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giovedì 17 marzo 2011

do ut des

due sere fa un caro collega mi ha invitato al concerto di kt tunstall.


parlando di musica ho scoperto che le sue conoscenze in fatto di rock sono veramente pregevoli, ma conosce troppo poco di musica italiana. d'altronde, povero, i suoi unici punti di riferimento sono toto cutugnò, eros ramazzottì e umberto tozzì.

per riconoscenza gli ho fatto ascoltare elio.
e gli ho anche tradotto il vitello dai piedi di balsa. 
in francese.

dans le bosquet de ma fantaisie,
il y a un putain de petites animaux un peu fous
inventés par moi
qui me font rire quand je suis triste,
qui me font rire quand je suis heureux,
qui me font rire quand je suis moyenne,
en pratique ils me font rire toujours,
ce putain de petites animaux inventés par moi.

il y a le veau au pieds de balsa,

le veau au pieds d'éponge,
et devine qu'il y a?
il y a aussi le veau au pieds de cobalt.
le veau au pieds tonnés,
quatre je n'ai inventés,
sont les animaux de la mienne et de la tienne fantaisie.

mais un jour le veau au pieds de balsa

allé chez le veau au pieds de cobalt
il lui dit il y a le veau au pied tonné qui parle très mal de toi
il soutien qui ton pieds ne sont pas de vrai cobalt
mais ils sont justement quatre pied de pain
recouvert d'une mince couche de cobalt.

mon chère veau au pied de balsa, ton histoire est fausse.

l'ami veau au pied d'éponge m'a révélé la vérité.
il a caché un micro
dans les pieds de balsa
et dans les pieds tonnés

donc a découvert que toi, seulement toi, toujours toi, même toi, aucun autre que toi, juste toi

tu es le veau au pieds de balsa, inventeur d'un histoire fausse,
accusait le veau au pieds tonné et donc ton pieds seront enlevés

mais la loi prévoit une peine supplémentaire,

pour ce délit l'écoute forcé de...

[pulun vage sudun raula digai...]


dans le bosquet de ma fantaisie,

maintenant il y a un veau qui n'as plus les pied
qui invoque pitié,
voici un petit ami s'approche...

je me présent, je suis le petit ourse pédé,

et comment tu aura supposé maintenant je vais t'enculer.


mercoledì 22 aprile 2009

interpretazioni delle reinterpretazioni

in questi giorni c'è stato un gran parlare di una reintepretazione de "la cura" di battiato.
secondo un noto giornalista "l'artista catanese non si rivolge a una donna o a un altro essere umano, ma a colei a cui probabilmente già pensava Leonardo quando disegnò la Gioconda: la parte nascosta di se stesso. Perché solo chi riesce ad amarsi nel profondo, «superando le correnti gravitazionali», avrà poi la forza di scacciare l’egoismo e di amare veramente il suo prossimo."

ora, io non voglio acriticamente smontare questa pregevolissima e poetica interpretazione, che all'inizio ho anche trovato molto condivisibile, ma proporre una siocchezza che m'è saltata in testa questa mattina.
leggendo solo le parti in cui battiato si rivolge al destinatario in terza persona, quindi direi un pochino superficialmente, viene proprio da essere d'accordo: sì, sì, battiato si rivolge alla parte nascosta di sé, ha perfettamente senso! ti farò questo, ti darò quello, ti porterò qui, ti porterò la. ammazza che occhio di lince questo giornalista!

ma poi, ricantandomela sotto la doccia, mi son chiesto Perché inserire dei versi al plurale?

i profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi
la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi

dite la verità, l'interpretazione di prima inizia a traballare un po', eh?
un lieve stridore, niente di che, ma che a me medesimo di persona mi ha lasciato un poco perplesso.

d'accordo amare se stessi prima di poter amare il prossimo, d'accordo scacciare l'egoismo, d'accordo superare le correnti gravitazionali, ma stamattina, a me, 'sti versi qua mi son sembrati autoerotismo estremo.

martedì 25 novembre 2008

opera from dummies

inauguro oggi una nuova rubrica di musica: l'opera from dummies.
visto che tutti pensano che la musica classica sia pallosa, difficile, impegnativa, e chi più ne ha più ne abbia, ecco che ho deciso di spiegare io me medesimo di persona i brani più belli della musica classica e operistica (almeno i più belli secondo me), perché - diciamocelo - pure io che la amo, quando sento quelle presentazioni fatte da certe radio, mi vien voglia di cospargermi di benzina e iniziare a fumare.

ovviamente, poiché ho già perso 12 lettori solo con l'introduzione, cerco di tenermi i pochi che restano parlando di un brano umano, che dura 2 minuti e mezzo, e che per questo può essere ascoltato da chiunque senza alimentare strani desideri autolesionisti(ci-si-mi-ti-vi).

il pezzo in questione è tratto dal gianni schicchi (non quello dei porno), un'opera di giacomo puccini, conosciuta anche come il trittico (non il porno) perché sta sempre insieme a suor angelica e a il tabarro (non gli attori).

gianni schicchi è un figlio di 'ndrocchia* che viene chiamato da una famiglia facoltosa di firenze a risolvere una faccenda delicata: il vecchio buoso donati è schiattato, e nel rincoglionimento senile ha pensato bene di lasciare tutti i suoi averi al convento dei frati. i figli, comprensibilmennte incazzati, piuttosto che fare a pezzi il cadavere e disperderlo nell'arno, decidono di chiamare il notaio per far rifare il testamento, da qualcuno che dovrebbe fingersi buoso. ovviamente, essendo loro incapaci di imitare la voce del padre, si rivolgono - su consiglio della di lui figlia - a gianni. questi, però, viene offeso dalla suocera e vorrebbe andarsene, ma cede alla struggente supplica della figlia e cambia idea.
naturalmente, gianni rassicura che non farà lo stronzo, che disporrà tutto a favore dei familiari, e così fa: fintosi buoso, lascia in eredità casa, averi, poderi, beni mobili, immobili, e soprammobili, mula, mulini e mulazza a se stesso, e manda via gli eredi con una mano davanti e una di dietro.

non potendo mancare la storia d'amore e di redenzione, è ovvio che la figlia di schicchi sia innamorata (guarda un po') del figlio di buoso, e - tornando alla redenzione - schicchi si pente e si compiace della carognata che assicurerà la pensione a figlia e genero, e chiede l'aiuto del pubblico invocando le attenuanti generiche.
sì, sono stato uno stronzo, ma per il bene di mia figlia
tuttavia muore e va all'inferno.

ecco, il brano che oggi volevo condividere con voi è "o mio babbino caro", che molti pensano sia intitolato o mio bambino caro, ma adesso che sapete la storia potete prendere per culo chi sbaglia, facendovi beffe della loro ignoranza.
come dicevo prima, viene cantato dalla figlia di gianni, per convincerlo a restare e a prestare i suoi servigi, nonostante gli sia appena stato dato del plebeo bifolco dalla nonna.

O mio babbino caro,
mi piace è bello, bello;
vo'andare in Porta Rossa
a comperar l'anello!
Sì, sì, ci voglio andare!
e se l'amassi indarno,
andrei sul Ponte Vecchio,
ma per buttarmi in Arno!
Mi struggo e mi tormento!
O Dio, vorrei morir!

Babbo, pietà, pietà!
Babbo, pietà, pietà!

il testo, come potete leggere, si spiega abbastanza bene anche da solo.

godetevelo dalla voce di maria callas, ché a noi sarah brightman ci fa abbastanza cagare.



*scaltro, furbacchione

lunedì 20 ottobre 2008

io tarzan, tu cita

studentessi, l'ultimo album di elio è notevole, erano anni che non usciva con qualcosa di qualitativamente così elevato.
e adesso, dopo tanto ascolto, vorrei proporre una compartecipazione post-moderna, del tipo "chi ha beccato le citazioni nelle varie canzoni"?

considerato che un solo post non bast (ma com son spiritos...) proprongo di partire da Tristezza.

come molti hanno notato, gli stacchettini con la tromba nascondo qualcosa...
per il momento ne segnalo solo 2:

1.54: Leoncavallo - I pagliacci (Vesti la giubba)
3.20: Chopin - Marcia funebre

chi continua?

update
per il momento continuo io:
0.35: Rota - La Strada (colonna sonora del Film di Fellini)

lunedì 7 aprile 2008

il fuoco della passione

Dante era una di quelle persone che avevano la propria opinione su tutto.
Lo conobbi nel periodo in cui cantavamo ai matrimoni. Lui era un tipo alto, un basso. Capelli impomatati e buttati all'indietro, barba sempre perfetta. Se la tirava tantissimo, sebbene fosse soltanto un corista del San Carlo, e non un solista, ma - si sa - molte persone nascono divi.
Dante la sapeva lunga, soprattutto sulle donne. Tra le tante idee balzane, mi ricordo che era convinto di un legame - secondo lui, sia chiaro - tra la gola, "il luogo dove nasce la voce" e le parti intime, sia maschili che femminili. È per questo, diceva, che molte donne sono attratte dalla voce di un uomo, e molti uomini dalla voce di una donna.
Diceva, Dante, che tutte le mucose son collegate tra loro, e se un uomo è capace, può farle vibrare a suo piacimento.
Proprio così, la bocca, la gola, i sessi, sono tutti legati dalle onde sonore.
A me piaceva ascoltare Dante, mi faceva divertire questo suo modo tutto particolare di guardare la vita, le donne, la musica.
Ed era da un po' che non pensavo a Dante e ai suoi collegamenti.

Fino a stamattina, pensa. Proprio mentre ero al bagno. E mi è tornato alla mente, questo discorso qui, questo del filo invisibile che collega voce e intimo, gola e lussuria. Non so se mi è tornato alla mente a causa del gloria di vivaldi che ho ascoltato alla radio, o per via dei fagioli piccanti che ho mangiato ieri sera.

martedì 11 marzo 2008

il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce

la musica è un linguaggio universale.
non ha bisogno di spiegazioni, non necessita elaborate grammatiche, regole di coniugazione e declinazione, la musica è un'entità libera e indipendente, non si lascia afferrare e una volta che è passata lascia dentro di te una variazione che è propria solo dell'umore di chi l'ha ascoltata e del suo stato d'animo.
nessuna musica lascia indifferenti, c'è quella che martella, quella che ti ricorda il primo amore, quella che proprio non si sopporta, quella che si ama alla follia, quella che dura il tempo di un'estate o quella che non passerà mai di moda. nessuna musica, però, potrà mai essere itrappolata in alcun modo.

poi ci sono le parole, e le lingue, quelle che legano con la musica e quelle che non sono per niente musicali. già mozart e salieri litigavano per quale lingua fosse più adatta alle opere, se il tedesco o l'italiano.

io per esempio penso che l'olandese non sia una lingua proprio musicale musicale, eh. metti che poi il maestro del coro parla solo olandese, diventa pure piuttosto difficile comprendere perfettamente quello che vuole da noi coristi.

ma la musica è sentimento, è trasporto: la musica sono le sensazioni stesse che provi mentre canti, e queste sensazioni mettono in comunicazione gli uni con gli altri.

non so, forse sono io che son troppo emotivo, forse si tratta di un'illusione o di una visione troppo poetica della vita, ma resta il fatto che io, quella sensazione ce l'ho.
quella sensazione forte, fortissima che ti fa pensare: "ma se il maestro mi parla e tutti ridono, sarà che mi stanno prendendo per il culo?"

lunedì 3 dicembre 2007

158 giorni dopo

è ufficiale: sono (musicalmente) felice!
dopo 158 di silenzio forzato, torna in onda Sergio Mancinelli con la sua Area Protetta.
Grazie a LifeGate, che, dopo aver ascoltato le nostre richieste, ne ha valutato la qualità e gli ha proposto uno spazio, regalandoci il ritorno on-air e (credo anche) il ritorno dei tour in giro per l'italia. (vedi mai che riesco a offrirgli pure un'impepata di cozze belghe!)

Se aspettavamo quelle capre che sono adesso in onda su radio cappa e radio giggei, stavamo freschi.

Grazie a dio, pero, dall'altra parte anche gli ascolti son calati, il che dimostra, almeno in parte, che un po' avevamo ragione noi.

Infine, per non smentire la mia natura, ecco che vi segnalo un post che perfettamente descrisse (illo tempore) il mio stato d'animo.

Grazie dell'attenzione.

Ah, dimenticavo: e nel frattempo qualche copertadipendente-direttore-artistico-di-una-radio-a-caso gradisse espletare i propri bisogni fisiologici (ma quelli grandi, eh), lo faccia senza indugio.




giovedì 11 ottobre 2007

c'è una casetta piccina - made in italy

che uno pensa che all'estero ci son tante cose da vedere, tante cose da fare, ed è vero.
io, per esempio, mi muovo in pellegrinaggio un giorno si e uno no da fnac, e ci vado all'ora di pranzo.
oggi c'erano i lavori in corso, al reparto informatica (mbè? le donne possono guardare millemila vetrine di scarpe e io non posso guardare il reparto informatica?) e abbiamo fatto il giro al contrario, prima i libri e poi i ciddì.
belli, i ciddì. io ancora li compro, e quell'altro mio collega dice che sono una spesa inutile, che occupano spazio, che sono obsoleti, ché nello spazio di un cd ci vanno mooolti più emmepitré e cose così.
io però li continuo a comprare, i ciddì, e qualche volta pure i divvuddì, ma solo quelli in offerta.
oggi però ho trovato un reparto che non avevo ancora visto: musica europea. ovviamente c'era anche la musica italiana, e lì non mi son sentito di averci fatto proprio una bella figura, come italiano.
finché i belgi pensano che siam rappresentati da zucchero(sospirello), dalla pausini (alzo gli occhi al cielo), da ramazzotti(mezzo sorriso a bocca storta) e compagnia bella, proprio contento contento non sono, ma almeno penso tra me e me che si tratta di marketing, e va bene.
ma milva? almeno 4 cd diversi, e in gran numero. presente anche in raccolte, in compagnia dei ricchi e poveri e di nilla pizzi. roba che neanche paolo limiti.
il meglio, però, come tradizione vuole, va messo alla fine:
alberto rabagliati (ba-ba-baciami piccina, rimasterizzato apposta dal grammofono) e il grande pietro trombetta con un cd mi pare s'intitolasse proprio made in italy.

alberto rabagliati, almeno la pagina su wikipedia ce l'ha, ma trombetta, proprio lui, sto trombetta qua: chi cazz'è?