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venerdì 19 febbraio 2010

caro amico che vivi lontano, troppo lontano, ti scrivo del nostro paese

che forse non conosci più, e non puoi conoscerlo ché la tv belga, su certe nefandezze, preferisce, per decenza, tacere.
quante intollerabili ingiustizie siamo costretti ad ingoiare, ogni sera, in prime time, quante lacrime rendono amare le nostre zuppe di grano e cipolle.
l'ultima iersera, quando una folla, feroce ed imbrutita, ha tempestato un povero ragazzo di fischi ed improperi, ingiuriandolo ed avvilendolo, solo perché il cieco oscurantismo del bieco governo comunista, che occupa la televisione di stato, non gli ha consentito di esprimere i suoi veri sentimenti.
voglio che tu sappia, che non dimentichi, che questa era la canzone che avrebbe voluto, avrebbe dovuto cantare il piccolo emanuele:


martedì 12 gennaio 2010

magre consolazioni

personalmente, credo che lo facciano per farti sentire a casa. non so se giuridicamente il consolato italiano sia effettivamente territorio italiano, ma di sicuro l'aria che si respira è quella del belpaese:
si inizia con la porta d'ingresso: "attenzione, porta a scatto, pericolosa per i bambini". vabè, quanti bambini vuoi che vadano al consolato? chissenefrega dei bambini.
poi c'è il cancello automatico: senza fotocellule, senza sensori di pressione, senza le più elementari norme di sicurezza, ma ancora con 'sta sicurezza? chi vuoi che si possa far male con un cancello automatico di due tonnellate di ferro? e piantiamola una buona volta con queste inutili polemiche, siamo tutti adulti, sappiamo badare a noi stessi!
ma torniamo a noi.
le informazioni e il servizio sono puntuali, come da italica tradizione: "si presenti il giorno tot alle ore tic. non dimentichi il lasciapassare b-28."
il giorno tot alle ore tic meno un tac mi sono presentato, bello come il sole, col mio lasciapassare b-28 ben compilato.
- ha portato le foto tessera?
- perché? quali foto tessera? nessuno mi ha parlato di foto tessera...
- oh, non si preoccupi, all'interno troverà la macchinetta, potrà farle lì. si accomodi pure nell'ufficio in fondo. attraversi il giardino innevato e aspetti qualche minuto al freddo e al gelo, mentre la aprono.

nell'ufficio in fondo l'impiegata è rassicurante e dolce nel dirmi
- Guardi, la macchinetta per le foto non funziona.
- Ma è accesa! Ci sono le istruzioni in quattro lingue, mi dice cosa fare e cosa non fare, e anche di lavarmi i denti dopo ogni pasto! Come sarebbe "non funziona"?
- Vede, la ditta che la fornisce è esterna e noi non siamo responsabili. Talvolta funziona, talvolta no. Io l'ho avvisata. Se poi le frega i quattro euri non si venga a lamentare da noi.
- Va bene, e allora io come faccio?
- Qui fuori c'è un fotografo, vada lì che è più sicuro. Altrimenti potrebbe rimetterci quattro euri e poi...
- non si venga a lamentare da noi, ho capito.
Venti minuti e sette euri e cinquanta dopo, torno con la mia bella fototessera.
Ticchete tacchete ticchete tacchete, attendo con pazienza che i miei dati personali finiscano in un nuovo database.
- Dovrebbe farmi la cortesia di controllare che i suoi dati siano corretti.
- Ehm, signora, guardi che sul foglio alla voce "Nome e Cognome" c'è scritto NULL NULL.
- Sì, è normale, è la macchina che ha questo errore, non si preoccupi. Il resto dei dati son corretti?
Alzo gli occhi al cielo, giusto il tempo di leggere che i pagamenti per i passaporti si fanno solo in contanti, domandarsì perché, e rispondere alla gentile impiegata, Sì, signora, sono corretti. A parte il fatto che poi posson essere attribuiti a chiunque, ma immagino siano quisquilie. Ah, vabbè, se però lei ce lo scrive a penna sul foglio allora è tutto a posto.
- Bene. Si accomodi alla cassa. No, non c'è nulla da pagare, ma il suo documento sarà pronto lì.
Vero, non c'era nulla da pagare, ma se avessi dovuto e - come faccio anche per importi ridicolmente bassi - l'avessi fatto col bankotact, avrei avuto una maggiorazione di 13 pezzentissimi, pidocchiosissimi centesimi di euro. 13 cent. di cresta, di camorra, di pizzo, di tassa regionale per il servizio, di italico contributo alla causa. 13 cent.
roba che nemmeno il night shop sotto casa quando compri 6 sigarette sfuse alle 4 del mattino.
io non controllo su wikipedia, perché ci ho le prove: il consolato è territorio italiano.

venerdì 27 marzo 2009

e mo...







che facite, avutate a'faccia n'ata vota?

martedì 20 maggio 2008

gooood morning, vietnam!

Leggendo questo titolo, ho come il presentimento che presto alessia marcuzzi farà la pubblicità alla Compagnia delle Erbe

Non so voi, ma io comincio seriamente ad avere paura.

martedì 13 maggio 2008

odore di democrazia

da cosa capisci che è finalmente terminata la campagna elettorale?



mannaggia bubbà (an fransè: mannaj bubbè)!

a.a.

mercoledì 16 aprile 2008

exit poll

solo uno il dato confermato dai sondaggi all'uscita dei seggi: chi vota berlusconi si vergogna di dirlo.

mercoledì 9 aprile 2008

del perché non sono ancora salito sul monte tifata

dieci anni fa vivevo in un’altra casa, sempre nella stessa città, sempre all’ultimo piano ma quella casa aveva una cosa speciale: la mia stanza affacciava a sud. in realtà non proprio a sud, guardava ad ovest, verso napoli ma napoli è il sud, ovunque tu trovi.
com’era soleggiato quel balcone, spaziavo beato (e beota) perdendomi fra le campagne e le città oltre la ferrovia, scavalcavo i palazzi in costruzione e, nei pomeriggi limpidi, pur miope, riuscivo a scorgere il monte di procida.
potevo sbadigliare, con il sole negli occhi, e poi prendere un respiro così profondo da succhiare il sale dall’oceano atlantico.
sono dieci anni che mi manca quella vista.
non che di fronte alla mia finestra ora ci sia un muro, anzi, posso godere ogni giorno di due magnifici pini secolari ma la vista è limitata: a pochi chilometri si erge una montagnola, il monte tifata, dagli autoctoni chiamato il monte di san prisco.
è poco più di una roccia calva, ma abbastanza alta da negare, alla mia vista e alla mia immaginazione, quello che c’è dopo.
è in un punto strategico, c’è da dire: anche prendendo l’autostrada, questa non gli gira completamente intorno, lo costeggia per un po’ e poi se ne va, per fatti suoi verso roma.
fatto che sta che, se dieci anni fa fantasia e sguardo spaziavano all’orizzonte, oggi, allo stato dei fatti, non ho la più pallida idea di cosa ci sia a pochi kilometri dal mio naso.
così è da allora che ogni estate mi riprometto di prendere uno zainetto, salire sul monte tifata ed affacciarmi dall’altra parte.
da dieci anni.
quest’estate sono undici.

l’altra sera guardavo la televisione, matrix (non il film, la trasmissione di mentana), più che per interesse, perché non riuscivo a trovare il telecomando , c’era boselli, brav’uomo, un socialista convinto, nel senso che ci crede, onestamente sembra.
nonostante la forza delle sue convinzioni e la giustezza delle sue idee, non prenderà voti a sufficienza per rappresentare nessuno e, a dirla tutta, non prenderà nemmeno il mio.
però, forse il fato, forse la par conditio, fra il serio e il faceto, fra il sonno e la veglia, qualche parola deve essere uscita dal tubo catodico e deve essermi entrata nella testa.
ora, una persona che come me cerca di pensare il meno possibile, giusto l’indispensabile, quando gli arriva qualcosa nella testa, embè, non può fare altro che alzarsi, uscire sul balcone, accendersi una sigaretta e guardare (nel mio caso, dicevo, non c’è scelta) il monte tifata.

ora, ne sono convinto, quella montagna è subdola, m’insinua il sospetto, mi illude, che voglia iniziare un ragionamento, un confronto e, nonostante la ferrea dieta che ho imposto, il cervello inizia ad andare di suo, la montagna, invece, resta lì.
e io ci provo a raccontarglielo, a spiegarle che persona sono, qual è la mia storia, quali e quante sono le mie convinzioni politiche, quanto ho fatto per realizzarle, quanto mi sono speso, le energie impiegate, i bocconi amari mandati giù, le fregature che ho preso, che ho rifilato e che, se a tre giorni dall’elezioni ancora non ho capito per chi cazzo votare, può essere, non dico sicuramente, ma può, potrebbe non essere interamente colpa mia.
quella (stronza) sta lì, granitica, con la faccia da poker.

tanta supponenza, vi giuro, non si può sopportare. non è che un ammasso di pietre che, per l’amor di dio, sarà stato anche testimone dell’ascesa e della caduta dei romani, possa stare lì a dare lezioni di educazione civica.
a me.
capite?
a me!

io che ho sempre preferito la campagna elettorale al natale, le elezioni al compleanno, lo scorporo proporzionale ai filoni scolastici,
Che non sono uno che sta alla politica come il mio meccanico (ladro) sta alla formula uno, che a sta cazzata che so tutti mariuoli, che tanto cà ognuno s’fa e’cazzi suoje, non ci ho mai creduto, che sono uno che è pirla ma che va oltre a queste cose, che beppe grillo, sì fa anche ridere, ma non mi faccio insegnare la costituzione da lui, che l ’antipolitica e non vado manco a votare è un gioco pericoloso che, gira gira, va sempre in culo a tutti,
Che sono uno che manco ha capito perché, in quello che doveva essere il mio partito, ci sta la binetti, ci sta quell’altro che ci piace il precariato, e quello che forse il ponte sullo stretto di messina non è un’idea del cazzo e che, alla fine, la classe dirigente campana ha fatto degli errori ma la colpa è della camorra che si è “presa” gli appalti per la mondezza.
e quell’altro che pure poteva essere il mio partito? tiene gente come pecoraio scanio, e altri amici suoi, che hanno trovato posto come verdi ma che, fino a qualche anno fa, se si sciosciavano il naso buttavano la carta per strada e manco una fetente di tessera al wwf si sono mai fatti e mo’ so tutti ambientalisti,
E che l’unico partito laico, veramente laico, fa una scelta di “coerenza” (e se prende il 2% è pure assai) e allora veramente mi risparmio la fila al seggio e mi dedico al pre-post partita che almeno il Napoli si salva,
Che se non ho deciso, e non ho neanche l’ansia, non è perché mi sento deluso dalla politica ma è solo che non so cosa pensare, che l’unica cosa sulla quale ho sempre avuto un’idea, e l’ho avuta forte, è sempre stata la politica ma che in testa c'ho il vuoto e per domenica non sono emozionato, neanche un poco.
non può essere solo colpa mia, che mi sono rincoglionito appresso alla mia generazione.

ma a parlare con il monte tifata, a ragionarci, si perde davvero solo tempo.
sarà la natura, sarà la disillusione, sarà che ha una visione d’insieme che a me sfugge (vai a capì) ma di comprensione non ne mostra neanche un po’, mai.
hai voglia, ad ammettere la sconfitta, a confessarle che in mano, questa volta, non hai niente, neanche il coraggio di bluffare, ha voglia a chiederle (per favore!), prima di incassare, di fartele vedere le carte cha ha lei, che cosa può mai nascondere dietro quel culone grigio.
ma quella non si scosta, non le scopre le carte.

capite perché ancora non ci salgo là sopra, perché non voglio darle questa soddisfazione?
una boccata d’aria e via, di nuovo a guardarla dal basso?

prima o poi la faccio brillare quella cazzo di montagna.



alle elezioni politiche italiane del 2008, nessuna, fra le formazioni candidate, ha inserito nel programma la distruzione del monte tifata. per un’altra legislatura ancora verrà negato ad un uomo il diritto ad un orizzonte più ampio, ad un respiro profondo.

a.a.

giovedì 21 febbraio 2008

stavo guardando la tv,

anno zero, parlava della mia terra.
ora ho spento.
non ce la facevo.
non ce la facevo proprio.

a.a

giovedì 31 gennaio 2008

qualcuno ha un antiemetico?

nel 1991, durante questa trasmissione
televisiva, quest'uomo ha accusato questo e altri uomini di aver messo in atto una volgare aggressione contro la migliore classe dirigente siciliana, di averne delegittimato gli uomimi migliori perchè la sicilia vada sempre più a fondo, di aver infangato la meroria di quest'altro uomo perché il giornalismo mafioso, di quella sera, avrebbe fatto più male di dieci anni di delitti.

mi viene la nausea.

lunedì 28 gennaio 2008

dindon dindon dan don (consigli per gli acquisti)

perché il mio fascio è sempre allegro, attivo e affettuoso?
la sua dentatura splendente, il fisico asciutto e il manto lucente?
perché ne ho cura.
solo crocchette di prima qualità: solo le ciapaqui partners garantiranno al vostro fascio il giusto apporto giornaliero di proteine, carboidrati e vitamine.


gianfriii, qui bello, qui!


(arf arf)






e ricordate: non esiste un fascio cattivo, se morde è colpa del padrone.

a.a.

giovedì 24 gennaio 2008

irragionevolmente...*

«… Voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra (…). Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c'è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane... E quando io leggo nell'art. 2: "l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale"; o quando leggo nell'art. 11: "L'Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli", la patria italiana in mezzo alle altre patrie... ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini! O quando io leggo nell'art. 8: "Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge", ma questo è Cavour! O quando io leggo nell'art. 5: "La Repubblica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali", ma questo è Cattaneo! O quando nell'art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: "l'ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica", esercito di popoli, ma questo è Garibaldi! E quando leggo nell'art. 27: "Non è ammessa la pena di morte", ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani... Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti»
«Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione.»


*...alle parole di quest'uomo, ci credo ancora.

a.a.


mercoledì 23 gennaio 2008

l'amore ai tempi del colera




a.a.

sabato 19 gennaio 2008

relazione sullo stato del pianeta


a.a.

venerdì 18 gennaio 2008

bipartisan




nel contempo, allibisco.
a.a.

mercoledì 9 gennaio 2008

campagna popolare di sensibilizzazione delle coscienze civiche per l'educazione alla legalità e alla lotta alle ecomafie

alla camorra ci puzza il culo.

a.a.