gas nervino. tranquillamente imbarcata in stiva, e visto che era sotto i venti chili, non ha neanche pagato il supplemento.

per motivi ancora non ben identificati, il terrorista comincia a sparare allegramente qui e là, fa secchi due o tre passeggeri finché un altro non tira fuori un'altra pistola e lo stende. il che ci riporta di nuovo, per un secondo, alle considerazioni statistiche iniziali: quante sono le probabilità che, dopo il corso per superare la paura di volare, ci si ritrovi tutti insieme in un volo celebrativo sul quale si trovano 2 terroristi psicopatici distinti di cui uno con la giacca modello numero 5 - wolverine -, una bomba chimica, 2 pistole e il pilota che chiede il permesso di aumentare la quota per non spatasciarsi direttamente dento la tempesta tropicale? se non conoscete il teorema di bayes non potete rispondere.

ma torniamo al fimm.
il terrorista numero 2 che ha fatto secco il terrorista (?) numero uno, dopo avere fatti secchi (si dice fatti secchi o fatto secchi? mah) due o tre passeggeri en passant, viene quindi steso da un altro passeggero, come dicevo, armato.
applausi, bravo, evviva, ma tu chi sei? che fai? dove vai? e tira fuori un cartellino della polizia militare o qualcosa del genere, non ricordo. volano parole pesanti, il poliziotto-semieroe se la prende sul personale e uccide il suo interlocutore. già che c'è spara ad altri due o tre passeggeri e poi prende il comando dell'aereo.
naturalmente il pilota, nel frattempo non s'è accorto di nulla, né tantomeno la miriade di colpi esplosi hanno lontanamente scalfito la fusoliera creando il benchemminimo problema di pressurizzazione.

l'ex-poliziotto-nuovo-terrorista3 va in cabina di pilotaggio e ordina di atterrare, naturalmente, possibilmente nella tempesta.

intanto i passeggeri decidono di non stare con le mani in mano e mezzofiga/mezzocesso (d'ora in poi semplicemente eroina) organizza un piano.
quando ex-poliziotto-nuovo-terrorista3 torna dalla cabina di pilotaggio, eroina lo chiama a sé con una scusa e BUM! gli fanno prendere un bello spavento! ecco che la cappelliera si apre all'improvviso e ne esce una passeggera!
naturalmente terrorista3 trasale (o trasalisce? mah) e viene bloccato dagli altri passeggeri. i quali gli prendono il telecomando della bomba e lo ammanettano ma.. colpissimo di scenissima, quello che ha preso il telecomando lo porge a terrorista3! le emozioni, neffimm ppiàbbellodemmonto 2, non finiscono mai.

eroina allora cerca di distrarre ex-passeggero-terrorizzato-ora-terrorista4, per consentire a passeggero-eroico di telefonare. con quale telefono? chiederanno i miei piccoli lettori. semplice: quello installato sul bracciolo della poltrona.

intanto il cattivone litiga col pilota, che cade, sbatte la testa e muore. per la tristezza, disattiva i telefoni a bordo.
tuttavia, ex-passeggero-terrorizzato-ora-terrorista4-ora-distratto, si rende conto del diabolico piano di eroina e corre per uccidere eroico-passeggero (che d'altra parte stava parlando da solo già da un pezzo) ma gli altri passeggeri eroici gli sono addosso e gli spalmano la marmellata sul naso, la marmellata sul naso! no, dovevano essere de sedativi, non so, ma la scena è toccante: una vaschetta di acciaio piena di acqua e ghiaccio, ex-passeggero-terrorizzato-ora-terrorista4 supino, 4 passeggeri gli bloccano braccia e gambe, un passeggero lo minaccia con un coltello e una che gli versa acqua e ghiaccio (e forse sedativi) da una vaschetta tipo gelato.

a questo punto, eroico-passeggero ed eroina scendono in una specie di sala controlli e mandano un sos in morse alla torre di controllo.

romantic moment: ti vedi con qualcuno? no, e tu? io ero sposato. TADA! la moglie è morta quando l'aereo meno pazzo del mondo, immagino quello dell'episodio 1, è precipitato/esploso non si capisce bene per colpa dei terroristi bulgari.

riescono a ottenere un contatto radio: Abbiamo delle armi chimiche a bordo! Aiutateci! a terra erano preparati a tutto: c'era addirittura il forse-direttore dell'FBI: - Ottimo! Cerca di raggiungere la cabina di pilotaggio, uccidi il terrorista se necessario, e poi precipitati con tutto l'aereo a mare. avete delle armi chimiche a bordo, e non possiamo rischiare di farvi atterrare.
Ma ci sono dei passeggeri a bordo!
Il mio inglese non è così buono, ma credo che il forse-direttore dell'FBI abbia risposto esticazzi.

intanto il cattivone cattivissimo intuisce che qualcosa sta succedendo e toglie la corrente al resto dell'aeroplano. il ghigno compiaciuto è la terza clip da oscar, dopo la scena del ghiaccio e il bubusettete della passeggera nascosta nella cappelliera.

intanto l'eroe manda l'eroina a fare la spesa in cucina, e con gelato alla vaniglia, sigarette, acqua ossigenata e puparuoli 'mbuttunati preparano l'esplosivo al plastico e fanno saltare in aria la porta della stiva. lì aprono una finestra e creano una forte depressurizzazione e l'aereo comincia allegramente a perdere quota.
altro semieroe cerca di saltare addosso al cattivone, ma non essendo pagato abbastanza, muore.
intanto l'eroe vero apre lo sportello della stiva e comincia a buttar giù dall'aereo (che non è precipitato malgrado la depressurizzazione, la perdita di quota e il pilota morto, bensì ha ripreso a viaggiare tranquillamente) bagagli a caso, perché, eroicamente, ha pensato che anziché far precipitare tutto l'aereo, forse era meglio buttar via solo la bomba.
il cattivone intuiscce, cerca di fermarlo invano e opta per il suicidio: facciamo esplodere la bomba. com'è noto, un detonatore a distanza ha un timer di 15 secondi che parte dopo la pressione del tastone rosso. il tempo di buttare la bomba fuori dall'aereo e farla esplodere a mezz'aria (e chissenefotte dell'ecosistema marino, tanto mica siamo pesci?)
ma la scenappiubbellissima di tutto il film è il dramma del direttore dell'FBI che dice "dio ci protegga" nel momento preciso in cui dà l'ordine di sparare il missile per abbattere l'aereo, visto che l'eroe non l'ha voluto spatasciare nell'oceano.
naturalmente, eroe riesce a mandare un sms e il forsedirettore dell'FBI dice al missile di fare marcia indietro. il missile, arrivato a 27cm dall'aereo, gira a destra e si autodistrugge. giuro sul cadavere della nonna del forsedirettore dell'FBI. gira-a-destra.

terrorista3 esce dai gangheri, cerca di uccidere qualcuno a caso scegliendo con la monetina. prende un avvocato e se lo porta in cabina di pilotaggio, per ucciderlo con comodo. (ah, sì, nel frattempo l'aereo continuava a pilotarsi da solo, ovvio). però, vicino alla cabina, terrorista3 sente l'odore degli eroi, coraggiosamente nascosti nell'armadietto. terrorista3 sta per ucciderlo, ma eroe dice "guarda: hai sparato nel pilota-automatico-addetto-all'atterraggio. senza di me, che sono bello, figo, eroe e pilota, siete fottuti.

terrorista3 ci riflette, acconsente, spacca a calci qualcosa in cabina di pilotaggio e poi, ancora frustrato, decide di prendersela definitivamente con l'avvocato: apre uno sportello e lo butta giù questi cade preciso preciso sulla torre di controllo e per poco non spiaccica il forsedirettore dell'FBI.

piccola divagazione fisica:
da un aereo in fase di atterraggio, diciamo a 3, 4km dalla pista (e quindi a 3, 4km meno 200mt dalla torre) (ma forse anche di più) si cade con un angolo di 30°. è la fisica, belli, non ci posso fare niente.

ad ogni modo, eroe fa atterrare l'aereo, seguendo passo passo le indicazioni dalla torre di controllo, con un motore piantato e senza carburante.
quando uno è eroe, è eroe.

pompieri, ambulanze ed esercito circondano l'aereo. cattivone esce aggrappato a eroe, che di nascosto accende il cellulare e chiama la torre. cattovone gli dice che un suo complice tiene in ostaggio il suo figlioletto biondo (inquadratura sulla torre: pubblico col fiato sospeso, angioletto biondo vicino al tipo losco con l'impermeabile e la pistola. terzo e ultimo ritorno alla statistica: i controlli di sicurezza negli aeroporti americani sono inversamente proporzionali ai film di merda)

in torre sentono tutto e mandano i cecchini, cattivone ed eroe nell'ambulanza hanno un'ultima colluttazione, proprio mentre angelobiondofigliodelleroe si divincola e scappa sulla pista. cattivone-in-ambulanza spara a un infermiere e tira fuori di nuovo dalle maniche l'arma-punteruolo-che-quando-esce-fa-svuish per uccidere eroe in un corpo a corpo, ma l'infermiere non è morto, grida stop e proprio mentre i cecchini stendono il complice terricolo, l'ambulanza frena e cattivone finisce su un altro punteruolo che si trovava nel verso opposto a quello del moto dell'ambulanza (compito di fisica: dimostrare che l'inerzia dipende dalla posizione dell'eroe e non vettore del moto).
abbraccio all'eroina, casto bacio con due metri di lingua: la lingua dell'amore, stemperamento (esiste?) della tensione col figlioletto-angelobiondo e lui che chiede a lei: "mi accompagni a casa?"
fine.

mercoledì 24 giugno 2009

cuius regio, eius spinacio

certe storie non vorrebbero mai essere raccontate. vorrebbero rimanere sepolte nel cimitero della memoria, o impolverate sullo scaffale più alto della biblioteca del ricordo. tuttavia, qualche forza misteriosa, qualche delicato intrico del destino, porta alla luce questi episodi, e a quel punto non è più possibile resistere al desiderio di divulgarli.
ingmaro era un giovane artista guascone, un poveraccio, nato da genitori tedeschi con un occhio di riguardo per la svizzera, la svizzera verde.
sebbene modesto e parco, ingmaro avea lo vezzo astruso d'adoprarsi in singolari grammatiche, preferendo vetusti lemmi, inusitate et arzigogolate costruzioni per crogiolarsi della sua raffinatezza semantica, all'uopo ostentata, vieppiù decantata.
sovente, ingmaro, non disdegnava neppure d'abbimarsi con pronagioni inventevoli, privide di significazione ma giovemplici di sonorità appivata, rimevoli e molto ben incontate con lo resto della forma seppur insustanziali.
com'accennavo, ingmaro era un artista, un disegnatore. ello, per lo più, disegnava spinaci. spinaci in foglie, spinaci tritati, spinaci grandi, spinaci piccoli, spinaci freschi, spinaci marci, spinaci bagnati, còlti, spinaci in campi e, talvolta, financo zuppe di spinaci.
egli sarebbe stato felicissimo se la sua arte fosse stata utilizzata sulle buste dei surgelati, tuttavia, accadendo che la nascita sua s'ebbe nell'anno del signore 1573, sfortuna volle che il freezer sarebbe stato inventato solo tre secoli dopo, cagionando la di lui ben nota paupertate. tale anacronistica malaorse, inoltre, fu per ingmaro fonte di incredibile infelicità, et indicibile pena, nonché penuria: ingmaro era povero, povero come solo un pover disegnatore di spinaci può essere.
così, nei momenti di povertà e depressione più acuti, nonché di fame estrema, il buon ingmaro prendeva i fogli di carta più morbidi e delicati, e cominciava a disegnare i migliori spinaci della sua vita: foglie larghe, succose, vivide, invitanti e già bollite. poi li ritagliava e, senza neanche l'abbondanza della colla vinilica (che d'altra pare sarebbe stata inventata da lì ad altri quattro secoli), preparava delle pregevolissime frittate.
la vita di ingmaro, quindi, proseguì in questo modo per molti anni, tra mille disegni e atroci diarree, finché l'imperatore alsaziano di svevia non si accorse di lui. il giullare di corte, mandracchino de' boccacci, infatti, raccontò all'imperatore la storia di quest'artista guascone, sperando di divertire il suo sovrano con le stramberie fritto-linguistche di questo giuovine visionario, ma non ottenne altro che trstezza, curiosità e tristezza. poi di nuovo curiosità. un altro poco di tristezza. infine curiosità.
il tristo imperatore alsaziano, dunque, fece decapitare mandracchino, e poi, incuriosito, si fece portare a corte questo bizzarro guascone.
ingmaro fu accolto in maniera festante, il cuoco di palazzo gli preparò una vera frittata di spinaci, fu lavato, vestito, profumato e - a sera - fu accolto, nientepopòdimenoché, dallo stesso imperatore in persona proprio lui.
durante il loro brevissimo incontro, ingmaro non seppe dire altro se non "non sappia la tua mano sinistra cosa fa la destra", con l'indice sinistro ben alzato. dopo un attimo di silenzio aggiunse: "come disse sergei rachmaninov".
com'è noto, citare un pianista con tre secoli d'anticipo non riesce ad evitare la prigione. ingmaro fu rinchiuso nelle scuderie di corte, ma gli fu lasciata la possibilità di disegnare. così, prigioniero e triste, ingmaro smise di parlare per sempre, ma da quel momento prese a disegnare furiosamente. disegnò il desiderio di libertà, la voglia di evasione e tutti i sogni proibiti del mondo. sebbene nessuno riuscisse a capire il significato di tali disegni, ingmaro fu giustamente giustiziato qualche anno dopo. l'imperatore alsaziano vendette tutti i disegni di ingmaro alla casa d'aste christie's, ben due secoli prima della sua fondazione, dimostrando - in un certo qual modo - che ingmaro, forse che forse non ci aveva poi tutti i torti.

se c'è una cosa che questa triste storia ci insegna, è che deridere citazioni bibliche sulla carità cristiana contravviene alla règia legge numero 713 comma 45 dell'impero italico dello secolo attuale, indi per cui e pertanto questo post non esiste, non è mai esistito né mai esisterà, e pertantovvero non contravviene neanche la dichiarazione di interruzione di attività e vendita del blog quivi pubblicata ieri.

martedì 23 giugno 2009

saluti e baci

per chi non lo sapesse, questo blog è stato acquistato all'asta da anonimo 1, che se l'è aggiudicato per 9.250£, 1kg di mozzarella di bufala campana proveniente da caserta, lo stiraggio di 3 camicie (a maniche lunghe) e un ruoto* di parmigiana di melanzane.
(per le modalità di consegna ci si aggiornerà in privato.)

nel frattempo, prima di consegnare il sito alla nuova gestione, vi saluto con l'ultimo post, controverso, ma che le mie due editor (sì, son diventate due, e no, non vi dico chi sono - o meglio - chi erano, visto il prepensionamento) hanno apprezzato molto.
non so, forse si drogano più e meglio di me. ma giudicate voi stessi.

la donna che guardava l'uomo che guardava passare i treni.

se è vero che dietro ad ogni uomo c'è sempre una grande donna, anche simenon non fa eccezioni. la donna che guardava l'uomo che guardava passare i treni è la storia di gervasa, una piccola-medio-grande borghese che fa l'osservatrice professionista. una sera vede popinga (il protagonista di simenon, ndr) che guarda passare i treni e da allora non riesce più a smettere.
la difficoltà di un libro senza dialoghi, senza avvenimenti, senza trama, perché tutta scritta da quell'altro in quell'altro libro, che, diciamocela tutta, è un'altra cosa.

la donna che guardava l'uomo che guardava passare i treni è un capolavoro mancato, un gioiello di fallibilità mascherato di solitudine e tristezza.
l'anello di congiunzione tra l'impepata e le cozze.

*for not napolitan speaking: teglia, tegame

mercoledì 17 giugno 2009

pezzenti

più di tre giorni e giusto una sola offerta, anonima, di 5.500 lire. (e partivo da una base di 7000) (non ho parole)
coraggio, ché l'asta è aperta fino alla mezzanotte di domenica.

update:
andima offre 8000 lire e una trappista a piacere.
anonimo offre 8.500 lire e 1kg di mozzarelle.
andima offre 9mila lire, una birra trappista a piacere, 1kg di mozzarella-campana-comprata-a-bruxelles e un bicchiere di limoncello di sorrento.
anonimo 2 offre un abbraccio.

venerdì 12 giugno 2009

a.a.a.

vendesi blog poco serio.
discreto numero di lettori,
qualche commento sparso, soprattutto sulle cazzate.
telefonare ore pasti,
no perditempo.

giovedì 11 giugno 2009

internazionalizzescion

il problema principale della traduzione in italiano (come in qualsiasi altra lingua) di un'opera è quello dell'internazionalizzazione. si tratta di rendere i dialoghi dell'opera stessa (sia essa un libro, un film, una poesia o un aeroplano di carta) coerenti con la lingua di destinazione.

il lavoro di traduzione, quindi, va fatto con criterio, cura, ed è frutto di un lunghissimo lavoro anche di ricerca: nel cinema, ad esempio, lo stesso dialogo recitato da due attori diversi potrebbe avere risultati completamente differenti.
ed è a questo proposito, per farvi comprendere le difficoltà che si celano dietro il misteriosissimo mondo del cinema, del doppiaggio e della scelta della voce giusta, che vi regalo le prime stesure di alcuni dialoghi famosissimi, di cui tutti conoscono la versione finale, quella effettivamente utilizzata, ma di cui pochi, forse nessuno, conoscevano il pilota.

1. harry ti presento sally.
in questo film, la voce di sally è di silvia pepitoni. ma, nella prima stesura, la famosissima scena dell'orgasmo aveva un testo lievemente diverso:
sally: "ah! uh! weh! uh! maronn! mamma mia! mamma d''o carmine! uuh! we! we! aaaah! marooooonn!"
ed era stata concepita, in un primo momento, per marisa laurito.

2. guerre stellari - l'impero colpisce ancora.
nella celebre saga di george lucas, luke skywalker e darth vader avevano un carattere diverso, un po' più melodrammatico. tuttavia, i vari taglia e cuci del regista, i problemi di traduzione e alcuni disaccordi su certi diritti di copyright, hanno fatto perdere il lavoro a un altro celebre attore italiano. alla fine, la scelta per dath vader cadde sul grandissimo massimo foschi. ma analizziamo un momento la prima stesura del dialogo seguente:
darth vader: No, Luke: io sono tuo padre!
luke: no!
darth vader: mamma toja se ne more!
luke: nooo!
darth vader: addenocchiate! e vasame 'sti mmane!
in pochi sanno che il dialogo originale era stato scritto per mario merola.

3. blade runner.
non esiste persona che non conosce il monologo finale di roy batty nel capolavoro di ridley scott. e tutti riconoscono il signor burns, sandro iovino, che lo declama rapito da un'ispirazione totale.
la versione pilota è quasi completamente sconosciuta:
roy: cioè, io ho visto certe cose, neh, che proprio cioè voi proprio non ne avete ma proprio veramente idea. cioè cierticcose, no, che proprio, cioè, proprio non vi potete ma proprio nemmeno manco lontanamente immaginare. cioè, tieni presente orione? ahè, 'o lione, ma quale lione. orione, 'e stelle. orione. tu giri a sinistra? ci stanni i bastioni, di orione, e aggio visto cierticcose... ma quali mazze! i bastioni, no i bastoni...
questa versione, la cui registrazione, purtroppo, è andata perduta nell'ultimo incendio di cinecittà, fu incisa dalla viva voce di massimo troisi.

martedì 9 giugno 2009

10 cose di cui mi sono dimenticato

1. non so, l'ho dimenticato
2. ce l'avevo proprio qui, sulla punta della lingua
3. aspè, non mi ricordo
4. com'era? dai, aiutami...
5. di che stavamo parlando?
6. ah, sì. ora che ci penso, però, non ne sono più tanto sicuro
7. ecco, ecco, mi ricordo: no, falso allarme.
8. sarà stato ieri, forse l'altro ieri, non so.
9. questa, sì, dai, questa me la ricordo, ma forse è meglio che non ve la dico.
10. l'ultima da ricordare è sempre la più difficile, però questa me la ricordo, davvero. è come quando ti chiedono i nomi dei sette nani, o dei sette re di roma, o dei sette peccati capitali, ne lasci sempre uno. poi li ridici daccapo, e ti sei ricordato di quello di cui ti eri dimenticato prima, ma nel frattempo ne hai dimenticato un altro. succede sempre così, si sa come vanno a finire queste cose. secondo me è perché si cerca di farlo a mente, perché se li scrivi, i nomi dei sette nani o dei sette re di roma, forse ti viene più facile. sì, dev'essere sicuramente così. mannaggia! tutto questo divagare mi ha fatto dimenticare cosa stavo dicendo. ah, sì, stavo parlando di dieci cose di cui mi sono dimenticato. allora,
1. non so, l'ho dimenticato
2. ce l'avevo proprio qui, sulla punta della lingua...

venerdì 29 maggio 2009

the matrix, reloaded

conobbi anacleto in una libreria italiana qui a brussella.
più giovane di me di qualche anno, se non ricordo male, credo lavori per le istituzioni, perché veste sempre in giacca e cravatta, cosa che - inevitabilmente - lo invecchia.
è un tipo a posto, anacleto, non troppo loquace, nemmeno taciturno. un tipo normale. ci siamo visti in un altro paio di occasioni, ma la cosa singolare è che lo incontro sempre in aeroporto.
una volta l'ho visto qui a brussel national, un'altra volta a malpensa.
l'ultima volta, una quindicina di giorni fa, a fiumicino.
era in compagnia di un donnone biondo coi capelli corti, poteva essere sua madre. erano seduti al tavolino di un fast food: non volendo disturbarli sono andato un po' a zonzo per il terminal, comprato qualche libro, pensato ai fatti miei.
in fila per l'imbarco, li vedo davanti a me e, quando si gira e mi vede, io lo saluto.
- ormai ci si incontra più in aeroporto che in giro a brussel, vero?
lui mi guarda un po' stranito, la donnona sorride un po' più del necessario.
resto un po' perplesso davanti al suo silenzio. che abbia detto qualcosa di sconveniente? che l'abbia offeso in passato? che non si ricordi di me?
- sono michele, non ti ricordi?
a quel punto la telecamera ha fatto una rotazione di centottanta gradi sul nostro fermo immagine, poi la sua faccia, in una frazione di secondo, è stata ricoperta da quel blob nero e vischioso, il suo viso, coperto e trasformato, è diventato prima l'agent smith, che mi ha ghignato in maniera terrificante, poi di nuovo una macchia grigio-nera-lucida, infine, è tornato nuovo anacleto. tutto in una frazione di secondo.
ma ormai non era più anacleto, la matrice lo aveva trasformato nella sua proiezione olografica, era solo l'involucro, un simulacro della persona che avevo conosciuto io, a brussella in quella libreria al centro.
lo so per certo che non era più lui, perché il vero anacleto non mi avrebbe risposto mai i'm sorry, i don't speak italian.

mercoledì 27 maggio 2009

outing

non ho mai visto lost in vita mia.
e me ne vanto.

martedì 26 maggio 2009

un cane dalla coda a ciuffetti

io stamattina avevo in mente un bel post. ma bello bello, eh, non come le siocchezze che scrivo di solito, perché ieri mi è capitata una cosa bella, una cosa che quando ti capitano dici Oh, che bello, mi è capitata una cosa bella che adesso sorrido per tutto il resto della giornata, e allora volevo spendere due parole a descrivere questa cosa bella, magari senza scendere troppo in particolari, giusto la sensazione, e magari facendo anche qualche velato riferimento alla persona che mi ha fatto sentire di questo umore particolarmente gaio (ho detto gaio, maledetti, gaio!), che avrebbe capito solo lei (la persona che mi ha detto quelle cose che mi hanno fatto tanto piacere), senza svelarne l'identità (sempre della persona che mi ha detto quello che mi ha detto), soprattutto senza dirlo, quello che mi aveva detto e, last but not least, per la contentezza, avrei anche messo qualche punto in più in questa frase che non finisce mai.
io stamattina ero armato delle migliori intenzioni, ma mentre passavo per l'atrio, ho visto una cosa che proprio non era possibile, una cosa che la dovete vedere, ché se la racconto non ci si crede.

foto:




video:
video

lunedì 25 maggio 2009

le dimensioni contano

cosa succede se si viene foncati da un giorno all'altro?
la risposta in figura 1.


 fig.1



venerdì 22 maggio 2009

basta un poocoo di zucchero

la vita da singol ha i suoi pro e i suoi contro.
sicuramente positive sono quelle piccole libertà che ti prendi nell'amministrazione domestica: il parcheggio a lunga sosta che concedi ai piatti nel lavello (per una persona sola non vale mica la pena di fare la lavastoviglie), il livello di opacità che può raggiungere il parquet prima di passare il pannoceraappositochetelolucidamancofossestatoappenapiazzato, la distorsione nella curvatura spaziotemporale che altera il concetto di ora-di-cena.
tuttavia, prima o poi, mia moglie tornerà, e questo implica che vorrà trovare casa non dico come l'aveva lasciata (ho sposato una donna realista) ma quantomeno agibile.
quindi, di tanto in tanto, mi ricordo di avere una scopa, riscopro che il senso ultimo della lavatrice è lievemente diverso da "deposito panni sporchi" e mi rendo conto che - tutto sommato - l'acquisto di un ferro con caldaia non è stato poi tanto male.
di solito, questi desideri emozionali (sconosciuti o quasi, prima del matrimonio) esplodono in tutto il loro splendore nei weekend, quando guardando tutto ciò che c'è sul pavimento, mi domando come abbia fatto a non sentire l'esplosione.
allora, carico d'allegrezza e spensieratezza, e armato di detersivi all'aroma di buone intenzioni, mi agito, pulisco, strofino, raccolgo, spazzo, ramazzo, riordino, spolvero come una brava donnina di casa.
e imparo, tante cose, della pregevole arte del faire les ménages: d'accordo essere allegri, d'accordo canticchiare, ma mai, mai, mai, mai, fischiettare mentre tiri su lo sporco con la paletta.

giovedì 21 maggio 2009

procedere a velocità smodata

- signor sullo, mi dia la posizione
- capitano, ce l'ha sulla scrivania.
- bene. non la vedevo, era tra la tazza e il piattino.
mi dica, signor sullo, procediamo in abbondanza?
- no, signor capitano, le vacche sono magre e il corriere espresso non ci ha ancora consegnato il pacco.
- male, molto male, signor sullo.
- già.
- signor sullo, ha notato che siamo nello spazio cosmico?
- si?
- sì. come può un corriere espresso consegnarci qualcosa?
- non può, signor capitano.
- capisco. mi dica la verità, signor sullo: non c'è più speranza, per noi, vero?
- no, signor capitano, siamo finiti.
- finiti.
- finiti.
- signor sullo?
- signor capitano?
- amiamoci.
- sì, signor capitano.

martedì 19 maggio 2009

stream of consciousness

nel momento in cui ci pensi, senti come una fitta, che avvolge la certezza, scaraventa lontano la sicurezza e lascia ai tuoi piedi gocce di tristezza e malinconia. sussulto, di mano lontana che vorrebbe stringerti, solitario braccio che vorrebbe sorreggerti, manca l'aria, mancano le parole, solo sensazione di perdita di vuoto di triste leggerezza come di mancanza.
mi manchi.
era mattina, eri lì, adesso dove sei, chissà, e la sicurezza non basta alla luce dei fatti e i fatti smentiscono le parole i pensieri stamattina la mia sicurezza perduta il pensiero perduto: solitudine.
non sei, non ci sei, avevo bisogno di te stamattina, ho bisogno di te adesso, qui, al freddo di questo griogiore brussellese, di questa sera brussellese, al buio di questa giornata di fango e solitudine e tristezza e smog. ero sicuro, sicuro di me, di noi due, sempre insieme, inseparabili, perché? dove ho sbagliato, quando?
ti avevo, e ti ho ancora, perché non t'ho perduto, lo so, è solo un momento passeggero, solo una distrazione, ma pensarci adesso fa male, adesso, adesso fa male, adesso, da solo, adesso, sotto la pioggia, adesso, ho bisogno di te adesso.
ombrello dimmerda.

lunedì 18 maggio 2009

lost

nella mia immaginazione sento una voce che mi chiama.
la immagino chiara, forte, italiana, chiamare esattamente il mio nome.
nome e cognome, io, proprio io me medesimo.
immagino una voce di donna, di solito è una voce di donna, la immagino chiamarmi.
la prima volta dolce e suadente, poi la immagino decisa, infine autoritaria.
poi immagino delle persone, attorno alla voce, persone impazienti, persone stizzite.
immagino che alla terza, forse, quarta chiamata, la voce suadente e decisa abbia rinunciato, e immagino che abbia detto E sia.
lo immagino soltanto, perché la voce non l'ho sentita, ero fuori, fuori dall'aeroporto.
convinto che il volo fosse un'ora dopo.

venerdì 15 maggio 2009

il sentimento del sublime

Adoro Libero.
Mi piace sfogliarlo ma senza spaginarlo.
Mi piace guardarlo perfettamente ripiegato sul comodino,
come se fosse nuovo, ancora vergine.
Mi piace la compattezza delle pagine,
quando lo premo sul viso per sentire l'odore d'inchiostro.
Correrei in edicola ogni mattina, di buon'ora,
per essere il primo e scegliere la copia.
La mia deve essere senza sbavature, senza angoli tagliati male o linguette dentellate,
lucida, luminosa, perfetta.
Perfetta come il mio giornale.
No, non starei qui ad aspettare la copia sgualcita del marito di Assuntina, quando ormai è tarda sera.
Oh, giuro su Dio, non esiterei, non esiterei un solo minuto
se non fossi legato ad un cazzo di letto
in questo fottuto penitenziario che chiamano clinica.

giovedì 14 maggio 2009

un tram chiamato desiderio

a volte basta un gesto, una parola, un movimento fatto in un certo modo, per essere catalogati come un certo tipo di persona, etichettati e infilati in un reparto stagno della memoria.
diceva qualcuno che non avrai una seconda possibilità per fare una buona prima impressione.
in parte lo condivido, perché una volta che si è entrati nella celletta della memoria con l'etichetta minchione o simpatico o agrimensore, poi è difficile uscirne, chi ti ha catalogato si aspetta sempre che tu dica una minchiata, che tu sia simpatico o che tu tiri fuori di tasca un flessometro da un momento all'altro.
personalmente, mi sforzo di non catalogare le persone dalla primissima azione, proprio perché temo di farmi sopraffare dai pregiudizi.
metti stamattina, ad esempio, prendendo il tram. avrei potuto cedere ai pregiudizi sin dal primo momento, eppure non l'ho fatto.
il tizio che mi precedeva, salendo, indossava una camicetta a fiori, bianchi e rosa. e non ho pensato nulla.
sculettava, vero, ma comunque non ho pensato nulla.
aveva le scarpe da ginnastica a fiorellini, sempre rosa, in coordinato con la camicetta. ancora, non ho pensato nulla.
si è seduto davanti a me, ha incrociato le ginocchia, con grazia ha intrecciato le mani, fatto flap flap con le sopracciglia.
imperterrito, non ho pensato nulla.
leggevo, ogni tanto alzavo lo sguardo e vedevo che mi guardava.
non ho pensato nulla.
poi, parzialmente assorto nella lettura, ho visto con la coda dell'occhio che prendeva il cellulare, e con nonchalance mi scattava una foto.
è stato lì che ho pensato.
ho pensato a quanto devo essere figo.

mercoledì 13 maggio 2009

evviva la fisica, la metafisica, l'astrofisica e la patafisica.

il piacere della lettura non dovrebbe essere alterato dalle forme che possono prendere le parole. forma e sostanza dovrebbero fondersi autonomamente, e occhio e mente dovrebbero trarne il nutrimento e il sapore contemporaneamente.
non è sempre così, per questo le letture non sono solo amare, dolci, salate, acide, calde o fredde. sono anche buone o insipide o cattive o deliziose.
e lascia perdere i vari sommelier del libro che ti dicono che si sente un vago aroma di aghi di pino o un retrogusto di muschio posato sul lato nordest di un tronco d'acacia in un giardino di gladioli esposto al sole settembrino, quelli lo fanno per vedere chi scrive la recensione più lunga senza aver detto niente.
no, io sono un peracottaro della lettura, un sagneffaciularo della carta stampata, ho bisogno tanto del sapore genuino, verace, quanto della raffinatezza, ma esagerare.
a volte, però, mentre stai mangiando un libro che sa proprio di buono, ti capita di un boccone tristemente spiacevole, un sapore che non è cattivo, ma che c'ha quel retrogusto pesante che poi ti si ripropone sullo stomaco.

l'ultimo boccone che proprio non ho digerito l'ho assaggiato nella guida galattica per autostoppisti (ma chissà, forse era colpa della traduzione).
e non si trattava di un problema di abbinamento o di dosi, era proprio un errore grossolano, una roba come sale e caffè, margarina vegetale al posto dell'olio extravergine di oliva.
perché secondo me, in un libro di fantascienz-fisic-nonsense come la guida galattica, non puoi usare lunghezze per misurare i tempi.
non puoi dire "dopo un nientesimo di secondo luce" e pretendere che non mi vada di traverso.

lo so, molti penseranno che si tratta di una cosa da niente, un'inutile facezia, un peccato veniale, moltissimi neanche ci avranno fatto caso, eccheppalle, e come la fai lunga, e quanto sei noioso, e quest e quell e pure per te. evvabbè, d'accordo, sono io, è colpa mia, ma voi come la prendereste se vi dicessi che stamattina, in bagno, ci sono stato per 1.079.252.848,8 chilometri?

mercoledì 6 maggio 2009

tesi, antitesi, apostasi: favole x per bambini y

favola triste per bambini allegri
c'era una volta la regina del connecticut. si chiamava osteoporosi, e per questo non trovava marito.
osteoporosi desiderava un uomo forte e intelligente, che la sapesse comprendere ed apprezzare. un uomo in grado di soddisfare le sue esigenze senza accondiscendenza; un uomo virile ma dolce, fiero e innamorato. un uomo autoritario ma comprensivo, capace di prendere e di dare. fiero della propria indipendenza e capace di lasciarla libera ogni volta che osteoporosi ne sentisse il bisogno.
un uomo vivo, dinamico, senza se, ma con qualche ma.
osteoporosi trovò queste qualità in callisto, il principe del minnesota.
ma callisto era gay.

favola grassa per bambini magri
la piccola gioppina aveva mille amici immaginari. c'era aldo, il folletto dei gelati. c'era romoaldo, il folletto dei biscotti al cioccolato. c'era gesualdo, il folletto delle caramelle gommose. poi c'era castaldo, il folletto obeso delle corse in bicicletta.
gioppina amava giocare coi suoi mille amici immaginari, soprattutto perché questi ultimi le donavano gelati, biscotti al cioccolato, caramelle gommose e tanto amore.
un giorno gioppina, sotto una pietra lavica, scoprì un nuovo folletto, tutto rosso, con gli occhiali da presbite a variazione cromatica.
- e tu chi sei? - chiese gioppina
- sono il folletto dell'amicizia! - disse lui.
- e come ti chiami?
- non ho un nome, ma se vuoi, puoi chiamarmi dottor morte.
e in quel momento gioppina evaporò in una nube di anidride carbonica e vapor aqueo.

favola alta per bambini bassi
i vermi delle filande, si sa, non amano il polo. e non lo amano sia per colpa dei cavalli sia per colpa dei pinguini. i vermi delle filande, si sa, non amano il polo, ma alcuni di essi, in un luminoso pomeriggio d'autunno, scoprirono di non amare nemmeno la pesca.

favola secca per bambini umidi
- ce l'avevo, ma al mio editore non è piaciuta, e quindi niente.

martedì 5 maggio 2009

un altro mondo è possibile

Cari italiani e care italiane,
amici della maggioranza,
membri dell'opposizione,
alte cariche dello Stato,
questo è il mio ultimo comunicato in veste di Presidente del Consiglio di questa nostra Repubblica.
Con difficoltà ricaccio in gola le lacrime che spingono verso i miei stanchi occhi ché mi duole dal profondo del cuore lasciarvi, tradirvi in questi momenti così difficili per la Nazione tuttavia, posto dinanzi ad una scelta irrinunciabile, ho dovuto prendere la mia: lascio l'altissima carica della quale mi avete investito.
Un'automobile privata aspetta sotto questo palazzo e mi condurrà all'aereo dove il mio amore mi sta aspettando.
Partiremo, non sappiamo ancora per dove, ovunque ci porterà ci andremo insieme.
L'ho sempre amata, dal primo momento in cui l'ho vista, ho pregato il Signore perché mi facesse invecchiare con lei.
Sto invecchiando, sono invecchiato e non l'ho fatto con lei.
I giorni che mi restano posso solo consacrarli al nostro amore, alla nostra vita insieme.
Vi prego, perdonatemi se, tra l'interesse della Nazione e il mio amore, ho scelto quest'ultimo.
Non potrei fare diversamente.
E' con la tristezza di chi lascia tanti amici che vi saluto tutti, vi abbraccio ognuno, come il padre che oggi sento di essere.

S.B.

lunedì 4 maggio 2009

ce l'ho

alla fine, ho comprato lo smartofonino.
e fondamentalmente, l'unica caratteristica tecnica che lo differenzia dall'eeepc è la fotocamera a cinque megapixel.

giovedì 30 aprile 2009

dai diari del capitano anonimo-antonio: l'E.F.T., pulizia e sopravvivenza in quindici movimenti (parte III)

scelsi l’avventura,
scelsi l’ignoto,
scelsi l’abisso.

6. asciugate tutto per bene ché i pesci, se non riconoscono l'acqua di casa loro, si turbano.

7. è il momento di reinserire il termostato (con cura, minchia con cura, che esplode) e il cesso di plastica nell’EFT facendo in modo che le ventose aderiscano alla parete di vetro.
Insistete, violate la memoria di qualche luogo santo , quindi riprovate ancora.

8. richiudete l'acquario adagiando il coperchio nella corretta posizione cercando di capire perché va sbilenco . dopo svariati tentativi, portate un cazzotto sulla parte più alta del coperchio.

9. risollevate il coperchio per versare nel cesso di plastica, detto filtro, la coltura di batteri: la fiala va rotta prima ad un'estremità, va girata verso le spugne, indi rotta nell'altra estremità avendo cura di tagliarvi un dito per inoculare, direttamente nelle vene, una serie di misteriosi (e si presume letali) batteri tropicali.

10. adagiate di nuovo il coperchio, imprecate più volte con intensità crescente fino a trovare la giusta posizione, risollevate il coperchio e adagiatelo da qualche parte (avete dimenticato infatti la tanica di 5lt di acqua osmotica nel portabagagli).

11. versate l’acqua nell’EFT aiutandovi con un imbuto per indirizzare il getto su una roccia (se non l'avete, compratela che costa 5 euro... sì, una pietra da 5 euro!).
quindi, con una mano, sollevate la tanica di 5lt, con l'altra mantenete l'imbuto, con il mento cercate di coordinare il tutto cadenzando il ritmo a forza di improperi.
dopo un po', cacatevi il cazzo e sbacate i restanti litri a come cazzo viene che quei figli di puttana non si meritano niente.

12. ricollocate il coperchio, urlando contro il creato, anche se questa volta è andato miracolosamente a posto al primo tentativo (ma voi ci avete troppo veleno in corpo). attaccate tutte le spine.

13. aprite l'apposita fessura per il cibo e sputate rabbiosamente nell'EFT.

14. fatevi una doccia che fate schifo.

15. accorgetevi a tarda notte che non avete le pasticche di co2 ed è probabile che vi muoiano di nuovo tutte le piante. provate con la cocacola zero.

segue lista di divinità e santi che non mi rivolgeranno la parola nell'aldilà: adele, adriano, agata, agnese, agostino...

mercoledì 29 aprile 2009

dai diari del capitano anonimo-antonio: l'E.F.T., pulizia e sopravvivenza in quindici movimenti (parte II)

scelsi l’avventura,
scelsi l’ignoto,
scelsi l’abisso.

dopo una faticosissima settimana di preparativi (incluso sciacquare, risciacquare e poi sciacquare ancora 15 kg di sabbia) e con una certa attenzione allo sviluppo dei batteri, l’ecosistema fluviale tropicale (volgarmente detto acquario) era pronto e funzionante.
sorvolo pietosamente sui successivi mesi di metti pianta, cambia acqua, muore pianta, cambia pianta, muore pesce, cambia pesce, cambia neon, muore pianta, scompare pesce (inghiottito dal nulla), aggiungi co2, troppo co2, più luce, meno luce, morte tutte piante, cambia tutte piante, fiala rossa, fiala gialla, gocce rosse, gocce biancheeechecazzo e giungo al punto cruciale della questione: la pulizia dell’ecosistema fluviale tropicale (da ora EFT, che mi rompo le palle a scrivere ecosistema fluviale tropicale, che è comunque sempre quel cazzo di acquario) e del filtro.
il filtro, per i profani, è un cesso di plastica che prende l'acqua smerdata dai pesci, e la filtra attraverso quelli che non saprei definire diversamente da cannolicchi; questa passa attraverso due spugne e viene ejettata da un tubo.
non ho parole per descrivere la complessità di tale operazione.
vanno tenute a mente le seguenti indicazioni che, per facilità di consultazione, vi elencherò progressivamente, nel caso volesse anche voi realizzare uno splendido EFT (ve lo consiglio spassionatamente!):

1. staccate le spine onde evitare di rimanere folgorati. attendete che si raffreddi il termostato, sollevatelo con la cautela necessaria a maneggiare una barretta di uranio isterico e adagiatelo su un panno arrotolato che, ovviamente, avete omesso di preparare.

2. sollevate cautamente il coperchio dell’EFT versandovi un litro di condensa sul piede.

3. indi procedete a staccare il cesso di plastica, altrimenti detto filtro, cercando di non lasciar trapelare alcuna fretta che possa generare irritazione nelle ventose; è risaputo che tali malvagie creature sono in grado di applicare una strenua resistenza a qualunque sforzo umano, salvo cedere all'improvviso, sotto il peso delle bestemmie, e venire via indirizzando le nocche delle mani precisamente sul naso e un bel sorso di acqua tropicale (mista a piscio, cacca e sborra, anche questi rigorosamente tropicali) direttamente nella bocca.
È consigliabile trattenere i conati onde evitare di alterare l'equilibrio dell'EFT.

4. adagiate il cesso di plastica (detto filtro) in una bacinella ovvero correte fino al cesso di casa (detto solo cesso) lasciando scorrere l'acqua lungo il corridoio.

5. procedete alla pulizia. mantenete alta la concentrazione sorvolando sulla sensazione di viscido della scatola, sulla melma che si insinua sotto le unghie e sull'odore, indimenticabile, che stupra le narici.
i cannolicchi , per quanto lerci e puzzolenti possano sembrare, non vanno lavati!


continua...

lunedì 27 aprile 2009

dai diari del capitano anonimo-antonio: l'E.F.T., pulizia e sopravvivenza in quindici movimenti (parte I)

Perché da sempre la gente prova attrazione (quasi un sottile piacere) nell’assistere al martirio dei propri simili: un tempo c’erano gli spettacoli gladiatori, poi la carità cristiana li sostituì con le torture e i roghi, infine intervenne cesare beccaria (che certi intellettuali non si fanno mai i cazzi loro).
da allora l’umanità è pervasa da un profondo senso di frustrazione (sublimato in parte da paperissima, real tv e studio aperto).
cosa resta oggi agli uomini, fosse solo per condividere un dolore già patito, se non un perfido, vergognosamente pavido, cattivo consiglio?
tutti, malignamente tronfi per la propria esperienza, consigliarono: «vai sul sicuro, è uno spettacolo che si rinnova ogni giorno, oltre che splendido oggetto di arredamento. richiederà pochi secondi al giorno e pochi minuti al mese».

scelsi l’avventura,
scelsi l’ignoto,
scelsi l’abisso.

comprai quel cazzo di ecosistema fluviale tropicale (volgarmente detto acquario).

continua…

mercoledì 22 aprile 2009

interpretazioni delle reinterpretazioni

in questi giorni c'è stato un gran parlare di una reintepretazione de "la cura" di battiato.
secondo un noto giornalista "l'artista catanese non si rivolge a una donna o a un altro essere umano, ma a colei a cui probabilmente già pensava Leonardo quando disegnò la Gioconda: la parte nascosta di se stesso. Perché solo chi riesce ad amarsi nel profondo, «superando le correnti gravitazionali», avrà poi la forza di scacciare l’egoismo e di amare veramente il suo prossimo."

ora, io non voglio acriticamente smontare questa pregevolissima e poetica interpretazione, che all'inizio ho anche trovato molto condivisibile, ma proporre una siocchezza che m'è saltata in testa questa mattina.
leggendo solo le parti in cui battiato si rivolge al destinatario in terza persona, quindi direi un pochino superficialmente, viene proprio da essere d'accordo: sì, sì, battiato si rivolge alla parte nascosta di sé, ha perfettamente senso! ti farò questo, ti darò quello, ti porterò qui, ti porterò la. ammazza che occhio di lince questo giornalista!

ma poi, ricantandomela sotto la doccia, mi son chiesto Perché inserire dei versi al plurale?

i profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi
la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi

dite la verità, l'interpretazione di prima inizia a traballare un po', eh?
un lieve stridore, niente di che, ma che a me medesimo di persona mi ha lasciato un poco perplesso.

d'accordo amare se stessi prima di poter amare il prossimo, d'accordo scacciare l'egoismo, d'accordo superare le correnti gravitazionali, ma stamattina, a me, 'sti versi qua mi son sembrati autoerotismo estremo.

martedì 21 aprile 2009

nolo, volo e malo

qualche giorno fa un amico mio parlava di romanzi che c'hanno dei poteri strani.
alcuni, ad esempio, hanno il potere di risvegliare il chimico che c'è in te, facendoti nascere la voglia di scoprire il punto di solidificazione del minestrone (a lui).
altri risvegliano il fisico che è in te, proponendoti nuovi intriganti risvolti nel legame tra la curvatura dell'universo, la dilatazione dello spazio-tempo e la correlazione quantica tra un paragrafo troppo lungo e due fermate della metro troppo poco distanti (a me).

però questo è l'aspetto colposo della faccenda: questi romanzi, questi libri qua non c'hanno l'intenzionalità, son quasi innocenti (loro)(non sono cattivi, è che li scrivono, così).
i veri pericoli sono i romanzi dolosi: quelli che cerchi la scusa.
quelli che in ascensore, per te che devi andare all'otto, ti fanno premere uno due tre quattro cinque sei e sette.

lunedì 20 aprile 2009

ancora a proposito di smartphone

qualcuno mi ha consigliato di acquistare quello che costa di più.
che - dopo brevissimia analisi - risulterebbe essere l'aiFon.
ma a me l'aiFon proprio non piace.
vuoi per la politica bacata della mela;
vuoi perché il rapporto qualità prezzo tende a zero*;
vuoi perché se non lo spirateggi non ci puoi fare manco copincolla;
ma soprattutto, non mi piace perché temo di fare la fine dei miei colleghi che ci han messo su l'applicazione lightsaber e fanno swish swush durante le pause caffè.

* nel secondo esempio qui riportato sostituire a 1 la qualità e a x il prezzo.

giovedì 16 aprile 2009

del perché delle cose

l'asus eee pc è figo, comodo, ma resta sempre un computer.
e a me un altro computer proprio non serve. quello di cui ho veramente bisogno, l'ho capito, è uno smartphone.
lo smartphone mi serve.
assolutamente.
lo smartphone mi serve perché è wi-fi, così ci posso configurare il voip, e quando torno a casa, la sera, posso telefonare a mammà senza spendere una lira.
lo smartphone mi serve perché ha il gps, e - è vero - anche se non ho la macchina, il gps può sempre tornare utile, metti che ti perdi tra viale dei giardini e parco della vittoria, mica ti puoi abbassare a chiedere ai passanti?
mi serve perché ha il touch screen. oddio, mi serve proprio no, ma già che ci siamo, il touch screen è una figata.
lo smartphone mi serve perché ha la fotocamera, ché mica posso andare sempre in giro con la reflex? hai idea di quanti momenti mi sono perso? solo perché non ce l'avevo con me? no, no, la fotocamera è indispensabile.
lo smartphone mi serve perché posso controllare la posta in qualunque momento.
e poi mi serve perché è un lettore multimediale. così quando sono in viaggio posso ascoltare la musica e guardare i film, senza infastidire il prossimo.

mi serve, mi serve assolutamente.

soprattutto, lo smartphone mi serve perché navigare col notebook, seduto sul cesso, è di una scomodità incredibile.

giovedì 9 aprile 2009

il post immaginario di hiroshi! il mio amico immaginario! a fumetti!

mercoledì 8 aprile 2009

l.m.a.d.u.g.l.d.i.t.el.s.v.d.s.e.e.t.,t.a.,s.,a.,v.,f.ec.a.s..i.t.p..f.q.. (terza e ultima parte)

la giornata iniziò male, e benché io non sia un tipo superstizioso credo che in giorni del genere la cosa migliore sia non telefonare al servizio clienti.

tuttavia, la mia ben nota caparbietà mi spinse a perseverare nella colpa, e dopo il primo drammatico tentativo, non mi persi, e richiamai di lì a poco.

- salve, vorrei parlare con una persona competente.
- mi dica.
- ho chiamato mezz'ora fa per un problema tecnico, ma il suo collega non è stato in grado di aiutarmi.
- lei è quello del blu ray?
- in persona.
- mi spieghi.
gli spiegai.
in francese.
ascoltò.
in francese.
mi fece le stesse domande del collega con le scimmiette nel cervello.
ma ascoltando le mie risposte.
alla fine mi disse quello che volevo sentirmi dire.
- mando il corriere a prendere il suo pc. le va bene mercoledì?
- mercoledì è perfetto.
- ci vorrà una settimana.
- benissimo.
- grazie.
- a lei.

dalla prima lettera di Toshiro Mitsune a Michele e Signora
fratelli,
nell'esortarvi, per la misericordia di dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a dio, vengo a voi con questa mia addirvi (una parola).
la mortificazione spirituale e corporale da me stesso medesimo autoinflittami per avere osato vendere a voi comuni mortali un prodotto difettoso, sia per voi consolazione di tutte le pene che siete stati costretti a sopportare.
nondimeno, anche ai responsabili di codesto esecrabile misfatto, ovvero i 1023 dipendenti del reparto dischi e dischetti, hanno ricevuto la giusta punizione, la meritata amputazione del mignolo della mano sinistra.
se questo ancora non dovesse bastare a placare la vostra collera e a non farvi passare alla concorrenza, ecco in omaggio una fantasticissima pezzuolina in microfibra, che potrete utilizzare senza aggiunta di prodotti chimici per pulire lo schermo del vostro portatile, ché quando ce lo avete mandato ci aveva lo schermo sozzo sozzo.

parola di Toshiro Mitsune,
megadirettore galattico della ditta che mette il logo sui vostri portatili.
concludo questa mia testimonianza con alcune osservazioni e una morale.
osservazioni:
1. guardare un blu ray su un 32 pollici hd ready ha dell'incredibile. io non pensavo che fosse così esagerata la differenza, invece è proprio - come dire - esagerata.
2. è vero, il monitor del mio pc faceva schifo, e me l'hanno mandato incredibilmente pulito. per fortuna è tornato agli antichi fasti in meno di 22 ore.
c. il servizio clienti telefonico di questa società fa schifo al 50%. almeno, stando alla mia esperienza personale.

morale:
i cucuzzielli alla scapece sono un contorno perfetto per la carne alla piastra. per la ricetta domandare a mamma.

martedì 7 aprile 2009

le meravigliose avventure di un giuovine lavoratore dell'informescion tecnòlogi e le straordinarie vicissitudini del suo elaboratore elettronico trasportabile, tra apparizioni, sparizioni, amore, viaggi, fantascienza e cucuzzielli alla scapece. in tre puntate. forse quattro. (seconda parte)

- chiamatemi ismaele. in cosa posso esservi utile?
- salve. avrei un problema col pc. lei parla inglese?
- oui.

il mattino ha l'oro in bocca.
no, chi ben comincia è a metà dell'opra.
no, aspetta: aiutati che il ciel t'aiuta.
no, no, neanche... ecco, ora ricordo: il buon giorno si vede dal mattino.

- avrei un problema col pc: il lettore blu ray non funziona. se inserisco un cd o un dvd vengono letti correttamente. anche il masterizzatore cd-dvd funziona. è proprio la lente blu ray che non va. mi può aiutare?
- potrebbe essere un problema software.
- beh, sì, ci avevo pensato, ma proprio ieri ho aggiornato il firmware, e non è cambiato nulla.
- quali software ha installato?
- mmm, nessuno, perché?
- perché potrebbe essere un problema software.
- guardi, sono ragionevolmente sicuro di poter escludere la natura software. ho provato il disco sia con linux che con windows, e le posso dire che è proprio un poblema del drive

la vista si annebbia. i miei ricordi diventano frammentati e un senso di stordimento generale invade la mia persona quando dall'altro capo del telefono la parola drive, nell'improbabile anglo-francese di ismaele, muta d'accento e di pensier, e si trasforma in un driver.

- drive. ho detto drive. le lecteur
- ah, ho capito. ma lei con quale programma ha letto il disco?
- vede, signor ismaele, come le accennavo prima, io uso linux. ho solo una piccola partizione col sistema operativo originale e tutti i suoi programmi preinstallati. la uso in casi di emergenza, come questo, per controllare che non ci siano problemi hardware. come, appunto, in questo caso.
- sì, ma con quale programma ha letto il disco?
ho una strana sensazione di déjà vu.
- tutti. tutti quelli forniti col pc e tutti quelli di linux.
- è sicuro che non si tratti di un problema software? cosa succede se cerca di aprire il disco tramite risorse del computer?
- nulla, non succede nulla. il disco non viene neanche riconosciuto.
- è tutto chiaro. vada sulle riscorse hardware e veda se c'è un punto interrogativo giallo sul lettore dvd.

l'occhio sinistro trema e la gamba si agita. il braccio sinistro ha perso sensibilità e sulla faccia ho un'ombra di paresi.

- signor ismaele, non so come dirglielo. il lettore funziona. è la lente del blu ray che è andata, morta, kaput. décédée. capish?
- ho capito. mi dica, lei ha preparato i dischi di ripristino?
- prego?
- lei ha preparato i dischi di ripristino del sistema operativo maicrosoft-uindovs-vista-mega-uonderful-ediscion-tm?
- ma le già detto che uso linux.
- sì, ho capito. ma lei ha fatto i dischi di ripristino del sistema operativo?

chiudo gli occhi, conto fino a dieci. cerco un pensiero felice, un pensiero felice: ismaele decapitato.
sorrido.
sono calmo, posso continuare e lo farò: mento spudoratamente.

- sì, li ho fatti.
- bene, adesso prenda una penna usb o un hard disk esterno, ci copi dentro tutti i suoi dati personali e poi ripristini il sistema operativo con i dischi che ha precedentemente preparato.

ho la vaga impressione che ismaele sia un tipo distratto.
gli chiedo il senso di tutto ciò. il senso della vita, del mondo e tutto il resto. e per un attimo mi sembra quasi di sentire la sua voce dall'altro capo che dice 42, ma è solo una pia illusione, una scarica elettrostatica.
tutto quello che la cornetta mi vomita nel cervello è il suo mantra occidentale: prenda una penna usb o un hard disk esterno, copi tutti i suoi dati personali e poi ripristini il sistema operativo con i dischi che ha precedentemente preparato.
ho perso le speranze. prima di gettare la spugna mi contorco sulla sedia e in con un ultimo rantolo cerco di instillare il germe del ragionamento nel buon ismaele

- signor ismaele, il software, il sistema operativo, i miei dati personali, non c'entrano. il blu ray è rotto. va sostituito.

tutto quello che volevo era sentire Non ci sono problemi, penso io a questa puttanata. Torna là dentro, rassicura i ragazzi e aspetta la cavalleria, che dovrebbe arrivare per direttissima
tutto quello che ricevo è un elettroencefalogramma piatto:
- prenda una penna usb o un hard disk esterno, copi tutti i suoi dati personali e poi ripristini il sistema operativo con i dischi che ha precedentemente preparato. è un'operazione che deve fare, altrimenti se ci manda il pc in assistenza e dovesse essere un problema software poi dovrebbe pagare le spese. comunque non si preoccupi, ora le mando un'email con le istruzioni dettagliate.

le minacce travestite da gentilezza mi mancavano. e aggiunge:
- la richiamo tra due giorni per sapere com'è andata. arrivederci.

ho perso.
venti minuti al telefono a parlare con una lampadina.
una lampadina solerte: dopo qualche minuto ricevo un messaggio email con un documento word, nel misto anglo-francese ismaeliano e di cui riporto integralmente il testo:


Cher Monsieur Arciprete,
As discussed previously, here are the steps to proceed to the recovery :
- Save your data on external devices as HDD (Hard Disk Drive) or USB or CD/DVD
- Restart your computer with the Recovery DVDs you created
- A blue screen background will appears
- Select Full Recovery
- Start and Skip and Next
- Follow up the instructions who appears on the screen
The recovery will live for around 1-2 hours time

Si vous avez d’autres questions, n’hésitez pas à contacter notre centre d’assistance XXX en composant un des numéros suivants:
Pendant la première année après l’achat de votre produit, veuillez appeler le 00 11 22 33 44.
Si votre produit a plus d’un an, veuillez appeler le 00 11 22 33 44 (€0.34/min).
Veuillez agréer, Monsieur, l’expression de nos sentiments distingués.

quello che mi commuove è il passaggio start and skip and next. racchiude in sé tutta la sintesi del ragionamento ismaeliano.

continua...

lunedì 6 aprile 2009

senza parole

non è che mi sia dimenticato di continuare le mie siocchezze precedenti, ma oggi non mi sembrava il caso.

venerdì 3 aprile 2009

le meravigliose avventure di un giuovine lavoratore dell'informescion tecnòlogi e le straordinarie vicissitudini del suo elaboratore elettronico trasportabile, tra apparizioni, sparizioni, amore, viaggi, fantascienza e cucuzzielli alla scapece. in tre puntate. forse quattro.

tutte le commesse felici si somigliano; ogni commessa infelice è invece disgraziata a modo suo.
al primo colpo non può che capitarmi quella disgraziata.
la guardo.
mi guarda.
mi dice.
le dico.
certo che può aiutarmi.
- ieri ho acquistato da voi questo disco blu ray. sa com'è, ho il computer nuovo e lo volevo provare ma..
- ah! ma i blu ray non vanno bene nei computer! grazie e arrivederci.
- ehm, signorina, lo so che non vanno bene nei computer normali, ma il mio pc ce l'ha, il lettore blu ray (e non le dico che ha il masterizzatore solo perché non so come si dica in francese).
- lei ha un lettore blu ray o ha un pc?
una perla di sudore decora la mia fronte. prevedo una lunga giornata.
- come dire? il mio pc possiede un lettore blu ray. è chiaro adesso?
mi guarda perplessa, o forse è solo la fissità dello sguardo tipica dell'ottuso.
- e dunque qual è il problema?
- appunto. vede, ho inserito il disco nel pc e non ha funzionato, quindi volevo chiederle se..
- ah! ma i blu ray non vanno bene nei computer! gliel'avevo detto.
il corpo vacilla.
davanti a me colline e verdi praterie s'aprono su paesaggi paradisiaci. ruscelli, boschi e animali colorano la mia visione. ma nel cervello della commessa il deserto dei tartari.
- signorina, lo so che i blu ray non vanno bene nei computer, perché la maggior parte dei pc ha un "semplice" lettore dvd, ma - come le dicevo - il mio pc li legge, è bluray, ed è per questo che sono venuto qui.
- e cosa vuole?
il mio viso si distende. forse riesco a farle la domanda per cui ero venuto. tutto sommato ho fatto bene ad avere pazienza. i malintesi di prima devono essere colpa delle incomprensioni della lingua. sì, è certamente così.
- vorrei sapere se è il disco ad essere rotto o il mio computer, quindi vorrei provare questo disco da voi.
- ma io non lo posso provare il suo disco, il mio pc non ha il blu ray.
faccio presente alla commessa hanno un reparto audiovideo con tv e lettori blu ray collegati e funzionanti (una roba tipo due fantastilioni di euri in tecnologia). le chiedo se potrebbe gentilmente provare il mio disco di là.
- ma io non lo posso provare il suo disco, il mio pc non ha il blu ray.
la mente vacilla.
sento gli uccellini che fringuellano, le farfalline che farfallano davanti agli occhi, lo gnometto verde che siede sulla mia spalla sinistra mi sussurra parole dolci e mi accarezza la nuca. ma d'improvviso, mi afferra per i capelli. la sua faccia si contorce in una maschera di furia e dolore e mi grida invasato Uccidi! Uccidi!
la sua saliva mi sporca la giacca.
abbandono il terreno di scontro, non posso competere con la mia nuova amica del servizio clienti. ha vinto lei, almeno il primo round.
ma io non demordo, devo sapere! e mi dirigo verso la luce.
chiedo direttamente al commesso del reparto audiovideo, un uomo sulla cinquantina con gli occhiali modello filini.
gli spiego il problema: il mio pc non legge i blu ray, e questo è l'unico disco che ho. sarà colpa del disco o del pc?
e lui mi dice che l'unica cosa da fare è provare entrambi.
un fremito di gioia mi pervade.
test numero 1: infila il disco in un lettore. il film parte. disco buono, buono disco.
test numero 2: infila un altro disco nel mio pc. nessun segno di vita. lettore no buono, lettore rotto.

alternanza di sentimenti nel mio cuore martoriato: sono commosso dal commesso, ogni tanto qualcuno usa il cervello; sono contento che il disco non sia danneggiato, non avrei retto di nuovo il servizio clienti per farmelo cambiare; sono triste perché il pc nuovo il lettore-masterizzatore blu ray non funziona.

il commesso termina la sua straordinaria opera di conforto e carità dicendomi che di sotto c'è il centro assistenza. vada lì.
purtroppo, il primo step dell'assistenza clienti del pc è solo telefonico.

continua...

giovedì 2 aprile 2009

del peggio e dell'altro peggio

sei in metro.
fortuna vuole ch'essa faccia tardi, che si fermi ad ogni fermata e resti sospesa in un tempo di attesa che va dai due ai sette minuti, così, en passant, solo perché hai fatto tardi, ed è giusto che tu faccia ancora più tardi.
il lato positivo è che hai un bel libro da leggere.
il lato negativo è la domanda.
cosa c'è di peggio di un tizio che spara ad alto volume canzoni neomelodiche da un fetentissimo telefono cellulare?
semplice: due tizi che sparano ad alto volume canzoni neomelodiche da un fetentissimo telefono cellulare.
e cantano.
tutti e due.
fetentissime canzoni neomelodiche.

ma si sa, sono un'inguaribile ottimista: per fortuna le fetentissime canzoni neomelodiche erano indiane.

martedì 31 marzo 2009

momenti di condivisione letteraria frammisti a giudizi estetici neanche troppo malcelati

volevo scrivere un post su un libro.
un libro che ho letto qualche giorno fa, un libro così brutto, ma così brutto, che mi son detto quasi quasi ci scrivo su un post, su questo libro, ché è un libro così brutto, ma così brutto, che non ci son parole per dire quanto è brutto questo libro.
poi ho iniziato a scriverlo, il post, e mentre scrivevo pensavo alla storia, brutta, alla prosa, brutta, alla grammatica, brutta, all'ortografia, brutta e pensavo che era un libro così brutto che pure il mio post stava diventando brutto, per osmosi.
e allora mi son detto, ma perché?
è un libro così brutto, gli vuoi fare pure pubblicità?
perché lo so certe cose come vanno a finire: uno dice: guarda, è un libro troppo, ma troppo, ma veramente troppo brutto non te lo leggere che perdi solo tempo.
e quello dice, ma dai, può mai essere così brutto?
e tu dici sì, sì, è proprio brutto.
e allora quello dice ma no, non ci posso credere, ora me lo leggo anche io e vediamo, ché secondo me tu sei troppo critico.
e va a finire che quello se lo legge per davvero, e io non lo posso avere sulla coscienza.
soprattutto, non potrei sopportare che un'altra persona avesse letto quel libro così brutto.

lunedì 30 marzo 2009

capendosi

se fossica rimandofi, assunto ripo danti, com'è, come non è,
ho preso e fatti in tanti, venti, trenti
o più che mi, se non contenti, i poi contanti.

avercene, si disse, di dà dir del denaro dondolando in dì per da:
ma chi che fu cafà? se non si fa non ha.

essù, mo non far tu che so che sai, ma non vorrai.
verrei, vorrei, e più che mai saprei.
ma vi ne va, eppersene con madide
che videro, capinero e senza indugio appìnero.

segue.

venerdì 27 marzo 2009

e mo...







che facite, avutate a'faccia n'ata vota?

giovedì 19 marzo 2009

la domanda è malposta

ieri paparazzo ha detto un'altra minchiata delle sue.
non sto qui neanche a riportarla ché se la sapete è bene, ma se non la sapete è pure meglio (ma tanto la sapete, la sapete).

sta di fatto che la minchiata di cui ieri ha avuto un'eco talmente ampia (un letterato si riconosce dal fatto che aggiunge aggettivi femminili a eco, e non se ne vanta), una roba che ha fatto sbellicare pure i canadesi che - notoriamente - se ne infischiano di certe minchiate.
io però ci avrei una domanda.
cioè, io me medesimo mi domando: ma lui, il paparazzo, che ci guadagna da queste minchiate?
si badi, è una domanda seria.
davvero, perché lo fa (disperato ragazzo mio)?
e mi vengon delle ipotesi che si eliminano da sole una per una.
partiamo, ad esempio, dalla carità cristiana.
uno che gira vestito in quel modo, non può stare seriamente a pensare alla carità cristiana. è poco credibile.
è più probabile che rifletta su quale tonalità di rosso prada s'intoni meglio allo smalto (ma questa è un'altra storia).
quindi no, niente carità cristiana.

ridicola pure l'ipotesi della buona fede e che voglia fare del bene.
uno che davvero vuol fare del bene al prossimo fa un lavoro vero, mica fa il papa, il re, o il presidente del consiglio. e, soprattutto, non lo fa sparando minchiate.

superfluo anche parlare di morale. ché se gli premeva la morale, almeno una volta nella vita, avrebbe potuto spendere due parole di conforto per tutti quei poveri bambini inculati abusati dai preti. invece manco per il ciufolo.
niente, nemmeno questa va bene.

ma allora perché lo fa? che ci guadagna? (perché bisogna pur badare ai profitti, mica si diventa lo stato più ricco del pianeta per opera e virtù dello spirito santo?)

soldi? potere? fama e gloria?
ok, ma dove? in africa? tra quei morti di fame (in tutti i sensi)?
no, no, non mi convince.

secondo me, si scoprirà che paparazzo è un testimone di geova, un rabbino, un valdese, un dianetico, un klingon. qualcos'altro, insomma, sennò non si spiega tutto questo accanimento nell'allontanare la gente dalla religione cattolica.