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martedì 5 maggio 2009

un altro mondo è possibile

Cari italiani e care italiane,
amici della maggioranza,
membri dell'opposizione,
alte cariche dello Stato,
questo è il mio ultimo comunicato in veste di Presidente del Consiglio di questa nostra Repubblica.
Con difficoltà ricaccio in gola le lacrime che spingono verso i miei stanchi occhi ché mi duole dal profondo del cuore lasciarvi, tradirvi in questi momenti così difficili per la Nazione tuttavia, posto dinanzi ad una scelta irrinunciabile, ho dovuto prendere la mia: lascio l'altissima carica della quale mi avete investito.
Un'automobile privata aspetta sotto questo palazzo e mi condurrà all'aereo dove il mio amore mi sta aspettando.
Partiremo, non sappiamo ancora per dove, ovunque ci porterà ci andremo insieme.
L'ho sempre amata, dal primo momento in cui l'ho vista, ho pregato il Signore perché mi facesse invecchiare con lei.
Sto invecchiando, sono invecchiato e non l'ho fatto con lei.
I giorni che mi restano posso solo consacrarli al nostro amore, alla nostra vita insieme.
Vi prego, perdonatemi se, tra l'interesse della Nazione e il mio amore, ho scelto quest'ultimo.
Non potrei fare diversamente.
E' con la tristezza di chi lascia tanti amici che vi saluto tutti, vi abbraccio ognuno, come il padre che oggi sento di essere.

S.B.

giovedì 6 novembre 2008

conseguenze sociopolitico nonché civilpenali dell'imprudente utilizzo dei moderni mezzi di comunicazione, nella fattispecie della parola

mai mai mai chiedere a una donna di sposarti.
potrebbe rispondere sì.

 

lunedì 14 luglio 2008

post veloce veloce (ovvero: disperato bisogno di ammore 2)

ricordo, agli insulsi lettori di questo insulso blog, prima di partire per altrettanto insulse località marittime (per ballare le ancora più insulse canzoncine latinoamericane) di fare una puntatina all'avis e donare un po' del vostro sangue.
in alternativa verrò io stesso nottetempo, armato di secchio e mazza ferrata, a prelevare il plasma necessario presso le vostre case ( lasciate la finestra aperta, per favore).
grazie.

lunedì 28 aprile 2008

sull'impegno che una completa comunione di vita nel rispetto dei reciproci diritti e doveri comporta

certe volte, la domenica, mi ritrovo con amilcare alla brasserie, in piazza del lussemburgo, a bere birra e a parlare di filosofia.
amilcare è un bravo ragazzo, tranquillo, anche se lavora nel marketing.
ormai ci frequentiamo da un anno, quasi, e - a dispetto della prima impressione - posso dire che è un tipo col quale si parla con piacere, si posson fare buoni ragionamenti e c'ha la sua vena comica che è quello che è.

domenica, amilcare era un po' più loquace del solito, forse perché era una settimana che non ci si vedeva, forse perché c'aveva gente per casa e si sentiva un po' soffocato.

a un certo punto, eravamo seduti al tavolino in silenzio, come capita spesso tra vecchi amici, coi nostri bicchieri davanti e le nostre idee per la testa, e lui mi prende per il braccio e mi fa: immagina di mangiare tutti i giorni filetto. così, di punto in bianco, da un giorno all'altro. filetto filetto filetto filetto filetto. filetto a colazione, filetto a pranzo, filetto a cena, filetto a merenda, filetto il sabato, filetto la domenica, filetto il giovedì.

lo guardo, e lui continua. il filetto è delizioso, è nutriente, è costoso ché è prelibato, il filetto non lo posson mangiare mica tutti, ma quando poi lo mangi tutti i giorni, è inevitabile, ti viene a noia. epperò non c'hai mica scelta, ormai hai deciso, è stata una cosa tua, nessuno ti ci ha costretto. un giorno segui la dieta mediterranea, il giorno dopo filetto. e non si può più, cambiare, mi fa, anche tuo padre, prima di te, e tuo nonno, e così via.
eh, ma la voglia mica ti passa. ti viene, eccome. di un branzino, di una sogliola, di un tortellino.
e mentre lo diceva aveva l'occhio misto di eccitazione e di tristezza.
e invece. filetto, filetto, filetto, filetto.

io l'ho guardato, ho aperto la bocca per dirgli qualcosa, ma mi ha capito e interrotto prima che emettessi un suono qualunque.
lo so - mi fa - lo so. non è per lamentarsi del filetto, io lo amo, il filetto, non lo cambierei per niente al mondo, il mio filetto, ma oggi mi sarei proprio fatto due sarcicce.

lunedì 7 aprile 2008

il fuoco della passione

Dante era una di quelle persone che avevano la propria opinione su tutto.
Lo conobbi nel periodo in cui cantavamo ai matrimoni. Lui era un tipo alto, un basso. Capelli impomatati e buttati all'indietro, barba sempre perfetta. Se la tirava tantissimo, sebbene fosse soltanto un corista del San Carlo, e non un solista, ma - si sa - molte persone nascono divi.
Dante la sapeva lunga, soprattutto sulle donne. Tra le tante idee balzane, mi ricordo che era convinto di un legame - secondo lui, sia chiaro - tra la gola, "il luogo dove nasce la voce" e le parti intime, sia maschili che femminili. È per questo, diceva, che molte donne sono attratte dalla voce di un uomo, e molti uomini dalla voce di una donna.
Diceva, Dante, che tutte le mucose son collegate tra loro, e se un uomo è capace, può farle vibrare a suo piacimento.
Proprio così, la bocca, la gola, i sessi, sono tutti legati dalle onde sonore.
A me piaceva ascoltare Dante, mi faceva divertire questo suo modo tutto particolare di guardare la vita, le donne, la musica.
Ed era da un po' che non pensavo a Dante e ai suoi collegamenti.

Fino a stamattina, pensa. Proprio mentre ero al bagno. E mi è tornato alla mente, questo discorso qui, questo del filo invisibile che collega voce e intimo, gola e lussuria. Non so se mi è tornato alla mente a causa del gloria di vivaldi che ho ascoltato alla radio, o per via dei fagioli piccanti che ho mangiato ieri sera.

venerdì 22 febbraio 2008

sentimentalismi

ti guardo.
mi guardi.
sospiro.
sospiri.
via la giacca.
via la camicia.
via i pantaloni.
via le mutande.
via i calzini.

ti guardo.
mi guardi.
sospiro.

di stirare se ne parla domani.

mercoledì 13 febbraio 2008

dell'amore e di altre patologie

disclaimer: questo post è relativamente inutile, poco interessante nonché politicamente scorretto. una roba che mi potevo tranquillamente risparmiare, perciò se avete qualcosa di meglio da fare, fatela.

io non sono maschilista.
o almeno, non nel senso che uno pensa, cioè, non è che credo che gli uomini siano superiori o che le donne siano inferiori, chessò, che gli uomini siano più intelligenti o che le donne lo siano meno.
no, no, niente di tutto questo, lungi da me.
epperò io credo che uomini e donne siano diversi, questo è un fatto.

cioè, se ci pensi, un uomo non è che da un momento all'altro si mette a piangere o gli piglia la voglia di licis o ti risponde acido che - al confronto - alien gli fa una pippa, solo perché gli ormoni.
invece no, nelle donne tutto questo è normale, accettato e universalmente riconosciuto come fatto naturale, roba che se un uomo avesse degli sbalzi d'umore di questa portata verrebbe (minimo minimo) ricoverato.

e niente, io ci pensavo, perché tutti ci sono passati, che un giorno si sentono il-re-del-mondo, e poi dicono qualcosa (ma una cosa qualsiasi, eh) e subito vengono ridotti a piccole cacchette umane con frasi del tipo tu-volevi-dire-quest-altra-cosa-qua, ché-io-lo-so-che-sei-un-insensibile, non-mi-hai-mai-capita, sei-un-egoista-maschilista-opinionista-e-pure-comunista.

io, in queste circostanze, non so veramente cosa fare, anche perché poi passano, d'improvviso, così come sono venute e come se nulla fosse mai accaduto realmente. e un cervello razionale come il mio (non è che uno studia ingegneria perché gli piace il caos, eh), dicevo, un cervello (semi) razionale come il mio, che se A + B = C e B + D = C allora pensa che A = D sempre, come lo metti lo metti; ecco un cervello (poco) razionale come il mio a queste cose qua proprio non ci riesce ad abituarsi, sì, a questi sbalzi.

e non mi venite a dire che è colpa mia, ecco, perché a me un essere vivente che contempla, tra le altre patologie, la gravidanza isterica, tanta fiducia proprio non me la dà.

mercoledì 23 gennaio 2008

l'amore ai tempi del colera




a.a.