che poi, secondo me, il sabato del villaggio l'ha scritta di domenica.
cioè, se ci rifletti un momento, il sabato del villaggio: è sera, perché è sicuramente di sera, e tutti a fare baldoria nelle discoteche del villaggio, o sul corso principale del villaggio, o nelle piazze, nelle birrerie del villaggio, qualcuno che si ubriaca nel villaggio, qualcun altro che ci va giù un po' più pesante e vai con le droghe del villaggio, e poi ci si lamenta che capitano gli incidenti del sabato sera sull'autostrada fuori del villaggio; insomma, tutte quelle cose che si fanno al sabato, dentro e fuori del villaggio, e poi la domenica sei un po' intontito - diciamolo - e allora è normale che scrivi il sabato del villaggio con quella tristezza, quella malinconia da domenica mattina del villaggio, che magari è pure brutto tempo, piove, c'è vento e non ci sono dubbi che una poesia triste la scrivi di domenica con questo tempo di merda.
no, guarda, te lo dico io, il sabato del villaggio è stata scritta di domenica, subito dopo colazione, che uno scende di casa mezzo rincoglionito, e ancora piove, la macchina è fredda, i vetri appannati, hai un momento di esitazione, quell'attimo che ti fa mettere il piede sulla frizione, ti chiedi L'ho messo l'antifurto? Sì. e il cancello elettrico inizia a chiudersi e tu riparti e ti fracassi il faro posteriore sinistro.
il sabato del villaggio.
io - personalmente - l'avrei scritta di domenica.
lunedì 31 gennaio 2011
il sabato del villaggio
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roba che parla di: io me medesimo, poesia
giovedì 21 maggio 2009
procedere a velocità smodata
- signor sullo, mi dia la posizione
- capitano, ce l'ha sulla scrivania.
- bene. non la vedevo, era tra la tazza e il piattino.
mi dica, signor sullo, procediamo in abbondanza?
- no, signor capitano, le vacche sono magre e il corriere espresso non ci ha ancora consegnato il pacco.
- male, molto male, signor sullo.
- già.
- signor sullo, ha notato che siamo nello spazio cosmico?
- si?
- sì. come può un corriere espresso consegnarci qualcosa?
- non può, signor capitano.
- capisco. mi dica la verità, signor sullo: non c'è più speranza, per noi, vero?
- no, signor capitano, siamo finiti.
- finiti.
- finiti.
- signor sullo?
- signor capitano?
- amiamoci.
- sì, signor capitano.
venerdì 27 febbraio 2009
ode al cacciavite ikea
tondo
dall'impugnatura antiscivolo
scomoda come tu sol puoti.
talvolta ostruisce
l'operazione di giraggio
ché spessa è spessa,
e dona poco giuoco.
t'infili con difficoltà
poiché anco lo gambo tuo
è troppo spesso,
e spesso non va bene,
dacché li forellini
donde addovrebbi da infilarti
son minuti
e non vai bene.
eppure
cacciavite dell'ikea
ti scrivo un'ode
poiché - se dai monti di pietra può nascere un fiore -
cacciavite, sappi,
ch t'uso, talvolta,
ammancandomi - invero - una cassetta
pienacolma d'attrezzi usag.
ma,
cacciavite dell'ikea,
io un poco t'amo.
e così fan tutti,
cacciavite dell'ikea
ché sei come una canzone degli 883:
ti conoscono tutti,
ma un po' se ne vergognano.
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michele
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roba che parla di: poesia, siocchezze
martedì 22 aprile 2008
quam minimum credula postero
uno arriva a una certa età, e certe domande se le pone.
la mattina ti svegli, doccia, barba, colazione, lavoro, pranzo, lavoro, cena, dormire.
con vari intermezzi a diverse frequenze: palestra, piscina, birra, amici, cinema, viaggetto, vacanza, amore, famiglia.
e sempre il solito divenire, l'eterno fluire che porta... già, è questo il punto: dove porta?
ma alla fine, diciamocela tutta, cosa importa dove porta?
non aggiunge né toglie nulla a quello che è l'amore per la vita, così piena di sorprese, così diversa, di giorno in giorno, anche se sembra sempre uguale.
ogni piccolo gesto è quello che rende una giornata diversa dall'altra, ogni singola scelta modifica questo infinito divenire, con le sue interazioni con gli altri, con la ricchezza delle sensazioni e dei sentimenti. e tutto ciò mi rende unico, unico come ogni stante che sto vivendo.
no. la vera domanda non è cosa sia la vita, quale ne sia il senso. che importa?
la vita va vissuta così com'è, spinta al massimo e senza sprecare neanche un singolo istante.
no. la vera domanda non è cosa sia la vita, né quale sia il senso. e neanche come vada vissuta, la vita.
la vera domanda è per quale motivo ho deciso, autonomamente, di spendere tre giorni della mia vita, della mia preziosa (in quanto breve) vita, della mia unica vita, tre giorni, ho sprecato, bruciato, volatilizzato, tre giorni che nessuno mi renderà mai più, tre giorni, ho deciso, ho usato, ho speso per compilare quel cazzo di kernel di linux.
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roba che parla di: io me medesimo, poesia
mercoledì 5 dicembre 2007
lo studio delle materie classiche e umanistiche nell'era del 2.0
ogni tanto, un po' di sana autocelebrazione va fatta.
ecco, io sono uno che ci piace la poesia, però certe volte ci piacerebbe anche scriverle le poesie, però non c'ho il dono come certi, come chessò, ce lo può avere un catalanoguido o come un cabarettibbisanzio. e me le tengo per me, anche se, a volte, prendo le poesie famose e le riassumo, ecco. e mi immagino che queste poesie siino nel bignami di montale, ecco.
io quasi quasi ve lo dico, andatevele a leggere, ché secondo me ne vale la pena, ma però so pure che siete pigri per andarle a cercare nel tumbler, e allora ecco che le metto tutte qua, insieme.
ermeneutica dell'ermetico: il bignami di montale
ungaretti - soldati
quasimodo - sera
quasimodo - alle fronde dei salici
leopardi - silvia
d'annunzio - la pioggia
dante - gentile e onesta
carducci - san tino
leopardi - la quiete tempesta
e buon pro vi faccia.
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roba che parla di: blog, io me medesimo, poesia
giovedì 25 ottobre 2007
un disperato bisogno d'ammmore
io sono un tipo Romantico. si, quelli con la R maiuscola, roba che - per esempio - quando sono innamorato faccio le serenate al telefono alla mia fiancée (no, amore, non ti preoccupare, non sto dicendo i fatti nostri in giro, tanto più che 'sto blog non lo legge nessuno...), le leggo le poesie d'ammmore, oppure ascolto la musica d'ammmore.
e prima, quando ero triste, ascoltavo la musica, però quella ancor più triste, così che se prima c'erano speranze, dopo aver ascoltato una bella canzone triste io mi sentivo ancora più triste e non pago di questa tristezza infinita, mi vedevo costretto ad ascoltare un'altra canzone ancor più triste triste triste, ad libitum sfumando.
però oggi m'è tornato alla mente un periodo della mia vita, triste (il periodo, non la vita), di quando una tipa mi aveva scaricato. (il lessico è stato valutato con cura, non giudicatene subito la scelta: trattasi di dolo)
e io allora, dopo un lento crogiolarmi nel pessimismo cosmico, ho ritrovato me stesso ascoltando dolcissime canzoni d'ammmore.
canzoni che c'avevano le rime bellissime, che non ho sentito mai in nessun'altra canzone d'ammore. canzoni che parlavan proprio di me, che descrivevano preciso preciso quello che io stavo provando in quel momento di sconforto.
canzoni di tradimenti, di viaggi, canzoni Romantiche.
canzoni dure, dirette, canzoni senza peli sulla lingua.
canzoni dove la luna sembrava un limone e il cielo era di cartone.
da allora, quando son triste, non metto più le brutte canzoni.
da allora, quando son triste, io ascolto queste canzoni qua. da allora, quando son triste, io ascolto gli squallor.
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roba che parla di: io me medesimo, poesia, ricordi, siocchezze
venerdì 12 ottobre 2007
amabili conversazioni tra colleghi
se vi dovesse capitare, per qualche oscura ragione, di dover passare per la terra delle fiandre (cos'è cos'è che fa anadre la fiandra è chiara la faccenda...) si, insomma, per questa splendida e soleggiata terra che è il belgio, v'imbattereste certamente in una fauna assai caratteristica.
vi son persone che ogni giorno, ad esempio, giran per le strade con questi enormi aspirapolvere (aspirapolveri? aspiripolvere? pomidori? eio docet) che tiran via le cartacce e le foglie morte.
e camminando, sembran enormi chiocce o meglio mi sembran i carrettini dei gelati di una volta, quelli con la bicicletta per intenderci.
e non fanno come in italia, che soffiano, no, qui aspirano proprio.
è bella, questa cosa qua, che ci tengono a mantenere la città bella, pulita, profumata.
e di questo parlavo col mio collega, che ci tengon, i belgi, alla pulizia del centro, all'igiene.
ma 'sta storia che devon pisciare per strada proprio non la capisce, il mio collega.
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roba che parla di: belgio, poesia, siocchezze, vita d'ufficio
martedì 18 settembre 2007
che mi hai portato a fare sopra posillipo? momento poetico
tra le pagine di un libro
antipasto del pescatore
ho trovato una tua foto
con bresaola rucola e scaglie di grana
il tuo sorriso, la tua pelle
paccheri calamari e pescatrice
abbronzata da un estate
lasagnetta brie e zucchine
in cui "noi" non eravamo,
pezzogna in crosta di patate
in cui non ti conoscevo
sorbetto alla mela verde
ma in cui già sapevo tutto di te
cosciotto di vitello in salsa di agrumi ed erbe aromatiche
quando i nostri occhi s'incontrarono
carpaccio d'ananas in salsa di lamponi
la mia vita si schiuse come un fiore che sboccia
vino, acqua, caffè
e oggi che sei mia, finalmente posso dirti
torta nuziale.
quanto sono innamorato di te.
Poesia d'amore scritta sul menu del matrimonio.