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martedì 22 giugno 2010

la colazione dei campioni non è il pranzo dei ngegnieri

il martedì è il giorno della pizza. perché l'ingegnere è metodico pure sul pranzo. non mangia se o perché ha fame. mangia perché è scattato il trigger ora di pranzo e bisogna evitare di lanciare l'eccezione muoro di fame.

l'ingengere metodico sa che il martedì si ordina la pizza, e metodicamente ordina quasi sempre la stessa, rucola e pomodorini, perché sa che un'emozione potrebbe essergli fatale.

tuttavia, può capitare che alla settantasettesima rucola e pomodorini possa essere lanciato un fault di tipo che palle, 'sta rucola e pomodorini, oggi cambio che va gestito in maniera adeguata, con una routine di catch opportuna, altrimenti rischia di mandare in crisi l'intero sistema, il pranzo e pure la cena.

succede però che l'ingegnere metodico si crede fantasioso, allora decide di affidare al caso la scelta della nuova pizza, ed ecco che elabora un pregevole quanto sofisticato algoritmo:

prende la data odierna del giorno in cui: ad esempio 20100622
chiede ad un collega un numero primo a caso: collega alberto fornisce 29
moltiplica 20100622 per 29: 582918038
effettua il resto in modulo di 16, dove 16 è il numero di pizze disponibili sul menù a portar via: il risultato è 6
verifica sul menu:
1. margherita
2. marinara
3. diavola
4. capricciosa
5. ortolana
6. rucola e pomodorini.

dio esiste, e si prende gioco di me.

martedì 26 maggio 2009

un cane dalla coda a ciuffetti

io stamattina avevo in mente un bel post. ma bello bello, eh, non come le siocchezze che scrivo di solito, perché ieri mi è capitata una cosa bella, una cosa che quando ti capitano dici Oh, che bello, mi è capitata una cosa bella che adesso sorrido per tutto il resto della giornata, e allora volevo spendere due parole a descrivere questa cosa bella, magari senza scendere troppo in particolari, giusto la sensazione, e magari facendo anche qualche velato riferimento alla persona che mi ha fatto sentire di questo umore particolarmente gaio (ho detto gaio, maledetti, gaio!), che avrebbe capito solo lei (la persona che mi ha detto quelle cose che mi hanno fatto tanto piacere), senza svelarne l'identità (sempre della persona che mi ha detto quello che mi ha detto), soprattutto senza dirlo, quello che mi aveva detto e, last but not least, per la contentezza, avrei anche messo qualche punto in più in questa frase che non finisce mai.
io stamattina ero armato delle migliori intenzioni, ma mentre passavo per l'atrio, ho visto una cosa che proprio non era possibile, una cosa che la dovete vedere, ché se la racconto non ci si crede.

foto:




video:

lunedì 20 aprile 2009

ancora a proposito di smartphone

qualcuno mi ha consigliato di acquistare quello che costa di più.
che - dopo brevissimia analisi - risulterebbe essere l'aiFon.
ma a me l'aiFon proprio non piace.
vuoi per la politica bacata della mela;
vuoi perché il rapporto qualità prezzo tende a zero*;
vuoi perché se non lo spirateggi non ci puoi fare manco copincolla;
ma soprattutto, non mi piace perché temo di fare la fine dei miei colleghi che ci han messo su l'applicazione lightsaber e fanno swish swush durante le pause caffè.

* nel secondo esempio qui riportato sostituire a 1 la qualità e a x il prezzo.

lunedì 9 febbraio 2009

fahrehneit 450 e mezzo

da qualche giorno le facce sono scure, si sentono i colleghi bisbigliare, li vedi aggirarsi per le sale riunioni coi loro foglietti e i portatili, tutti che cercano di darsi un tono, tutti che cercano di fare finta di niente.
quelli più depressi sono i francofoni, non so perché, ma si vede uno sguardo spento, una sorta di tristezza che sembra dire Lo sapevo, eppure non pensavo potesse accadere così presto.
per fortuna nessuna scena di isteria collettiva, nessuno che si sia strappato i capelli, anche perché - com'è noto - l'informatico medio ne ha relativamente pochi, di capelli.

d'altra parte, la crisi.
c'è crisi, siamo in crisi, posti di lavoro in crisi, operai in crisi, informatici in crisi, casalinghe in crisi e - va da sé - vanno presi dei provvedimenti, taglia, cuci, copia, incolla, modifica. ma soprattutto taglia.

per me non è stata tanto tragica, chissà, forse sarà l'incoscienza della gioventù, forse perché in fondo in fondo non mi ero poi integrato così tanto, non ne sentivo il bisogno come certi colleghi.
o forse dico così perché è il mio modo di darmi un tono.

di sicuro, la scelta di bloccare facebook col firewall aziendale è stata una mazzata un po' per tutti.

lunedì 3 novembre 2008

non siamo noi a essere razzisti

se ci pensi, rischi di trovarti in situazioni assai strane.
dieci persone, attorno a un tavolo, nazionalità diverse.
albanesi, indiani, russi, belgi e soprattutto italiani.
e ti metti nei panni di quell'unico belga, che civilmente pensa che l'immigrazione sia una risorsa.
che civilmente pensa che le persone che emigrano portino qualcosa, non che lo tolgano.
e dall'altra parte tu pensi allo scambio culturale, a tutto quello che si può imparare da uno straniero.
pensi alla cucina, alle battute, pensi a quello che i belgi pensano quando sono seduti intorno allo stesso tavolo.
poi però guardi: un'ombra passa nei suoi occhi.
e pensi che forse forse adesso stia pensando che quelli della lega, in fondo, non abbiano tutti i torti.

perché sì, l'integrazione, sì il conoscersi, l'apprendere, il frequentarsi.
e d'accordo pure che gli albanesi guardano raiuno dalla mattina alla sera, passi anche che quel cazzo di russo è stato tanti anni in italia, e siamo d'accordo pure sul rispetto delle minoranze.

però, penso che a un belga a casa sua, nel suo ufficio, nella sua mensa, che si siede con una decina di persone e sente parlare solo italiano, dopo un po' le palle pure gli girano.

martedì 7 ottobre 2008

se ti piace la frutta, mangiatela tutta

la settimana scorsa sono stato incastrato da un collega che mi ha chiesto di fare una piccola modifica.
giusto un parametrello piccolo piccolo da aggiungere a una chiamata.

non ti preoccupare dei dettagli, fatti aiutare da gesualdo.

mercoledì, gesuado mi dice Sì, è un parametrello piccolo piccolo, ma... va recuperato tramite un sistema esterno. chiedi a joshua.

giovedì joshua mi dice che il sistema è troppo complicato, che quel parametrello non lo può inviare, perché richiederebbe la modifica di otto milioni di sistemi, e ci metterebbe 16 anni-uomo di programmazione. però potrei farlo io direttamente, modificando il sistema di astolfo
e come faccio?
cazzi tuoi.

decido di prendere la situazione di petto: modifico io il sistema, il vecchio, il nuovo, il mio, quello di astolfo, di joshua e di gesualdo insieme.
il venerdì lo passo analizzando del codice meravigliosamente inutile, vecchio, stravecchio e - soprattutto - sbagliato.
per usare una metafora, un eufemismo per chi non è pratico di programmazione, direi che è stato un lavoro di merda.

ieri sera son tornato a casa alle nove e mezza, ma soddisfatto. funzionava.

e stamattina, col cuore gonfio di gioia, ho pensato che per quanto fosse stato un lavoro davvero di merda, non lo avrei cambiato mai con quello del tipo che distribuiva volantini, stamattina, vestito da fragolone gigante.

lunedì 22 settembre 2008

come la prenderebbe il vostro capo se gli deste del figlio di puttana mentre lui ascolta da una cornetta non accuratamente agganciata?

il mio, non troppo bene.

mercoledì 17 settembre 2008

la misteriosa scomparsa di john doe

scrivo solo adesso, in questi pochi minuti di libertà che mi vengono concessi da dove sono rinchiuso: uno stanzino buio, stretto, con un tavolaccio per dormire e un angolino lurido dove espletare i miei bisogni.
non so se e quando questo mio messaggio vedrà mai la luce del sole, io stesso dispero di rivederla. ma la mia mano si muove affannosa e veloce, illuminata da quel che resta di una vecchia candela, per raccontare la storia di john doe, che ha rovinato la sua e le nostre vite, quel maledetto undici settembre del duemilaeotto.

il suo messaggio arrivò alle sette dell'otto settembre, ma naturalmente, in ufficio, lo leggemmo solo il mattino dopo.
Sto male, non vengo oggi al lavoro.

secco, telegrafico, senza dettagli né ulteriori richieste.
un messaggio come un altro, nessuna preoccupazione: 8 settembre, johnny non viene al lavoro. càpita, è normale.
l'8 settembre il telefono di john ha squillato tutto il giorno, ma nessuno ha risposto.
la preoccupazione nei nostri cuori è diventata angoscia, a sera, quando johnny non rispondeva neanche al citofono. l'amica gertrude aggiunse angoscia ad angoscia, preoccupazione a preoccupazione: la sua telefonata con john si era conclusa, la sera del 7 con un Ti lascio, sto troppo male, e la stessa gertrude che non capì il resto, perché troppo biascicato.

la polizia ci disse che avremmo dovuto attendere 48 ore, prima di denunciare formalmente la scomparsa. nessuno di noi aveva il cuore di chiamare i genitori di johnny: e se ci fossimo sbagliati? restammo ancora un giorno in attesa, con l'ansia che cresceva e bloccava sonno e respiro.

il secondo giorno, il telefono di john era ancora muto. un silenzio spezzato a cadenza regolare da un fin troppo eloquente tuuuu.
disperati, folli, ci rivolgemmo al boss, il quale, senza esitare, autorizzò il proprietario del residence a entrare e controllare.
l'attesa fu lunga, estenuante, straziante. tutti temevano il peggio.
luke sapeva che john era morto, glielo potevi leggere nelle lacrime che non aveva versato. ma non avrebbe mai osato dirlo, perché anche se era un duro, si aggrappava alle ultime gocce di speranza come un naufrago al suo pezzo di nave.
il terzo giorno, quando il suono del telefono ci fece sobbalzare dal torpore pessimistico nel quale ci eravamo rinchiusi, fred si fiondò sulla cornetta come un invasato.
pendavamo dalle sue labbra.

è in casa.
è vivo.

l'angoscia lasciò il posto al sollievo.
il sollievo alla gioia.
la gioia alla rabbia.

cristo john, ma perché cazzo non hai mai risposto al telefono?

a sera, io e luke passammo all'emporio del vecchio stanford, ma c'era il figlio. prendemmo quello che dovevamo prendere, poi andammo a farci due birre, in silenzio, pregustando il domani, il momento dell'incontro, mischiando il futuro piacere al presente rossore del doppio malto.

la mattina dell'undici settembre, anche gli altri avevano avuto la nostra stessa idea, ma la polizia non volle sentire ragioni. ci portò tutti dentro, ci rinchiuse in questo cesso dal quale sto scrivendo adesso, e buttarono via la chiave. a nulla valsero le nostre spiegazioni, a nulla valsero i cinquecento pezzi da dieci che passarono sottobanco dalle nostre alle loro tasche.
john doe è morto, l'undici settembre.
caduto sotto i nostri colpi, sotto le nostre spranghe e le mazze da baseball comprate la sera prima all'emporio del vecchio stanford.
john doe è morto, perché ci aveva fatto incazzare come delle iene.

venerdì 5 settembre 2008

dei delitti e delle pene

secondo me, tutti, almeno una volta, davanti a una ingiustizia, avrebbero voluto fare i supereroi o anche solo gli eroi, o anche solo i super, non stiamo qui a sottilizzare.
quella cosina che va oltre l'aiutare la nonnina ad attraversare la strada o aiutarla a scendere dall'autobus.
quella cosina un po' fuori dell'ordinario, che poi la gente ti guarda ammirata, che la bella figliuola ti sorride, che fa annuire l'anziano e distinto signore.

io ieri ho perso questa occasione.
c'era un'ingiusitiza proprio ingiusta, davanti a me, e io me ne son stato zitto e fermo.
erano almeno in quattro, perché erano seduti di fianco a me, in mensa, ma probabilmente erano molti, molti di più, sparsi qua e là per la sala.
io avrei voluto prenderne anche solo uno, afferrarlo per la testa, e sbatterlo più e più volte con la faccia nel piatto, urlandogli contro tutta la mia rabbia e il mio disprezzo, ma non ci sono riuscito, e mi sono sentito un vile.
niente sguardi ammirati, niente bella figliuola che mi sorride, niente anziano e distinto signore che annuisce.

intanto il crimine è rimasto impunito e molti continueranno ancora, indisturbati, a perpetrarlo: non riuscirò mai a impedire ai belgi di mangiare gli spaghetti con forchetta e coltello.



martedì 2 settembre 2008

questa non è un'esercitazione

mail ricevuta stamattina, ore 11.05.
la traduco, ma giuro sulla testa di anonimo-antonio che è tutto vero. se non ci credete, lo giuro pure sulla testa del cane di anonimo-antonio.

da: gruppo sicurezza
a: tutto i dipendenti di interni ed esterni, i consulenti, i lavoratori in nero e i figli della schifosa

oggetto: chiusura eccezionale della mensa aziendale
carissimi,
a seguito di un lieve incendio che ha devastato i locali della cucina, la mensa resterà chiusa oggi, fino a data da destinarsi.
non preoccupatevi, l'intervento tempestivo della sicurezza e dei vigili del fuoco ha messo le cose a posto e adesso non ci sono più problemi per la vostra sicurezza. l'unico fastidio che forse neanche tutti noteranno, è questo lievissimo odore di plastica bruciata che non è manco per niente cancerogeno.
buon appetito

ps: per oggi avevo pronto un altro post, forse lo pubblico dopo, forse domani, forse mai più.

martedì 29 luglio 2008

non esiste più la mezza stagione

oggi è una giornata come ce ne sono poche: sto lavorando.
in una delle innumerevoli pause caffè ho incontrato gianni, collega belganerlandofono, col quale avrò scambiato sì e no 12 parole in un anno.
d'altra parte anche lui non è che sia proprio un tipo che si può definire loquace, ma non sono qui per giudicare.

mentre si godeva la sua coca ghiacciata, mi ha confessato che questo tempo lo sta uccidendo.
«il caldo, amico mio, il caldo.
mi domando in questo modo dove andremo a finire.»

è vero, in questi giorni è abbastanza caldo, anche io ne ho un po' sofferto, stanotte, tanto che ho dovuto togliere il piumone.

d'altra parte, m'ha confessato gianni, quando di giorno ci son più di 25 gradi, lui la notte proprio non riesce a dormire.

mercoledì 23 luglio 2008

non è tutto oro quello che luccica

oggi inizio a fare un elenco delle cose negative della vita in belgio, perché non si può sempre parlare bene, e quanto è bello di qua, e come si sta bene di là. è ora di guardare in faccia la realtà, e lo faccio con un episodio scandaloso, successo qualche tempo fa ad un mio amico.
il povero sventurato ha ricevuto una mail dal suo datore di lavoro, mail della quale riporto il contenuto, quasi inalterato.

caro pericle,
diceva la mail,
visto che il costo della vita è aumentato, anche se sei l'ultimo degli stronzi, ché ti abbiamo assunto si e no da tre mesi (ma ti ho già ritoccato lo stipendio dal primo mese, ché ci eravamo capiti male e io ti davo di meno)(per quanto sul contratto mi pareva pure abbastanza chiaro, ma non fa niente), abbiamo deciso di darti un aumento del sei percento, perché secondo noi l'aumento del 2 percento previsto come adeguamento all'inflazione è troppo poco.
lo so, lo so, non era quello che ti aspettavi, ma purtroppo bisogna accontentarsi e tirare un po' la cinghia: siamo una piccola realtà e di più non possiamo fare.
in ogni caso, ci vediamo questo fine settimana, per la solita cena aziendale offerta dal megadirettore galattico.

saluti,
peppino van der kinderen, amministratore delegato della p.p.p. import-export.

ecco, uno schifo del genere in italia non sarebbe mai successo.
l'inflazione sale e tu che fai? senza neanche aspettare le riunioni sindacali prendi e mi aumenti lo stipendio del 6 percento? dico, ma ci rendiamo conto? io non ho parole, questa è una violazione della dignità del lavoratore!
dov'è la battaglia? il sangue? eh? dove sono i tavoli di trattativa?

monarchici che non siete altro, ma hadda venì baffone.

venerdì 27 giugno 2008

teorema

ipotesi:
un uomo è a capo chino sulla sua scrivania.
è da almeno dieci minuti che si dispera perché non ha ancora trovato il punto di domanda su quella cazzo di tastiera azerty.

tesi:
è venerdì.

giovedì 26 giugno 2008

moriremo tutti!

il mio villo intestinale ha coercitivamente imposto un silenzio stampa negli ultimi due-tre-sette-troppi giorni.
siccome che se non scrivo qualche siocchezza, mi dicono che poi la gente si dimentica di me e non mi seguono più
- MA -
siccome che se scrivo qualche siocchezza, poi mi dicono che se devo scrivere una siocchezza allora è meglio che non la scrivo,
- DUNQUE -
ecco che vengo qui a chiedere scusa.
perché mi metto nei panni del povero lavoratore belga, quello che proprio oggi s'è svegliato tardi, che per la fretta non s'è fatto il bidè, quello che ha fatto colazione mentre si lavava i denti, quello che - consapevole della drammaticamente tarda ora si è visto costretto a parendere la macchina, ritenendo fallacemente che siffatta soluzione l'avrebbe aiutato, perché a quell'ora, il traffico...
sì, dico a te, esecrabile ritardatario, che sebbene io ti consideri parimenti colpevole, sono qui e ti chiedo scusa.
scusa perché neanche tu potevi immaginare che proprio stamattina, qui, nel pieno centro di brussella, il traffico sarebbe stato bloccato per ore e ore, a causa anche mia.
ma la sicurezza, lo sai, viene prima di tutto.
e d'altronde neanche io sapevo che stamattina sarebbero scattati tutti gli allarmi antincendio antirapina antifurto antipanico antipatico antistaminico antibatterico antiribonucleico, e che avremmo dovuto evacuare l'edificio.
evacuare.
l'edificio.
cinquemila persone.
ma si chiama esercitazione annuale, giovine automobilista esaurito, non è solo colpa mia.
c'erano anche pompieri e ambulanze, vedi, c'era anche la polizia che coordinava tutto e tutti.

lo so, lo so, e ti ho gia chiesto scusa, mio miserabile relitto umano. adesso smettila di prendertela coi miei congiunti.

martedì 17 giugno 2008

licenze d'uso

attenzione.
questo messaggio è dedicato a tutti gli evasori fiscali, ai truffatori, agli iscritti nel registro degli indagati, ai terroristi internazionali, ai narcotrafficanti, insomma a tutti quelli che per un motivo o per un altro si ritrovano iscritti nelle liste dei cattivoni secondo il governo degli stati uniti d'america: voialtri non potete scaricare né utilizzare oracle database server express edition.

qualcuno informerebbe silvio berlusconi, per favore?

giovedì 8 maggio 2008

l'eterna lotta tra il bene e il male

tipo che torni dalle vacanze.
vacanze mi sembra un parolone, diciamo che torni dal lungo ponte.

tipo che ti ritrovi con il lavoro che hai lasciato prima di partire, lo ritrovi pari pari, là che ti aspetta. nessuna anima pia che l'abbia fatto per te. e fin qui.

tipo che trovi millemila aggiornamenti da scaricare, e li fai, e ci stai due giorni, e nel frattempo stai facendo il lavoro che non hai fatto durante le vacanze, e non hai nemmeno tanto tempo per scrivere sul blog.

intanto stai facendo i test, quelli che dovevi fare durante le vacanze, e ti rendi conto che ci son degli errori nell'applicazione.
e allora chiedi al collega che ha aggiornato di verificare, e lui ti dice che va tutto bene, tranne una piccola cosina che ha appena messo a posto. tu controlli, e fa le bizze. allora ri-testi, e ti dà sempre lo stesso errore, e allora chiedi al collega che dice che va tutto bene, tranne una piccola cosina che ha appena messo a posto.

riprovi, e ti dà sempre lo stesso errore.

il collega ti ha un pochino pochino rotto i cosiddetti, lo chiami, lui si appropinqua alla tua scrivania con fare seccato, e fai per sbattergli in faccia il suo fallimento, la sua incompetenza e la sua mancanza di professionalità. e lo fai ostentando sicumera, mostrandogli come il test fallisce miseramente, cliccando lì, su quel pulsante che ha fatto lui, quello che dà l'errore, quello che premi davanti a lui e dopo una lunga, lunghissima attesa ti manda alla pagina con su scritto: Operation Succesful.

Adoro il mio lavoro.

mercoledì 23 aprile 2008

blowing in the wind

c'è un signore.
un signore strano, con la faccia strana e un poco triste.
lavora al nostro piano, a qualche scrivania più in là.
a volte s'alza, così, senza motivo.
s'alza dalla sua poltrona, dalla scrivania più in là,
e cammina per i corridoi, e non parla.
tutti dicono che è un grande programmatore, un grande esperto,
ma lui non parla.
cammina.
per i corridoi.
ogni tanto.
con la sua faccia un poco strana e un poco triste.
a qualcuno fa un po' paura,
quella faccia strana,
soprattutto quando cammina.
per i corridoi.
sarà perché cammina,
e mentre cammina
scureggia.

mercoledì 2 aprile 2008

difficoltà relazionali durante complesse riunioni interdipartimentali

elettricità, fermento nell'aria.
il tipo seduto di fronte si alza, esplora, guarda da sopra gli armadietti.
passa davìd, mi lancia un'occhiata come ha dire: "minchia".
si capisce da tante piccole cose, l'atmosfera è completamente, palesemente diversa.
sono tutti all'erta, gente che non avevo mai visto prima si muove da un cubicolo all'altro: d'improvviso tutti hanno qualcosa da fare, tutti devono necessariamente ed improrogabilmente parlare con qualche altro collega, seduto dall'altra parte dell'open space.
tutti si vedono costretti a passare davanti alla sala riunioni, e tutti, chi in modo teatrale, chi in maniera goffa, chi con discreta esperienza, lanciano un'occhiata più o meno furtiva.
oh, non c'è niente da fare:
succede sempre quando sale una femmina degna.

martedì 1 aprile 2008

oi tanatoi sui ton tanaton

di solito, quando uso il computer ho una mezza idea (per non tirarmela e dire proprio che so) di quello che sto facendo.
di solito, se apro il pannello di controllo, è perché ho bisogno di controllare qualcosa di specifico, e - nella fattispecie - so anche come e dove muovermi.
di solito, uno che apre installazione applicazioni sa anche che non sempre questa frase corrisponde al vero: si può anche disinstallare, o aggiornare.
di solito, maicrosoftoffis fornisce un interfaccia per aggiungere o rimuovere componenti, per dire, e ci devi puoi andare tramite installazione applicazioni.

di solito.

di solito, in belgacom, se clicchi su aggiungi/rimuovi maicrosoftoffis e - manco a dirlo - ce l'hai già installato, lui te lo disinstalla.
e ti riavvia il computer.
senza manco chiedertelo.

di solito, questa operazione ti brasa via dal computer anche outlook, con tutti i messaggi di posta, il calendario, gli appuntamenti eccetera eccetera.

di solito, quando succedono cose del genere, io a billgheits ci dico i morti di chi ti è morto.


non sono troppo sicuro del titolo, io il greco non l'ho studiato

lunedì 31 marzo 2008

socialmente utile

è sempre bello fare una buona azione, ti rende la giornata più luminosa, ti fa vedere il mondo con occhi diversi.
io ogni volta che posso farla, la faccio, perché - non so come dire - mi sento leggero, sollevato, con quel sorriso un po' ebete che però ti fa stare proprio bene, non c'è niente da dire.
anzi no, dici quel monosillabo, un "ah", di soddisfazione (e anche se non lo dici lo pensi) ma sulla faccia ti si vede pari pari.
certo, non è che sono cose grandi, questo no, son siocchezze, come un giorno nell'autobus, che aiuti a scendere la mammina con la carrozzina. o quando aiuti la vecchina che ha difficoltà a salire il predellino del tram (che diciamocelo, qua a brussella son proprio scomodi, stretti e angusti). cose così.
e pure l'altro giorno, mi son sentito socialmente utile, quando l'amico collega mi ha chiesto se potevo avvisare al lavoro che lui non sarebbe venuto, perché non si sentiva bene.
e io mi son sentito gratificato, nell'aiutare il mio amico collega, mi son sentito proprio un amico, quando ho detto al capo che lui, l'amico collega non sarebbe venuto, perché non stava bene, che c'aveva una tale diarrea che pensava di avere un lanciafiamme al posto del culo.