mercoledì 13 maggio 2009

evviva la fisica, la metafisica, l'astrofisica e la patafisica.

il piacere della lettura non dovrebbe essere alterato dalle forme che possono prendere le parole. forma e sostanza dovrebbero fondersi autonomamente, e occhio e mente dovrebbero trarne il nutrimento e il sapore contemporaneamente.
non è sempre così, per questo le letture non sono solo amare, dolci, salate, acide, calde o fredde. sono anche buone o insipide o cattive o deliziose.
e lascia perdere i vari sommelier del libro che ti dicono che si sente un vago aroma di aghi di pino o un retrogusto di muschio posato sul lato nordest di un tronco d'acacia in un giardino di gladioli esposto al sole settembrino, quelli lo fanno per vedere chi scrive la recensione più lunga senza aver detto niente.
no, io sono un peracottaro della lettura, un sagneffaciularo della carta stampata, ho bisogno tanto del sapore genuino, verace, quanto della raffinatezza, ma esagerare.
a volte, però, mentre stai mangiando un libro che sa proprio di buono, ti capita di un boccone tristemente spiacevole, un sapore che non è cattivo, ma che c'ha quel retrogusto pesante che poi ti si ripropone sullo stomaco.

l'ultimo boccone che proprio non ho digerito l'ho assaggiato nella guida galattica per autostoppisti (ma chissà, forse era colpa della traduzione).
e non si trattava di un problema di abbinamento o di dosi, era proprio un errore grossolano, una roba come sale e caffè, margarina vegetale al posto dell'olio extravergine di oliva.
perché secondo me, in un libro di fantascienz-fisic-nonsense come la guida galattica, non puoi usare lunghezze per misurare i tempi.
non puoi dire "dopo un nientesimo di secondo luce" e pretendere che non mi vada di traverso.

lo so, molti penseranno che si tratta di una cosa da niente, un'inutile facezia, un peccato veniale, moltissimi neanche ci avranno fatto caso, eccheppalle, e come la fai lunga, e quanto sei noioso, e quest e quell e pure per te. evvabbè, d'accordo, sono io, è colpa mia, ma voi come la prendereste se vi dicessi che stamattina, in bagno, ci sono stato per 1.079.252.848,8 chilometri?

6 commenti:

Anonimo ha detto...

l'anno luce è una misura di lunghezza. il "secondo luce", per estensione, pure. Ciao.

michele ha detto...

e io che ho detto?

effemmeffe ha detto...

Ora, non ricordo il passo incriminato, ma magari voleva dire che quella cosa era molto ma molto vicina.
Ho vinto un no-prize?

michele ha detto...

@fmf, mi spiace, ma l'ho letto e riletto (ora non ce l'ho sottomano, mi spiace) e posso dirti senz'ombra di dubbio che trattavasi proprio di un errorrore :)

effemmeffe ha detto...

Peccato, mai risucito a vincere quel premio speciale lì...

Alessandro Pulvirenti ha detto...

In realtà il tempo è un'unità derivata e non un'unità base come lo spazio.
Non viviamo in uno spazio-tempo, in quanto lo spazio ha dimensioni, mentre il tempo è un'unità derivata dalla velocità della luce nello spazio.
Quindi viviamo in uno spazio-luce (e non spazio tempo), o come preferisco chiamarlo io, in uno: spazio-evoluzione, in quanto la velocità della luce indica come lo spazio cambia da cui noi deriviamo il tempo.

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